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Trattamento dei tumori gastrici e della giunzione gastro-esofagea: ruolo della terapia neoadiuvante e prospettive future

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Prof. Francesco Di Costanzo
Scritto da: Prof. Francesco Di Costanzo Oncologo medico a Sesto Fiorentino
5.0 |

20 recensioni

Pubblicato il: 02/02/2026 Editato da: Vittoria Marcucci il 02/02/2026

I tumori dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità oncologica a livello globale. Nei Paesi occidentali si osserva una diminuzione dell’incidenza del carcinoma gastrico distale, mentre i tumori della giunzione gastro-esofagea mantengono un andamento stabile o in lieve aumento.


Tra i principali fattori di rischio figurano l’età avanzata, il sesso maschile, l’infezione da Helicobacter pylori, il fumo di sigaretta e specifiche abitudini alimentari. Dal punto di vista istologico, l’adenocarcinoma è la forma più comune, e la prognosi rimane complessivamente sfavorevole, soprattutto a causa della diagnosi spesso tardiva

Diagnosi e stadiazione

La diagnosi precoce si basa sull’endoscopia digestiva alta con biopsia mirata. La stadiazione preoperatoria, fondamentale per definire l’approccio terapeutico, prevede l’uso di tomografia computerizzata torace-addome, ecoendoscopia e, in casi selezionati, laparoscopia esplorativa.


Una valutazione accurata permette di distinguere i pazienti candidabili a trattamento curativo da quelli destinati a terapie palliative, ottimizzando così l’efficacia e la sicurezza degli interventi.

Ruolo della chirurgia

La chirurgia rimane il cardine del trattamento curativo. Nei tumori gastrici, l’intervento consiste in una gastrectomia totale o subtotale con linfoadenectomia estesa, mentre nei tumori della giunzione gastro-esofagea, la strategia chirurgica viene adattata all’estensione esofagea e gastrica della neoplasia.

Nei casi localmente avanzati, la sola chirurgia non è sufficiente a garantire un controllo completo della malattia, rendendo necessarie strategie multimodali.

Terapia neoadiuvante: razionale e applicazioni cliniche

La terapia neoadiuvante prevede trattamenti sistemici o combinati somministrati prima dell’intervento chirurgico e ha un ruolo cruciale nei tumori gastrici e gastro-esofagei localmente avanzati.


Nel carcinoma gastrico, la chemioterapia perioperatoria è lo standard terapeutico, dimostrando un significativo miglioramento della sopravvivenza rispetto alla sola chirurgia. Gli obiettivi principali includono la riduzione del volume tumorale, l’aumento delle resezioni complete (R0) e il trattamento precoce delle micrometastasi.


Nei tumori della giunzione gastro-esofagea, oltre alla chemioterapia perioperatoria, la chemioradioterapia neoadiuvante rappresenta un’opzione consolidata, con benefici documentati in termini di controllo locale e risposta patologica.

Immunoterapia: stato attuale e limiti

L’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento della malattia avanzata in pazienti selezionati. Tuttavia, nel carcinoma gastrico non sono attualmente approvate indicazioni per l’uso in fase neoadiuvante. Secondo le linee guida dell’AIFA, gli inibitori dei checkpoint immunitari sono riservati a contesti avanzati o adiuvanti selezionati, e non rientrano nello standard preoperatorio.


Nel tumore della giunzione gastro-esofagea, l’immunoterapia trova già applicazione in fase adiuvante dopo chemioradioterapia e chirurgia, suggerendo un potenziale ruolo futuro anche in fase preoperatoria.

Prospettive future

Numerosi studi clinici stanno esplorando l’integrazione di immunoterapia con chemioterapia o chemioradioterapia neoadiuvante, mostrando promettenti aumenti delle risposte patologiche complete, soprattutto in pazienti biologicamente selezionati.


Parallelamente, la ricerca si concentra sull’identificazione di biomarcatori predittivi, con l’obiettivo di personalizzare ulteriormente i trattamenti e ridurre l’esposizione a terapie potenzialmente tossiche.

Conclusioni

Il trattamento dei tumori gastrici e della giunzione gastro-esofagea richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato. Oggi, la terapia neoadiuvante rappresenta uno standard consolidato nei casi localmente avanzati, mentre l’immunoterapia, pur promettente, rimane confinata a contesti selezionati o sperimentali. L’integrazione di nuove evidenze scientifiche potrà modificare significativamente gli algoritmi terapeutici nei prossimi anni.


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