L’endoscopia ventricolare e l’endoscopia nasale

L'endoscopia cranica: esplorare il sistema nervoso

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 15/08/2018
Editor: Top Doctors®

 

I nostri migliori neurochirurghi ci spiegano cos’è l’endoscopia cranica, quali sono i suoi obiettivi e quali rischi comporta.

 

 


Cos’è l’endoscopia cranica?

L’endoscopia cranica è un insieme di tecniche neurochirurgiche che si servono di un sistema di tubi ottici dotati di microcamere per osservare le cavità interne del sistema nervoso centrale nella maniera meno invasiva possibile. In neurochirurgia l’endoscopia si usa principalmente per il trattamento di patologie relazionate alle cavità o ventricoli intracerebrali attraverso i quali circola il liquido cefalorachidiano (idrocefalia, tumori intraventricolari…). 

Questo tipo di endoscopia si chiama ventricolare, mentre quella utilizzata per l’osservazione delle malattie che affettano l’ipofisi e la base del cranio anteriore (adenoma di ipofisi, meningioma della base del cranio anteriore, craniofaringioma...) si chiama endoscopia transnasale.

 

Quali sono gli obiettivi dell’endoscopia cranica?

Il principale motivo per cui si fa uso dell’endoscopia nella neurochirurgia è il suo basso livello di invasività. L’obiettivo dell’endoscopia cranica è quindi quello di accedere, esplorare e manipolare regioni profonde del sistema nervoso centrale intaccando minimamente il resto delle strutture e dei tessuti circostanti, per evitare cattive conseguenze derivabili dalla lesione di questi tessuti.

 

Che tipo di malattie si possono diagnosticare con l’endoscopia cranica?

L’endoscopia in neurochirurgia è soprattutto una tecnica terapeutica, che permette il trattamento di disturbi come l’idrocefalia per ostruzione (creando un bypass nella base cerebrale per il passaggio del liquido cefalorachidiano), tumori all’interno dei ventricoli e tumori ipofisari della regione sellare o della base cranica anteriore.

 

Quali rischi comporta l’endoscopia cranica?

L’endoscopia, come già dichiarato, diminuisce l’invasività del procedimento di analisi e quindi le conseguenze derivanti dal trattamento del sistema nervoso. Ciononostante non è una tecnica esente da rischi, comunque minimizzati se effettuata da medici esperti e dotati di un’adeguata tecnologia di supporto. Tra i rischi che comporta l’endoscopia ventricolare c’è l’emorragia interna a queste cavità cerebrali, che comporterebbe l’impossibilità di continuare il processo per mancanza di visibilità. 

Durante l’endoscopia nasale invece potrebbe prodursi la chiusura dell’apertura realizzata nella cavità nasale e il liquido cefalorachidiano potrebbe fuoriuscire. Questo potrebbe provocare delle infezioni, è necessario quindi sigillare il poro che permette la fuoriuscita del liquido. In generale comunque i rischi sono davvero bassi, soprattutto grazie alle tecnologie sempre più avanzate che aumentano la sicurezza del processo.

 

Con la collaborazione del Dott. Josep González Sánchez

 

 Redazione di Topdoctors

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Neurochirurgia


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