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Fibrillazione atriale: cos’è, sintomi e quando intervenire

La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente nella popolazione adulta e rappresenta una delle principali cause di accesso alle visite cardiologiche. Una persona su tre ha il rischio di svilupparla durante la sua vita. In Italia colpisce milioni di persone, con una prevalenza che aumenta con l’età e in presenza di fattori di rischio cardiovascolare. Riconoscerla e trattarla in modo appropriato è fondamentale per ridurre le complicanze e migliorare la qualità della vita. Nei vari studi scientifici è associata a un incremento del rischio di ictus cerebrale e del rischio di declino cognitivo. Si associa altresì alla riduzione della qualità di vita e a un aumento delle ospedalizzazioni specialmente per scompenso cardiaco.

Che cos’è la fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale è una malattia che coinvolge la muscolatura degli atri (le camere superiori del cuore) generata dall’accumulo di fibrosi e da un concomitante disturbo del ritmo cardiaco caratterizzato da un’attività elettrica irregolare e disorganizzata degli atri. Questa alterazione determina un battito cardiaco irregolare e spesso accelerato, che può compromettere l’efficacia della funzione di pompa del cuore.

La fibrillazione atriale può presentarsi in forma parossistica, persistente o permanente, a seconda della durata degli episodi e della risposta alle terapie.

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi della fibrillazione atriale possono variare notevolmente da persona a persona. Alcuni pazienti avvertono palpitazioni, affanno, stanchezza, ridotta tolleranza allo sforzo o senso di battito irregolare. In altri casi l’aritmia può essere asintomatica e scoperta casualmente durante un controllo medico.

È importante sottolineare che, anche in assenza di sintomi evidenti, la fibrillazione atriale può comportare rischi significativi per la salute. Il management di questa aritmia è multidisciplinare con un approccio terapeutico personalizzato sul singolo paziente. Tale approccio si basa in primis sulla riduzione del burden aritmico e in secondo step, quando la storia naturale dell’aritmia vira verso una forma permanente, una strategia di riduzione dei sintomi legata all’irregolarità del battito sia con i farmaci che con l’impianto di pacemaker. 



Perché è importante diagnosticarla

Uno degli aspetti più rilevanti della fibrillazione atriale è l’aumento del rischio di ictus cerebrale e di altre complicanze tromboemboliche. L’irregolarità del battito favorisce infatti la formazione di coaguli all’interno del cuore, che possono migrare verso il cervello o altri organi.

La diagnosi si basa sull’elettrocardiogramma e, quando necessario, su esami di monitoraggio prolungato del ritmo cardiaco, utili soprattutto nelle forme intermittenti.

Come si tratta la fibrillazione atriale?

Il trattamento della fibrillazione atriale è personalizzato e dipende da diversi fattori, tra cui età, sintomi, durata dell’aritmia e presenza di altre patologie. Gli obiettivi principali sono il controllo del ritmo cardiaco (strategia da preferire nei pazienti all’inizio della storia naturale dell’aritmia oppure in presenza di scompenso cardiaco) o controllo della frequenza di battiti cardiaci (strategia da preferire quando la malattia atriale è già in una fase avanzata, oppure quando le chances di ripristino e mantenimento del normale ritmo cardiaco sono bassissime), la prevenzione delle complicanze tromboemboliche mediante terapia anticoagulante orale e il management dei fattori di rischio che si accompagnano/correlano alla fibrillazione atriale.

Accanto alla terapia farmacologica, in molti casi selezionati può essere indicata l’ablazione transcatetere, una procedura mini-invasiva che mira a eliminare le aree responsabili dell’aritmia. Questa tecnica, eseguita in centri specializzati di elettrofisiologia, può ridurre in modo significativo la recidiva degli episodi aritmici.

Quando rivolgersi allo specialista

Il trattamento della fibrillazione atriale è personalizzato e dipende da diversi fattori, tra cui età, sintomi, durata dell’aritmia e presenza di altre patologie. Gli obiettivi principali sono il controllo del ritmo cardiaco (strategia da preferire nei pazienti all’inizio della storia naturale dell’aritmia oppure in presenza di scompenso cardiaco) o controllo della frequenza di battiti cardiaci (strategia da preferire quando la malattia atriale è già in una fase avanzata, oppure quando le chances di ripristino e mantenimento del normale ritmo cardiaco sono bassissime), la prevenzione delle complicanze tromboemboliche mediante terapia anticoagulante orale e il management dei fattori di rischio che si accompagnano/correlano alla fibrillazione atriale.

Accanto alla terapia farmacologica, in molti casi selezionati può essere indicata l’ablazione transcatetere, una procedura mini-invasiva che mira a eliminare le aree responsabili dell’aritmia. Questa tecnica, eseguita in centri specializzati di elettrofisiologia, può ridurre in modo significativo la recidiva degli episodi aritmici.



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