Vantaggi dell’approccio multidisciplinare nella chirurgia protesica

Autore: Prof. Simone Cerciello
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La chirurgia protesica delle grandi articolazioni ha visto un miglioramento degli strumentari e dei design protesici negli ultimi anni. Ne parla il Prof. Simone Cerciello, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma

Quali sono i risultati ottenuti oggi nella chirurgia protesica?

I pazienti ne hanno beneficiato in termini di riduzione del periodo di ospedalizzazione e di un accelerato recupero funzionale Gambe signora di mezza etàcon un ritorno ad una vita normale molto rapido. Tuttavia, in passato si è spesso messa la patologia al centro del progetto terapeutico. Questo è un approccio riduttivo e, pertanto, si è cercato negli ultimi anni di superare questa visione riportando il paziente al centro del trattamento. Ciò è possibile solo grazie alla interazione di diverse figure professionali.

In cosa consiste l’approccio multidisciplinare?

La gestione del paziente, quindi, prevede una stretta collaborazione tra l’ortopedico, l’internista, l’anestesista, l’infermiere ed il fisioterapista. Dalla comunicazione tra queste figure professionali e dalla loro stretta collaborazione nasce il concetto del “fast-track”. Si è visto infatti, che dalla presa in carico del paziente a 360° si hanno numerosi vantaggi per lui e per il sistema sanitario. Questo approccio inizia già al momento del pre-ricovero con una completa informazione del paziente. Questo è un punto cruciale, perché la maggiore consapevolezza e conoscenza delle varie fasi del ricovero aiuta e responsabilizza il paziente. In questa fase viene indagato lo stato di salute generale: la risoluzione o la stabilizzazione preventiva di eventuali patologie pre-esistenti internistiche è fondamentale per ridurre rischi e complicanze dell’intervento.  Mai come in questo nuovo approccio vale il detto che: “prevenire è meglio che curare”.

Quali sono i vantaggi per i pazienti?

L’intervento chirurgico rimane ovviamente il cuore di questo approccio. L'anestesia deve essere sufficientemente “pesante” per garantire il confort del paziente ma altrettanto “leggera” per permettere la riabilitazione già il pomeriggio dell’intervento senza impiego del catetere vescicale. Da qui il ricorso in circa il 90% dei casi ad anestesie periferiche spinali e/o peridurali ed eventuale sedazione. Durante l’intervento viene prestata grande attenzione al rispetto dei tessuti per evitare traumatismi inutili e ridurre il sanguinamento. L’emostasi chirurgica deve essere accurata in modo da ridurre al minimo le perdite ematiche e quindi il ricorso ai drenaggi (che ridurrebbero l’autonomia dei pazienti) e alle trasfusioni con i rischi ad esse connesse. La riduzione del sanguinamento e una attenta gestione del dolore postoperatorio sono fondamentali per la tappa successiva: la riabilitazione. Dal pomeriggio dell’intervento e poi almeno due volte al giorno, il fisioterapista mobilizza e fa deambulare il paziente. Questo approccio multi-disciplinare ottenuto anche con metodiche innovative garantisce la possibilità di mobilizzare il paziente precocemente evitando possibili complicanze cardio-vascolari e cutanee che sono invece associate con un allettamento prolungato e riducendo in maniera drastica la durata dell’ospedalizzazione.

Prof. Simone Cerciello
Ortopedia e Traumatologia

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