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La radiofrequenza vulvare: un approccio non invasivo

Il trattamento con Radiofrequenza Vulvare è un innovativo approccio non invasivo impiegato per trattare diversi tipi di condizione o patologia dei genitali esterni femminili. Si basa sulla capacità di queste onde elettromagnetiche di indurre la rigenerazione e l’idratazione delle fibre collagene che fungono da sostegno ai tessuti vulvari. Ce ne parla in questo articolo il Dott. Stefano Fracchioli, esperto in Ginecologia a Torino

Combattere l'atrofia vulvare post-menopausa

Una delle sue principali applicazioni è per contrastare l’atrofia vulvare conseguente al calo ormonale legato alla menopausa: in molte donne, infatti, le labbra vulvari perdono tono e volume, e questo da un lato può comportare un ostacolo psicologico a vivere serenamente la propria sessualità, e dall’altro può creare una difficoltà fisica al rapporto sessuale a causa della ridotta elasticità e distensibilità della parte.

Altre applicazioni terapeutiche

Oggi però la radiofrequenza vulvare è anche oggetto di studio per il trattamento di diverse condizioni patologiche della vulva, come ad esempio il lichen (una condizione di forte alterazione dei tessuti, con un quadro di rigidità, spesso associata a pruriti cronici).

Procedura

Il trattamento di radiofrequenza vulvare prevede mediamente quattro sedute di circa 15 minuti di durata, effettuate ogni due settimane. Il trattamento non provoca dolore e non richiede particolari ulteriori attenzioni nella giornata in cui viene effettuato, e può anche essere successivamente ripreso con singole sedute di richiamo, la cui frequenza va stabilita in funzione delle necessità sintomatiche di ogni singola Paziente.

Sicurezza del trattamento

Non esistono sostanzialmente rischi di salute associati a questo tipo di procedura, poiché non va a creare lesioni locali né alterazioni a distanza, ed anche i richiami nel tempo non hanno evidenziato alcuna capacità di produrre problemi significativi. Inoltre, non impiegando ormoni (né altre sostanze estranee all’organismo) non risulta controindicata neppure in Pazienti con divieto di utilizzo di estrogeni. Non esistono pertanto significative controindicazioni al trattamento con la radiofrequenza, salvo alcune prudenziali esclusioni.

A fronte dunque di rischi sostanzialmente nulli, la radiofrequenza vulvare può consentire di trattare in modo innovativo e non invasivo alcune patologie specifiche e restituire turgore ed elasticità a questi tessuti, favorendo così il recupero o il mantenimento di una valida funzione in ambito sessuale.