A cosa serve la pH-impedenziometria esofagea 24h?

A cosa serve la pH-impedenziometria esofagea 24h?

Editato da: Marta Buonomano il 24/08/2023

Il Dott. Luca Covotta, esperto in Chirurgia Generale ad Avellino, ci parla di un particolare esame utilizzato per valutare il reflusso gastroesofageo: la pH-impedenzometria esofagea

A cosa serve la pH-impedenziometria esofagea 24h?

La pH-impedenzometria esofagea (MII-pH) rappresenta il metodo gold standard per la diagnosi del reflusso gastroesofageo.

Come si esegue?

Attraverso il posizionamento di un sondino nel naso posizionato a 5 cm dalla giunzione E-G, collegato ad un registratore per 24h. Questo sondino è assemblato in modo da avere 6 segmenti misuranti l’impedenza situati a 3, 5, 7, 9, 15 e 17 cm dal LES ed un elettrodo misurante il pH posto a 5 cm dalla punta del catetere.

Il paziente viene istruito a cercare di fare la vita di sempre e indicare sul registratore 4 eventi:

  • Quando mangia;
  • Quando ha sintomi;
  • Quando prende eventuali farmaci;
  • Quando va a dormire.

Come ci si prepara all’esame?

È necessario essere a digiuno da almeno 6 ore. Inoltre, deve essere sospesa da almeno 10 giorni l’assunzione di farmaci antisecretori gastrici. Possono essere mantenute tutte le altre terapie in atto per malattie croniche (es. diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, ecc.).

Perché si esegue?

La vecchia pH-metria era uno studio in cui si poteva valutare solo l’abbassamento del Ph (indicatore di acidità) nell’esofago, indice di risalita di succo gastrico. Tale metodica non ci permetteva di andare ad esplorare tutta una serie di caratteristiche dell’eventuale materiale refluito. Per tale motivo si è aggiunta una valutazione impedenziometrica, ovvero si sfrutta il principio fisico per il quale i liquidi aumentano la conduzione dell’elettricità e quindi abbassano l’impedenza, l’effetto contrario viene esercitato dai gas.

Quindi con la pH-impedenziometria possiamo avere informazioni molto più precise sul singolo episodio di reflusso in particolare:

  • Le caratteristiche chimiche (acidi e non acidi): secondo i criteri stabiliti alla consensus di Lione si considera patologico avere una esposizione acida totale dell’esofago superiore al 6.3% nell’arco di 24 h. Si può anche differenziare questa esposizione in relazione alla posizione del paziente.
  • Le caratteristiche fisiche (solidi, liquidi, gassosi): capire quindi se il paziente soffre di eruttazione frequente e non reflusso.
  • L’estensione all’interno dell’esofago: possiamo calcolare fino a che altezza sale il reflusso.
  • Il numero giornaliero: si considera patologico (consensus di Lione) avere un numero di reflussi giornalieri superiori a circa 80 differenziandoli anche in relazione alla loro composizione ed alla posizione del paziente.

  • La correlazione tra fastidio percepito dal paziente ed evento registrato: quindi l’associazione tra il sintomo con la reale risalita di succo gastrico determina l’assoluta certezza che i disturbi percepiti dal paziente sono legati alla malattia. In particolare possiamo distinguere:
    • Symptom Index (SI): numero di sintomi associati al reflusso/numero totale dei sintomi nelle 24 h per 100. Un valore maggiore del 50% viene considerato positivo.
    • Symptom Association Probability (SAP): probabilità che i sintomi siano legati al reflusso; viene calcolato con una tabella di contingenza 2x2 che prende in considerazione, per segmenti consecutivi di 2 minuti, la presenza e l’assenza di reflussi e di sintomi. Risulta positivo se maggiore del 95%.
    • Symptom Sensitivity Index (SSI): n. di sintomi associati al reflusso/n. totale degli episodi di reflusso per 100. Un valore >10% viene considerato positivo.
Chirurgia Generale a Mirabella Eclano