I 4 miti della diverticolosi da sfatare | Top Doctors

I miti da sfatare sulla diverticolosi

Autore: Prof. Sergio Morini
Pubblicato: | Aggiornato: 15/08/2018
Editor: Top Doctors®

Chi soffre di diverticolite non può mangiare frutta secca? Falso! Il perché ce lo dice il Prof. Sergio Morini, esperto in Gastroenterologia a Roma

Accade spesso che affermazioni ripetute insistentemente acquisiscano il valore di verità documentate e vengano diffuse come tali. Non raramente, purtroppo, alcune indicazioni “tradizionali” vengono perpetuate nonostante gli studi che ne hanno dimostrato l’infondatezza. Resta, dunque, socchiusa la porta a prescrizioni o divieti inutili ed a volte dannosi. Vediamo, dunque alcuni miti da sfatare e alcuni punti oscuri da chiarire.

“Chi soffre di diverticolite non può mangiare frutta secca”

La limitazione di semi, frutta secca, noccioline, pomodori, kiwi, ecc per il rischio che penetrando nel diverticolo causino diverticolite o perforazione si è rivelata non utile; vari studi hanno escluso qualunque relazione tra loro. Ancor meno giustificata è l’esclusione dei mirtilli o fragole a causa dei loro minutissimi semi (acheni) che rappresentano il vero e proprio frutto. Un’indagine dei Chirurghi Gastrointestinali Americani ha rilevato che il 53% di loro ritiene che il divieto non abbia nessun valore e molti altri non avevano una precisa opinione. Un altro studio conclude lapidariamente che “noccioline e semi non aumentano il rischio di diverticolite o sanguinamento diverticolare”. Più recentemente si è riscontrato addirittura che le persone che mangiano più frequentemente semi e noccioline di fatto hanno un rischio minore di sviluppare diverticoli intestinali.

“La diverticolite è molto frequente”

Spesso la diagnosi di diverticolite viene fatta in base alla comparsa di un dolore nel lato sinistro dell’addome. In realtà questo è quasi sempre causato da uno spasmo della muscolatura del sigma, che è molto sviluppata. In questi casi è sufficiente usare degli antispastici ed evitare per qualche giorno frutta e verdura. La frequenza della diverticolite, in passato valutata tra il 10% ed il 20% nei diverticolosici, è attualmente ritenuta non superiore al 1%-3% in uno studio protrattosi per 11 anni. La diagnosi di diverticolite non complicata si deve basare su segni clinici (dolore prolungato e febbre), di laboratorio (aumento dei globuli bianchi e della VES o proteina C reattiva) e di esami di imaging (TAC addome).

“Gli antibiotici sono indispensabili in tutti casi di diverticolite”

Nei casi di diverticolite accertata si prescrivono abitualmente gli antibiotici per via generale. Gli studi controllati degli ultimi anni hanno messo in discussione che la terapia antibiotica nella diverticolite acuta non complicata sia indispensabile. Due importanti studi Nord Europei hanno comparato due gruppi di oltre 300 pazienti ricoverati in Chirurgia per diverticolite acuta non complicata documentata con la TAC. Solo ad uno dei due gruppi furono somministrati antibiotici. Le conclusioni sono state che la terapia con antibiotici non accelera la guarigione, non previene né le complicazioni né la recidiva entro un anno dall’evento. Certamente devono essere prescritti per il trattamento delle diverticoliti complicate. Dunque la prescrizione di antibiotici andrà valutata da caso a caso, come indicato dalle Linee Guida Italiane e di molti altri Paesi.

La diverticolite è più frequente nei fumatori e nei soggetti obesi

Più che un mito, invece, è un fatto che la diverticolite compare più frequentemente nei soggetti obesi, poco attivi, fumatori, con dieta non equilibrata. Inoltre c’è insufficiente considerazione del fatto che alcuni farmaci quali cortisone, antinfiammatori non steroidei, aspirina, aumentano il rischio di diverticoliti, sanguinamenti e perforazioni diverticolari. Nelle persone con diverticoli, pertanto, andrà valutata l’indispensabilità di questi farmaci.

 

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Editor: Valerio Bellio

Prof. Sergio Morini
Gastroenterologia

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