Un’immersione nelle profondità delle demenze

Autore: Prof. Giovanni D'Attoma
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

L’Alzheimer, come altre tipologie di demenza, non è necessariamente mortale, ma ha il potere di scollegare completamente il paziente dalla propria identità e dale proprie relazioni sociali. Questa patologia viene individuata per la prima volta nel 1901 e, al giorno d’oggi, sembra aumentare sempre di più la sua incidenza nei paesi occidentali

Le demenze: cosa e quali sono?

Le demenze senili presentano un ventaglio sintomatologico molto amplio. Tra i sintomi principali possiamo distinguere:

  • Disturbi delle funzioni cognitive. Soprattutto riguardanti la memoria, l’orientamento spazio-temporale ed il linguaggio;
  • Disturbi della personalità. Tra questi indichiamo ansia, aggressività ed irritabilità, allucinazioni e depressione;
  • Disturbi del comportamento. Si identificano in un gran numero di casi l’insonnia, l'apatia, l'inappetenza e comportamenti ossessivo-compulsivi.

Tenendo in conto che i tipi di demenza sono oltre 100, possiamo ben capire che non esista una causa singola in grado di scatenare la patologia. Le ragioni principali risiedono in condizioni neurologiche, vascolari, metaboliche ed infettive.

Tra le varie forme di demenza, le più comuni sono Alzheimer, la Demenza Vascolare Ischemica, la Malattia di Pick, la Demenza fronto-temporale e la Demenza a Corpi di Lewy.

Alzheimer

Il Dott. Lois Alzheimer (da cui prende il nome), fu il primo ad individuare questa insolita patologia in una paziente.

L’Alzheimer è una malattia degenerativa che può essere suddivisa in fasi presentanti sintomi di differente intensità. Nella prima fase, chiamata Minimal Cognitive Impairment, i sintomi non sono abbastanza lievi e, spesso, la malattia può passare inosservata. I primi campanelli d’allarme sono:

  • Ripetizione di frasi e domande;
  • Perdita di pertinenze di uso quotidiano;
  • Azioni insolite, come dimenticare il gas acceso o il rubinetto aperto;
  • Irritabilità ed emotività;
  • Apatia e passività;
  • Imprevedibilità.

La fase del MCI può durare fino a 5 anni, dopodiché i disturbi iniziano a peggiorare. Il paziente inizia a non riconoscere le persone dimenticando volti e nomi, manifesta difficoltà deambulatorie ed incontinenze. Si amplificano, inoltre, i disturbi del comportamento: maggiore aggressività, perdita di freni inibitori, disturbi della sfera sessuale ed agitazione.

Molto spesso, la depressione in maggiore età, viene confusa con Alzheimer. Ad esempio, si può ricordare il caso di un contadino di Lecce, al quale era stato diagnosticata erroneamente questa tipologia di demenza, ma che riscontrò miglioramenti solamente nel momento in cui cambiarono la terapia con antidepressivi.

È di fondamentale importanza riconoscere la malattia durante la manifestazione dei primi sintomi. L’Ohio State University Medical Center ha pubblicato una prova in grado di esaminare la sfera cognitiva in solamente un quarto d’ora. Il test è chiamato “Self Administeed Gerocognitive Examination” (in breve SAGE) e individua i sintomi di perdita di memoria e ragionamento nei pazienti ai primi stadi, consentendo di proseguire a maggiori accertamenti.

Prof. Giovanni D'Attoma
Neuropsichiatria infantile

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