Emorroidi: il trattamento medico-conservativo

Autore: Dott. Stefano Enrico
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Editor: Top Doctors®

Nonostante solo il 5-10 % della popolazione sia affetta da malattia emorroidaria, tutti hanno le emorroidi! Il Dott. Stefano Enrico, esperto in Colonproctologia a Torino, ci parla del trattamento conservativo

Tutti hanno le emorroidi!

È necessario chiarire fin da subito una cosa: tutti abbiamo le emorroidi! Le emorroidi non sono altro che piccoli “pacchetti” venosi più o meno evidenti posti al termine del canale anale, che servono a migliorare la sensibilità e la continenza della zona anale. Rappresentano, quindi, una normale caratteristica anatomica di tale sede.

Distinguiamo, in base alla sede:

1) Emorroidi interne: Il tessuto emorroidario (plesso venoso) è situato normalmente a livello sottomucoso, nel canale anale. Normalmente, è sostenuto e rimane adeso agli strati profondi muscolari per mezzo di tessuto connettivo, il legamento di Parks. Fa quindi parte della variabilità individuale avere dei pacchetti emorroidari più o meno sviluppati e voluminosi.
Per il progressivo cedimento del tessuto connettivo che lo sostiene, il nodo emorroidario può prolassare in maniera più o meno evidente ( I – II – III - IV grado).

2) Emorroidi esterne: Il tessuto emorroidario (plesso venoso) è situato a livello sottocutaneo, all’esterno del canale anale.

La malattia emorroidaria

A livello dei plessi emorroidari può insorgere un processo patologico che porta a quella che viene definita “malattia emorroidaria”.

È una condizione abbastanza diffusa: il 5-10 % della popolazione è affetta da malattia emorroidaria, e l’incidenza aumenta con l’età. Un quadro patologico, infatti, si riscontra in circa il 40% della popolazione sopra i 50 anni, anche se spesso poco sintomatico.

Ci sono alcune condizioni che possono favorire l’insorgenza di questa patologia, tra cui una predisposizione individuale, ereditaria. Quello che si eredita, in realtà, è il tipo di tessuto connettivo che fa da sostegno alle emorroidi: in determinate condizioni di stress, in alcuni individui questo tessuto cede più facilmente e può dar luogo ad un prolasso più evidente.

Fattori predisponenti l’insorgenza della patologia sono:

  • Le condizioni di stasi circolatoria a livello del piccolo bacino, con la conseguente congestione dei plessi venosi.
  • L’alimentazione povera di fibre e le condizioni di stipsi cronica, con necessità di spinta prolungata.
  • L’abitudine di passare lungo tempo seduti sul water a leggere.
  • Le gravidanze.
  • Alcune abitudini alimentari (cibi speziati, pepe, alcolici, etc.)

Come si manifesta la malattia emorroidaria?

I quadri con cui si manifesta la malattia emorroidaria sono essenzialmente tre:

  1. Il sanguinamento può essere più o meno evidente: si va da piccole perdite ematiche con tracce di sangue visibile sulla carta igienica (ematochezia) a quadri di sanguinamento più evidente, con presenza di sangue anche abbondante nella tazza, ben visibile dopo la defecazione (rettorragia). Il sanguinamento è spesso scatenato in occasione di stipsi, oppure in presenza di feci acide o microtraumi.
  2. La crisi emorroidaria si verifica con insorgenza di dolore in sede anale, frequente prolasso alla defecazione e sanguinamento. In seguito a comparsa di infiammazione della mucosa, questa diventa più fragile, con conseguente facile abrasione al passaggio delle feci.
  3. La trombosi emorroidaria è un quadro acuto in cui il sangue coagula all’interno del plesso di piccole vene emorroidarie. Il nodo emorroidario diventa in breve tempo teso e dolente, facilmente avvertibile al tatto. Dopo alcuni giorni tende a riassorbirsi, spesso non completamente, lasciando un piccolo nodulo fibroso, di solito poco fastidioso. Nei primi giorni, se il nodo è grosso e molto teso, è possibile che vada incontro a rottura spontanea, con conseguente sanguinamento e con riduzione del dolore, cui segue un lento miglioramento.

