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Laparocele: un intervento per risolverlo

Dott. Flavio Trombetta
Scritto da: Dott. Flavio Trombetta Chirurgo Generale a Torino
5.0 |

1 recensione

Pubblicato il: 22/01/2019 Editato da: Jennifer Verta il 21/01/2019

Si tratta di una complicanza in fase di cicatrizzazione dopo un intervento di laparoscopia. A favorirlo sono sforzi addominali eccessivi, tosse, patologie sistemiche come il diabete ed il fumo. Parliamo del suo trattamento con il Dott. Flavio Trombetta, esperto in Chirurgia Generale a Torino

Che cos’è il laparocele?

Il laparocele è una delle possibili complicanze di un intervento laparotomico (a cielo aperto) per cui le viscere dell’addome fuoriescono dalla loro naturale posizione in una protrusione creatasi per una cicatrizzazione dell’area non corretta. Si distingue dall’ernia, in cui le viscere si spostano dall’addome verso l’esterno attraverso aperture o zone di debolezza naturali già esistenti. Il laparocele è una complicanza che si presenta dal 3% all’8% delle laparotomie, in particolare quelle in cui l’incisione è longitudinale.

Perché si sviluppa il laparocele?

Per operare la parete addominale è necessario attraversare tre strati: il derma, la muscolatura ed il peritoneo, ossia quella membrana che riveste le pareti dell’addome e gli organi interni. I punti di sutura devono inoltre essere posizionati attentamente per connettere i medesimi strati. Questa operazione è fondamentale affinché il processo di guarigione avvenga correttamente, ossia la struttura suturata sia in grado di far fronte alla pressione addominale durante la fase di cicatrizzazione. Esiste infatti la possibilità che dopo l’intervento si presentino alcune infezioni che possono colpire la ferita, la muscolatura fasciale in particolare, causando il cedimento della cucitura in uno o più punti. Venendo a mancare il blocco della muscolatura addominale, le viscere trovano dunque spazio per fuoriuscire, rimanendo bloccate solo dal peritoneo (internamente) e dalla cute (esternamente). Sotto la pressione endo-addominale, più segmenti di viscere, intestino e colon inclusi, si andranno ad insinuare verso la ferita spingendosi anche nello strato sottocutaneo fino a creare cavità di dimensioni anche importanti.

Quali sono le cause della formazione del laparocele?

Il laparocele può svilupparsi per diverse ragioni, anche se le più frequenti sono senz’altro: infezioni della ferita; tosse o sforzo addominale eccessivi che causano una pressione addominale più alta del normale; presenza di patologie sistemiche come diabete, obesità, malnutrizione o abitudini voluttuarie, in particolare il fumo. Eventuali enterostomie possono favorire la comparsa di laparoceli peristomali.

Come viene diagnosticato il laparocele?

Per accertare la presenta del disturbo è solitamente sufficiente una visita obiettiva seguita da una TAC addome anche senza mezzo di contrasto. Il laparocele è infatti riconoscibile come una tumefazione nello strato sottocutaneo con grandezza variabile e può trovarsi nella stessa posizione della cicatrice o più lontano da essa. La superficie erniata può inoltre essere sia liscia che rigonfia. La TAC serve a evidenziare eventuali cedimenti misconosciuti, a valutare le dimensioni della porta erniaria e il suo contenuto per pianificare l’eventuale intervento.

Il laparocele deve essere sempre operato?

No, non è sempre indicato l’intervento. Il laparocele piccolo a contenuto adiposo senza rischio di strozzamento può essere osservato nel tempo. Se il laparocele aumenta di dimensioni, se diventa sintomatico, se si complica (intasamento o strozzamento), se impedisce le normali attività, allora va operato. Se è intasato o strozzato allora va operato rapidamente. Se vi è sofferenza cutanea per distensione o se le dimensioni sono notevoli allora va operato.
Negli altri casi è possibile un’osservazione nel tempo, indicando l’intervento quando il miglioramento della qualità di vita supera il rischio delle complicazioni.

Come viene trattato il laparocele?

La risoluzione del laparocele è unicamente chirurgica. L’area dove si è sviluppato il laparocele viene aperta, le anse intestinali vengono spinte nuovamente nella cavità addominale di appartenenza, mentre il peritoneo viene suturato, asportando eventualmente la porzione in eccesso. A questo punto si ricostruisce con una plastica e con protesi la fascia muscolare, la linea mediana (detta anche linea alba), per poi eliminare la cute non necessaria e suturare la ferita. Fondamentale alla buona riuscita dell’intervento e per prevenire possibili problematiche respiratorie è la corretta separazione dei vari strati addominali e la ricostruzione della linea mediana. In casi selezionati l’intervento può anche essere eseguito in laparoscopia anche se le complicanze rimangono sostanzialmente le medesime, ma possono essere addirittura di maggiore gravità.

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