Diabete: prevenire è meglio che curare

Autore: Prof. Marco Comaschi
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Editor: Jennifer Verta

Il diabete, tecnicamente “diabete mellito”, è una patologia insidiosa, caratterizzata da pochi sintomi, che se non intercettati precocemente possono sfociare in complicanze anche molto serie. Secondo le stime del 2017 dell’International Diabetes Federation, circa 425 milioni di persone ne soffrono oggi in tutto il mondo, anche se i suoi numeri sono destinati a crescere ulteriormente (almeno 592 milioni entro il 2035). Per non vedere avverata la previsione pandemica è fondamentale giocare d’anticipo. Ci spiega come il Prof. Marco Comaschi, esperto in Diabetologia ed Endocrinologia a Genova

Quanto è importante la glicemia?

La glicemia è il termine con cui di definisce la concentrazione di zucchero (glucosio) nel sangue. Quando i suoi livelli risultano superiori al limite di 126 mg/dl si parla di iperglicemia, che, se sostenuta nel tempo assume la veste di vera e propria patologia, il diabete. Gli zuccheri (il glucosio) sono una delle fonti principali di energia del nostro organismo. Dopo essere stati ingeriti attraverso l’alimentazione, gli zuccheri vengono scomposti nell’intestino ed assorbiti nel sangue, che li ridistribuirà ad ogni cellula. L’ingresso del glucosio all’interno delle cellule è consentito da un ormone rilasciato dal pancreas, l’insulina. All’interno della cellula il glucosio potrà infine venire utilizzato per produrre energia. In condizioni di normalità, l’organismo produce l’insulina in quantità sufficienti per gestire il glucosio. La patologia diabetica si presenta quando ciò non avviene più normalmente, generando livelli di glucosio nel sangue elevati a lungo. La persistenza di elevati valori di glicemia provoca lentamente danni alle pareti arteriose.

Quali sono le tipologie di diabete?

Esistono tre tipologie principali di diabete mellito: diabete di tipo 1 (giovanile, detto anche insulino-dipendente) e diabete di tipo 2 (dell’adulto, detto anche non insulino-dipendente). Il primo compare generalmente in età evolutiva, non può essere prevenuto e rappresenta all’incirca un po’ meno del 10% del totale. Il secondo invece è molto più diffuso, fino a poco meno del 90% di tutti i diabetici. Infine, molto importante è il Diabete Gestazionale, che si diagnostica durante la gravidanza e può rappresentare un rischio di aborto o malformazione fetale.

All’origine del Diabete di tipo 1 ritroviamo una condizione autoimmune per cui le cellule che dovrebbero secernere l’insulina progressivamente si riducono a causa di un’infiammazione immunitaria, e la quota insulinica necessaria non può più essere prodotta. Il diabete di tipo 2, al contrario, insorge solitamente da adulti, ma può essere prevenuto con il giusto stile di vita. Le cause più frequenti sono infatti la familiarità (e quindi la genetica), l’obesità, un’alimentazione eccessiva o inadeguata e uno stile di vita sedentario. In questa tipologia l’insulina viene prodotta, ma non nelle quantità sufficienti, e, soprattutto, l’organismo sviluppa una “resistenza” all’azione insulinica. Poiché i sintomi di questa malattia possono spesso essere ben celati anche per anni, prima di giungere alla diagnosi, livelli di glucosio troppo elevati possono arrecare danni importanti alle arterie. Se le arterie si occludono si può giungere a complicanze gravi quali ictus, infarto, ulcere agli arti inferiori o piede diabetico. Poiché i vasi sanguigni colpiti possono essere tanto arterie quanto capillari, che irrorano organi come reni, nervi periferici e occhi è facile che questi ultimi soffrano poi di insufficienza renale, neuropatie o disturbi alla retina. In tutti questi casi si parla di complicanze croniche del diabete.

Prevenzione è la parola chiave

Nel 2016 sono state oltre 3 milioni 200 mila in Italia le persone che hanno dichiarato di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre). Dal 2003 al 2014 il tasso di mortalità per diabete è diminuito del 23%, anche se i numeri sono ancora molto importanti.

Solo la prevenzione può fermare questi numeri. Per tenere sotto controllo il diabete esistono farmaci specifici, ma l’obiettivo ideale sarebbe non arrivare allo sviluppo della malattia. Come? Prima di tutto condurre uno stile di vita attivo, non sedentario e alimentarsi in maniera salutare, evitando eccessi e alimenti “spazzatura”. Diecimila passi al giorno e cinque porzioni giornaliere tra frutta e verdure fresche sono in grado di fornire una buona prevenzione dell’insorgenza del diabete di tipo 2. Più in generale un’alimentazione di tipo “mediterraneo” è di grande aiuto per la prevenzione primaria. Coloro che soffrono di sovrappeso o obesità o hanno familiarità con il diabete dovrebbero, inoltre, eseguire controlli periodici della glicemia, almeno una volta all’anno dopo i 40 anni di età. Le donne in gravidanza, nel primo trimestre, dovrebbero sottoporsi allo screening del diabete gestazionale, al fine di essere successivamente seguite in modo adeguato da Centri Specialistici e non avere problemi con la gravidanza ed il parto.

Nel nostro Paese è attiva una vastissima rete di Servizi di Diabetologia che è in grado di seguire adeguatamente le persone diabetiche e di aiutare nella prevenzione i soggetti a rischio, in stretta collaborazione ed integrazione con la Medicina Generale; tuttavia il primo e più importante protagonista resta la persona stessa, che, correttamente informata, mette in atto nel miglior modo possibile lo stile di vita più efficace nel prevenire questa temibile malattia.

Prof. Marco Comaschi
Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo

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