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Piede Piatto Congenito e Piede Valgo: Diagnosi e Trattamento

Dott. Francesco Barca
Scritto da: Dott. Francesco Barca Chirurgia del Piede e della Caviglia a Modena
Pubblicato il: 09/04/2026 Editato da: Vittoria Marcucci il 09/04/2026

Oggi, alla luce delle più recenti conoscenze biomeccaniche, è più corretto parlare di anomala pronazione del retropiede piuttosto che di semplice piede piatto. Questa condizione può essere suddivisa in quattro principali categorie:

  • Anomala pronazione congenita
  • Anomala pronazione da trauma
  • Anomala pronazione da alterata biomeccanica
  • Anomala pronazione da patologia infiammatoria

Anomala pronazione congenita: caratteristiche cliniche

Nei bambini, l’anomala pronazione congenita deriva da una posizione anomala dell’astragalo rispetto al calcagno, che nei casi più gravi può risultare verticalizzato.

I primi segni si osservano già intorno ai due anni, quando il bambino inizia a camminare. È frequente notare un’abduzione marcata dei piedi, descritta dai genitori come “cammina con i piedi a ore 10:10”.

La valutazione con podovisore evidenzia un’impronta plantare accentuata e il valgo del retropiede. Vista da dietro, la morfologia mostra tre prominenze caratteristiche: il malleolo mediale, l’astragalo prominente e lo scafoide.

Per valutare la flessibilità della pronazione, si può iperflettere l’alluce: se l’arco plantare ricompare, significa che la pronazione è riducibile.

Trattamento conservativo e controllo radiografico

Il trattamento conservativo è indicato fino agli 8-9 anni. Successivamente, una radiografia in carico permette di valutare meglio la deformità e di pianificare un eventuale intervento chirurgico.

Uno dei trattamenti più efficaci è il calcaneo-stop, che sfrutta gli ultimi anni di crescita pre-adolescenziale per correggere la pronazione del piede in modo definitivo.

Tecnica chirurgica con endortesi

Il piede pronato del bambino può essere corretto introducendo una piccola protesi (endortesi) nel seno del tarso, davanti all’astragalo, per bloccare la rotazione e lo scivolamento mediale.

L’endortesi è realizzata in teflon, con quattro alette espandibili tramite vite, garantendo stabilità e adattamento al seno del tarso.

L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale, dopo infiltrazione anestetica del seno del tarso, nelle bambine intorno ai 10 anni e nei maschi fino ai 12 anni, prima dell’inizio della pubertà.

L’accesso chirurgico prevede un’incisione di circa 2 cm sul seno del tarso. Si utilizzano strumenti smussi e alesatori calibrati (da 6 a 12 mm) per creare lo spazio necessario all’impianto e correggere la pronazione. L’espansione delle alette tramite vite assicura la stabilizzazione dell’endortesi.

Se il piede corretto non raggiunge 90 gradi a ginocchio flesso, è necessario eseguire un allungamento percutaneo del tendine d’Achille, secondo la tecnica di Baker.

Dopo l’intervento, si sutura la cute e si applica uno stivaletto gessato, con possibilità di carico per tre settimane. Alla rimozione dell’impianto, si prescrivono plantari per circa tre mesi, poi il bambino può camminare liberamente.

Risultati a lungo termine e prevenzione delle complicanze

Questa tecnica permette una correzione duratura della deformità, favorendo la ristrutturazione reciproca dello scheletro del retropiede e della coxa pedis. L’impianto viene rimosso una volta completata la correzione e terminato lo sviluppo puberale.

La mancata correzione di una pronazione grave può portare, in età adulta, a artrosi degenerativa, che richiede interventi più complessi come osteotomie e fusioni ossee.

I risultati clinici mostrano che questa metodica è generalmente efficace e risolutiva, garantendo una buona funzionalità del piede e prevenendo deformità future.

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