Embolia polmonare: cos’è e perché va riconosciuta subito

Redazione di Top Doctors
L’embolia polmonare (EP) è l’ostruzione di una o più arterie polmonari da parte di un coagulo (embolo), nella maggior parte dei casi proveniente da una trombosi venosa profonda (TVP) degli arti inferiori. È una condizione potenzialmente grave, perché può ridurre l’ossigenazione e affaticare il cuore; per questo il riconoscimento tempestivo e l’avvio rapido della terapia sono fondamentali.
Quali sintomi può dare
I sintomi possono variare da lievi a severi. Tra i più tipici ci sono mancanza di respiro improvvisa, dolore toracico che peggiora con il respiro profondo e tosse, talvolta con sangue. Possono comparire anche tachicardia, sensazione di svenimento o svenimento vero e proprio, soprattutto nelle forme più importanti.
In alcuni casi sono presenti anche segni di TVP: gonfiore, dolore, arrossamento e calore a una gamba (spesso al polpaccio).
Se compaiono improvvisamente dispnea importante, dolore toracico o svenimento, è indicato richiedere assistenza urgente.
Perché è importante una diagnosi corretta (e cosa si rischia se si sottovaluta)
L’embolia polmonare può essere confusa con altre condizioni (polmonite, crisi d’ansia, dolore muscolare, infarto), ma richiede un percorso diagnostico rapido perché il trattamento riduce il rischio di peggioramento e complicanze. Le linee guida raccomandano di valutare subito la probabilità clinica e usare esami mirati per confermare o escludere la diagnosi.
Quali esami si usano (in pratica)
Il percorso dipende dal quadro clinico e dal rischio stimato. In genere include:
- Valutazione clinica e parametri vitali (saturazione, pressione, frequenza cardiaca).
- Esami del sangue, tra cui il D-dimero in pazienti selezionati, utile soprattutto per escludere l’EP quando la probabilità clinica è bassa/intermedia.
- Imaging: l’esame più usato per confermare l’EP è l’angio-TC polmonare; in alcune situazioni possono essere impiegati altri esami (es. scintigrafia V/Q) secondo disponibilità e indicazione clinica.
- Ecografia degli arti inferiori se si sospetta o si vuole documentare una TVP associata.
Trattamento: cosa si fa dopo la diagnosi
La base del trattamento è l’anticoagulazione, che serve a impedire che il trombo aumenti e a prevenire nuovi coaguli, mentre l’organismo lentamente lo riassorbe. In molti percorsi l’anticoagulazione viene iniziata già quando l’EP è fortemente sospettata, in attesa della conferma, se non ci sono controindicazioni.
Nei casi a rischio più elevato (instabilità emodinamica o segni di compromissione importante), possono essere considerati trattamenti di riperfusione come trombolisi o procedure interventistiche, secondo criteri clinici e linee guida.
La durata della terapia anticoagulante e il tipo di farmaco dipendono da causa scatenante (provocata da fattore temporaneo vs non provocata), rischio di recidiva e rischio emorragico.
Fattori di rischio: chi deve stare più attento
Il rischio aumenta in presenza di immobilità prolungata, interventi chirurgici recenti, traumi, gravidanza e post-partum, terapie estrogeniche, tumore attivo, obesità, età più avanzata, precedente TVP/EP o trombofilie.
Quando rivolgersi allo specialista
Dopo una diagnosi di embolia polmonare è utile un follow-up con lo specialista indicato dal percorso (medicina interna, pneumologia, cardiologia o ematologia, a seconda del caso) per definire durata della terapia, controlli e prevenzione delle recidive. È consigliabile una valutazione anche se i sintomi respiratori persistono o se compaiono nuovi segni suggestivi di trombosi.

