Fusion Biopsy: un’arma in più contro il tumore della prostata

Autore: Prof. Giovanni Muto
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Ogni anno, in Italia, si stimano circa 44mila nuovi casi di tumore della prostata, il 30% dei quali riguarda uomini con più di 50 anni di età. Il Prof. Giovanni Muto, esperto in Urologia a Torino, ci parla delle innovazioni sul campo della diagnostica.

 

Si capisce, quindi, l’importanza di sperimentare nuove tecnologie che possano portare a una diagnosi precoce sempre più semplice.

La Fusion Biopsy fonde le immagini della Risonanza Magnetica con quelle dell’Ecografo 3D, consentendo l’esecuzione di biopsie mirate attraverso un accesso transrettale o transperineale, a seconda della sede della lesione (rispettivamente posteriore e anteriore).

 

La Risonanza Magnetica multiparametrica individua con grande precisione la sede e il volume delle zone sospette per tumore, mentre l’Ecografia 3D crea una mappa tridimensionale dei prelievi bioptici. Unendo i due esami, la Fusion Biopsy consente di eseguire una biopsia mirata sulla zona sospetta e di ridurre il numero dei prelievi bioptici: esaminando il risultato della Risonanza Magnetica, si potrà scegliere quale via di accesso preferire, riducendo i disagi per il paziente e le possibili complicanze.

Come per tutti i tumori, la diagnosi precoce è l’arma più efficace contro il carcinoma prostatico, e la Fusion Biopsy rappresenta un passo in avanti in questa direzione.

Prof. Giovanni Muto
Urologia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies