L’approccio omeopatico alla celiachia

Autore: Dott. Francesco V. Marino
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Editor: Top Doctors®

L’Omeopatia può alleviare i sintomi di numerose malattie, migliorando la qualità di vita delle persone. Anche colore che soffrono di celiachia possono trovare un valido aiuto nei rimedi naturali. Ce ne parla il Dott. Francesco V. Marino, esperto in Omeopatia a Roma

 

 

1) Che cos’è la celiachia?

La celiachia è una forma di intolleranza permanente, geneticamente determinata nei confronti di alcuni peptidi del glutine, cioè una classe di composti chimici particolarmente abbondanti nel frumento, nella segale, nell’orzo, nel farro e nel kamuth, responsabili del danno mucosale nell’intestino tenue.

Il glutine, infatti, principale riserva proteica del frumento, è indispensabile sia per la crescita del germoglio che per la panificazione, in virtù del suo potere addensante (dal greco glùo=colla, che in inglese si pronuncia appunto, glu!). Tuttavia, essendo poco digeribile, a contatto con la mucosa del tenue, viene assorbito sotto forma di macromolecole, che sono responsabili del danno tissutale e della conseguente risposta immunitaria. Queste, infatti, stimolerebbero un enzima che trasforma le glutamine, di cui il glutine è ricco, in acido glutamico. Pertanto, le frazioni peptidiche del glutine agirebbero come veri e propri “corpi estranei”, ovvero come “antigeni”.

Inoltre, per via dell’elevato impatto socio-sanitario ed economico sulla vita del Paese, in quanto ne sarebbe affetto 1 italiano su 100, la celiachia è stata ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano come “malattia sociale”.

 

2) Perché è una malattia così diffusa oggi?

Fino alla fine degli anni ‘80, la celiachia era considerata una patologia abbastanza rara (1:2.000-3.000), di interesse esclusivamente pediatrico, la cui diagnosi poggiava semplicemente sulla biopsia intestinale. Dagli anni ‘90 in poi improvvisamente cambiò tutto, grazie all’introduzione di markers molto più sensibili e specifici, come anticorpi anti-glutine, anti-endomisio e anti-transglutaminasi. Uno studio multicentrico italiano, condotto in quegli anni su una popolazione di 17.000 studenti, evidenziò una frequenza di 1:180, ben superiore a quella stimata fino a quel momento. In Italia, infatti, nel corso degli ultimi decenni, il grano è stato sottoposto a manipolazione genetica, per evidenti ragioni industriali: se anticamente il chicco conteneva solo 2 cromosomi, ora ne contiene addirittura 6, per cui l’esposizione al glutine è aumentata sensibilmente.

 

3) Cosa prevede la diagnosi per la celiachia?

Spesso la celiachia non viene diagnosticata correttamente, in quanto il quadro clinico può confondersi con quello del colon irritabile. Non a caso viene denominata “la grande imitatrice”. Esiste infatti una “variante ad adulta”, caratterizzata da un’estrema varietà sintomatologica, in base alla sede della lesione, al periodo di comparsa, all’età del paziente, alla durata ed estensione della patologia e alla concomitanza con altre patologie.

 

4) La celiachia si può curare del tutto?

Di fatto, al giorno d’oggi, la celiachia viene considerata una malattia autoimmune per la presenza di autoanticorpi. Non a caso, spesso si ritrova associata ad altre patologie autoimmuni, come la tiroidite, l’epatite, la cardiomiopatie e il diabete autoimmune con cui condivide i medesimi geni e la medesima risposta immunitaria.

Tuttavia, non essendovi una terapia specifica, l’unica misura ritenuta tutt’oggi valida resta la prevenzione, strettamente incentrata sulla dieta gluten-free a vita, ovvero sull’esclusione completa dei cibi a base di Glutine.

Anche nella variante adulta si riconoscono 3 forme (tipica, atipica, silente).

Di recente è stata riconosciuta anche una forma “borderline”, ovvero un’ipersensibilità al glutine che, pur risultando negativa agli esami di laboratorio, si manifesta tuttavia con segni clinici abbastanza tipici.

Se la celiachia non viene diagnosticata tempestivamente ma, soprattutto, se non si realizza un rigoroso piano preventivo, ovvero con la dieta gluten-free, la malattia può evolvere verso temibili complicanze, come neoplasie, digiuno-ileite ulcerativa, malattie epato-biliari, atrofia splenica.

 

5) Cosa può fare l’Omeopatia per i pazienti celiaci?

Anche se l’Omeopatia non può modificare la natura genetica della patologia, può contribuire notevolmente a migliorare la qualità di vita. Seguo da anni molti pazienti celiaci che, pur seguendo la dieta, presentano tuttavia una serie di disturbi che finiscono col condizionare le attività quotidiane. Questo discorso vale in particolare nel caso dei bambini, costretti a rinunce spesso non facili da accettare. I risultati sono senza dubbio sorprendenti.

Dott. Francesco V. Marino

Dott. Francesco V. Marino
Osteopatia


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