Malattia emorroidaria: il trattamento conservativo

Il trattamento conservativo della patologia emorroidaria si basa su alcuni cardini universalmente riconosciuti:

  • Correzione delle abitudini alimentari. La dieta è finalizzata soprattutto alla prevenzione della stipsi, quasi sempre fattore determinate l’insorgenza di quadri patologici. Diventa importante garantire l'assunzione costante di fibre alimentari ed acqua in abbondanza. Le fibre contenute nella dieta dovrebbero essere apportate soprattutto con i cibi, tentando di privilegiare quelle solubili; in alternativa, esistono vari integratori alimentari specifici a base di fibre solubili. Altrettanto importante è l’assunzione di adeguate dosi di microorganismi probiotici (batteri fisiologici) e molecole prebiotiche (polisaccaridi e fibre alimentari). L’'attività della flora batterica intestinale promuove la liberazione di molecole che migliorano il trofismo ed il funzionamento della mucosa intestinale (acido butirrico e poliammine). I probiotici possono essere assunti anche per mezzo di integratori e farmaci specifici. Come già detto, alcuni alimenti sono decisamente da evitare in corso di crisi emorroidarie. La dieta dovrebbe cercare di evitare di sottoporre l'intestino a qualunque forma di stress chimico-farmacologico, prevenendone l'irritazione, l'infiammazione e la vasodilatazione (che contribuirebbero all'innesco o peggioramento delle emorroidi). Le spezie possono irritare notevolmente a livello locale. Devono essere evitate le molecole piccanti come: capsaicina, piperina, gingerolo, isotiocianato ed allicina, normalmente contenute in peperoncino, pepe, rafano, senape, zenzero, wasabi, ravanello, aglio, cipolla, scalogno, etc.. Inoltre, sono controindicate le molecole nervine quali alcol etilico, caffeina, teina, teobromina, facilmente reperibili in bevande alcoliche, tè fermentati, caffè, cacao, cioccolato. Anche in caso di stipsi, è importante non ricorrere all’assunzione di lassativi osmotici (lattulosio, sorbitolo ecc) e/o irritanti (antrachinonici, fenolftaleina etc.): il loro effetto sulle mucose è di aumentare la flogosi a livello locale.
  • Corretta igiene locale. L’igiene intima va curata ogni giorno, in modo particolare durante la fase acuta, quando bisogna mettere al bando acqua troppo calda e detergenti aggressivi. È opportuno usare acqua non troppo calda o fredda: la temperatura sui 35-38 gradi corrisponde a quella del nostro corpo, ed è l’ideale per non dare stimoli eccessivi alla parte già di suo più sensibile del solito. I saponi da utilizzare per l’igiene intima dovrebbero avere un pH fisiologico (5,5). Dopo avere risciacquato con cura l'area, l’asciugatura deve avvenire con una salvietta pulita evitando di sfregare la zona; molto meglio tamponare delicatamente. Quando ci si trova fuori casa può essere difficile, lavarsi con acqua ("farsi un bidet"), tuttavia è abbastanza facile portare sempre con sé delle salviettine imbevute, utilizzando prodotti dalla formulazione delicata (apposite salviettine per impiego proctologico) che non contengano alcol, ovviamente da evitare sulle mucose infiammate.
  • Terapia medica, locale (creme) e per via sistemica. I farmaci utilizzati comunemente sono varie associazioni di farmaci venotropi, farmaci antiedemigeni e antinfiammatori. L’efficacia può essere notevole nel ridurre i sintomi della fase acuta, riducendosi di molto il quadro infiammatorio acuto. Inevitabilmente, non è da aspettarsi che un minimo risultato sul prolasso, essendo dovuto quest’ultimo per lo più alla scarsa tenuta del tessuto connettivo di sostegno dei nodi emorroidari. A queste sostante vengono spesso associati anestetici locali, che hanno l’indubbio effetto di ridurre il sintomo del dolore, e cortisonici, che hanno una forte azione locale antiedemigena e antiinfiammatoria. Il problema di questi preparati è che, in trattamenti prolungati, possono portare a danno (distrofia) della cute o a sovrainfezioni fungine particolarmente fastidiose.

Editor Karin Mosca

Dott. Stefano Enrico
Colonproctologia

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