Hai mai sentito parlare di piede diabetico?

Autore: Prof. Luigi Uccioli
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Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Luigi Uccioli, esperto in Diabetologia a Roma, ci spiega come riconoscere e curare il piede diabetico, una complicanza molto pericolosa del diabete

Che cos’è il piede diabetico?

Per piede diabetico si intende quella serie di problematiche cliniche che si possono manifestare a carico dei piedi dei pazienti diabetici con una lunga storia (anni) di diabete mal curato e valori della glicemia costantemente elevati. Si può definire anche “complicanza delle complicanze” in quanto colpisce pazienti che hanno già sviluppato altre complicanze croniche del diabete, quali la neuropatia e/o la arteriopatia periferica e che a loro volta si associano ad altre comorbidità come l’insufficienza renale e lo scompenso cardiaco. Il paziente con piede diabetico è sempre molto delicato per le sue condizioni generali di salute.

Come si manifesta il piede diabetico?

La manifestazione clinica più frequente è la comparsa di ulcere di difficile guarigione ed elevatissimo rischio di recidiva. Un altro quadro clinico che può far parte dell’entità “piede diabetico” è ad esempio la gangrena (aree di necrosi della cute legata a problemi di irrorazione sanguigna), che può essere definita gangrena secca se non ci sono processi infettivi sovrapposti o umida quando un’infezione va ad interessare i tessuti necrotici. La gangrena umida è il quadro clinico più temibile in quanto può esitare in amputazione di porzioni più o meno significative di piede. Va poi menzionato il “Piede di Charcot”, un quadro che si può manifestare nei pazienti diabetici con neuropatia periferica, caratterizzato dal coinvolgimento delle strutture ossee del piede. Queste vanno incontro a fratture e dislocazioni con perdita della struttura tridimensionale del piede, crollo della volta plantare ed acquisizione di un tipico aspetto a dondolo e comparsa di ulcerazioni a carico del mesopiede.

Il piede diabetico è molto comune?

Il piede diabetico è una condizione clinica abbastanza comune, infatti il 15% dei pazienti diabetici svilupperà un’ulcera durante la vita. Inoltre, dopo la guarigione da una prima ulcera, il rischio di avere una recidiva entro un anno è circa del 50%.

In Italia tra il 2001-2010 sono state effettuate 11.639 amputazioni agli arti inferiori, di cui il 58% correlate al diabete. Il rischio di amputazione nei pazienti con diabete è da 6.4 a 11 volte più alto rispetto ai non diabetici.

Quali sono le persone più a rischio?

Come già detto, il piede diabetico si manifesta nei pazienti che hanno sviluppato già complicanze croniche del diabete quali la neuropatia e la arteriopatia periferica. La definizione di queste complicanze ci permette di identificare i soggetti che potenzialmente sono a rischio. Ad esempio, la neuropatia diabetica si manifesta con formicolio, intorpidimento dei piedi fino alla completa perdita della sensibilità. Quando il paziente soffre di neuropatia periferica è “a rischio” di ulcerazione in quanto non è in grado di avvertire condizioni potenzialmente pericolose quali ad esempio calzature strette o fonti di calore eccessivo (la sabbia bollente d’estate può provocare ustioni inavvertite). In questo caso il paziente deve essere reso consapevole della sua vulnerabilità ed essere educato alla gestione di questa condizione potenzialmente pericolosa.

La arteriopatia periferica, invece, si può manifestare con il tipico dolore che prende ai polpacci durante la marcia e recede con la sua interruzione (claudicatio intermittens). In molti casi però tale sintomatologia può mancare per la concomitante presenza di neuropatia ed allora ci si accorge della patologia a carico delle arterie direttamente dalla comparsa delle ulcere.

È possibile prevenire il piede diabetico?

Tutti i pazienti diabetici dovrebbero sottoporsi a valutazione regolare delle complicanze croniche e così, accanto alla visita oculistica in grado di rilevare la presenza di complicanze del diabete che coinvolgono l’occhio (retinopatia diabetica), ci dovrebbe essere una visita dei piedi con esecuzione di test specifici in grado di definire il “rischio ulcerativo”, cioè la presenza di condizioni in grado di favorire la comparsa di ulcere.

La prevenzione deve essere il primo obiettivo da raggiungere con l’acquisizione di abitudini di vita consapevoli (es. mai camminare a piedi nudi) ed il controllo frequente da parte di specialisti (diabetologi e podologi) in grado di guidare, tra l’altro, alle idonee misure igieniche, all’identificazione delle adeguate calzature e plantari, ecc.

Quando si determina una ulcerazione non bisogna mai sottovalutarla, perché spesso i quadri più gravi a volte si determinano dopo lunghi periodi di lesioni che, non curate in maniera idonea, non sono arrivate a guarigione.

È possibile curare il piede diabetico?

La definizione della natura dell’ulcera è il primo step verso la guarigione, perché le ulcere nel piede diabetico avranno una certa terapia se sono legate alla neuropatia (ulcere neuropatiche), che sarà anche significativamente differente se la lesione ha anche una componente ischemia (ulcera ischemica o neuro-ischemica). Mentre nel primo caso l’istituzione di un idoneo scarico dell’ulcera (con gambaletto gessato o tutore adeguato) è sufficiente per arrivare a guarigione, nel secondo caso bisognerà ricorrere ad interventi di angioplastica delle arterie del piede per riportare un flusso sanguigno idoneo all’ulcera per permetterne la guarigione.

Prof. Luigi Uccioli
Diabetologia

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