5 Curiosità sulla Malattia di Parkinson

Autore: Prof. Giuseppe Meco
Pubblicato: | Aggiornato: 17/11/2018
Editor: Marta Buonomano

Il Parkinson si manifesta solo con tremori? E che relazione ha con la vena artistica? Il Prof. Meco, esperto in Neurologia a Roma, risponde a queste e molte altre domande

 

1) Il Parkinson pregiudica solamente i movimenti?

In passato il Parkinson era ritenuto una malattia caratterizzata da sintomi unicamente motori. Negli ultimi decenni, una serie di osservazioni ha messo in risalto numerose problematiche che possono precedere l’insorgenza di sintomi motori che riguardano la sfera affettiva, cognitivo-comportamentale, sensoriale e vegetativa:

  1. Depressione. Sintomo molto comune che insorge delle fasi iniziali della malattia, persino prima degli altri sintomi. Fortunatamente la depressione può essere curata con antidepressivi.
  2. Sbalzi di umore. I soggetti affetti da morbo di Parkinson temono di non poter affrontare la nuova situazione e diventano paurosi, insicuri, pessimisti, irascibili, dipendenti dai loro familiari e rinunciano a molte opportunità come viaggiare o socializzare.
  3. Difficoltà nell’inghiottire e nel masticare. I muscoli richiesti per masticare perdono la loro funzionalità negli ultimi stadi della malattia, causando problemi a deglutire e masticare e rendendo quindi difficile un’adeguata alimentazione.
  4. Cambiamenti nel linguaggio. Circa la metà dei pazienti con mordo di Parkinson ha problemi di linguaggio. Alcuni parlano troppo piano o troppo veloce, altri esitano o pronunciano in modo confuso e ripetitivo le parole. In questo caso bisogna ricorrere all’aiuto di un logopedista.
  5. Problemi urinari o di stitichezza. A causa dell’irregolare funzionamento del sistema nervoso è possibile riscontrare problemi di incontinenza o stitichezza. Questi disturbi possono essere persistenti e, raramente, talmente gravi da richiedere un ricovero ospedaliero.
  6. Problemi alla pelle. Pelle del viso grassa, forfora, sudorazione o pelle estremamente secca sono sintomi dovuti al malfunzionamento del sistema nervoso autonomo e sono molto comuni nei pazienti con Parkinson.
  7. Disturbi del sonno. I disturbi del sonno includono sonno agitato, incubi, difficoltà a mantenere il sonno di notte e sonnolenza improvvisa durante il giorno.
  8. Demenza o altri problemi cognitivi. Alcuni pazienti possono sviluppare problemi di memoria che a volte si aggravano fino a provocare uno stato di demenza. Questa demenza compromette la capacità di giudizio, il linguaggio, il ragionamento ed altre abilità mentali. 
  9. Ipotensione ortostatica. L’ipotensione ortostatica consiste in un improvviso calo della pressione sanguigna quando una persona si alza in piedi e causa vertigini, perdita di equilibrio o svenimento. Secondo alcuni studi questo disturbo deriva dalla perdita di terminazioni nervose nel sistema nervoso simpatico. 
  10. Dolore. Molti soggetti con morbo di Parkinson manifestano dolore muscolare e crampi dovuti alla rigidità e alla mancanza del normale movimento del corpo. Il Parkinson è infatti spesso associato a distonia, un’alterazione del tono muscolare che provoca posizioni forzate o distorte. Un altro possibile dolore è quello neuropatico, che ha origine nel cervello e provoca sensazioni di bruciore e dolore acuto.
  11. Stanchezza e perdita di energia. I pazienti con Parkinson manifestano spesso problemi di stanchezza. Questa può essere dovuta a depressione, disordini del sonno, allo stress dei muscoli o ad un’eccessiva attività quando il soggetto si sente bene. La stanchezza può anche essere causata da acinesia, cioè disturbi nelle fasi iniziali o avanzate di un movimento.
  12. Disfunzione sessuale. La disfunzione erettile è spesso presente in pazienti con malattia di Parkinson. La mancanza di impulso sessuale può essere dovuto alla depressione e al conseguente uso di antidepressivi.

 

2) Il Parkinson si manifesta solamente nelle persone anziane?

La Malattia di Parkinson, in quanto malattia degenerativa che risente dell’invecchiamento, compare con maggior frequenza dopo i 60 anni, ma può presentarsi anche prima, addirittura al di sotto dei 40 anni. Naturalmente le forme che compaiono prima dei 40 anni, chiamate Parkinson Giovanile sono poco comuni e più si scende con l’età, più diventano rare. Il Parkinson giovanile ha un’evoluzione diversa a seconda della causa e può essere genetico o secondario a processi infettivi, traumi, sostanze tossiche o psicofarmaci antipsicotici.

 

3) Il Parkinson evolve velocemente?

L’evoluzione della malattia non è prevedibile. Ci sono delle forme ad evoluzione lenta e delle altre ad evoluzione più rapida. In genere le forme tremorigene sono quelle più benigne con un’evoluzione lenta, mentre quelle bradicinetico-rigide, cioè con movimenti meno veloci, sono più rapide. La precoce comparsa di deterioramento cognitivo e di allucinazioni sono elementi che indicano una evoluzione più negativa. Altro elemento prognosticamente sfavorevole è la compresenza di ischemie cerebrali. Anche se non esistono terapie specifiche per questi aspetti se non un corretto trattamento sia della malattia di Parkinson sia di altri patologie in comorbidità, il mantenimento di una vita attiva praticando attività fisica sicuramente ne migliora l’evoluzione.

 

4) Il Parkinson si manifesta sempre con tremori?

Il tremore può essere presente o meno. D’altra parte per porre diagnosi di Malattia di Parkinson occorre la presenza di 2 dei quattro sintomi cardinali: la bradicinesia (rallentamento motorio) associato ad un altro dei restanti tre sintomi (rigidità, tremore, disturbi dell’equilibrio). Pertanto possono esserci delle forme, le cosiddette bridicinetico-rigide, che non hanno tremore e sono quelle che hanno un’evoluzione migliore. Il tremore è più difficile da trattare con i comuni farmaci antiparkinsoniani ed è molto variabile perché risente dell’emotività. Pertanto onde evitare che il paziente ricerchi il farmaco miracoloso finendo per prendere solo dosaggi alti di farmaci antiparkinsoniani senza ottenere l’effetto desiderato, è bene dire chiaramente che il tremore risente poco dell’effetto farmacologico.

 

5) Parkinson: il morbo che fa diventare artisti

I farmaci antiparkinsoniani assieme ad una serie di effetti secondari negativi (discinesie, allucinazioni, a volte stati confusionali) posso avere un’azione positiva sulla creatività artistica. Il morbo di Parkinson sembra aver provocato spesso un’improvvisa vena artistica, anche in pazienti che prima della malattia non avevano mostrato alcuna propensione per le attività creative. Un gruppo di ricercatori francesi ha descritto il caso della donna ossessionata dalla pittura, ipotizzandone un possibile meccanismo: la causa dello scoppio di creatività non è la malattia in sé, ma i farmaci usati per trattarla. È stato analizzato un gruppo di malati che doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico chiamato Deep Brain Simulation (impianto di un dispositivo per ridurre il tremore nel cervello). A seguito dell’inizio della terapia farmacologica alcuni di loro, in particolare quelli con un dosaggio più alto, hanno iniziato a manifestare tendenze artistiche e si è potuto osservare che dopo la chirurgia e la conseguente riduzione dei farmaci questa creatività era scomparsa. Secondo i ricercatori che hanno condotto tale studio, questo dato è una prova convincente del fatto che la creatività nel morbo di Parkinson sia legata ai farmaci usati per trattare la malattia e sarebbe una conferma ulteriore del fatto che la creatività è, almeno in parte, dipendente dal cosiddetto circuito della dopamina. Si possono citare casi di molti artisti affetti da disturbi mentali con disfunzioni del circuito della dopamina, ad esempio Edward Munch e Virginia Woolf. Inoltre altri personaggi come Jack Kerouac ed Andy Wharhol assumevano anfetamine, farmaci che aumentano la dopamina in circolo per incrementare l’ispirazione.

 

 

 

Editor: Marta Buonomano

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