La relazione tra depressione e disturbo bipolare

Autore: Prof. Luigi Janiri
Pubblicato:
Editor: Giulia Surace

La depressione e il disturbo bipolare sono patologie psichiatriche interconnesse tra loro, ne parliamo con il Prof. Luigi Janiri esperto in Psichiatria a Roma

C’è connessione tra depressione e disturbo bipolare?

La depressione e i disturbi bipolari sono patologie psichiatriche interconnesse tra loro, in quanto entrambi sono disturbi dell’umore. In particolare la depressione è come un iceberg: la punta emergente è quella dei casi più gravi, che infatti si denominano “depressione maggiore”, mentre la maggior parte dei casi è rappresentata da un’area, più o meno sommersa, di forme cliniche minori, con sintomi attenuati, magari di reazione a problemi ambientali e sociali (ad es. un lutto, un abbandono o la perdita del lavoro) e quindi di disadattamento. Se la depressione è un calo dell’umore, con pianto frequente, sensi di colpa, insonnia, pensieri autosvalutativi o addirittura di suicidio, perdita di interesse o di piacere nelle cose, il disturbo bipolare è caratterizzato dall’alternanza di episodi di depressione e episodi di mania, ovvero di aumento dell’umore su base euforica ed espansiva. In questo caso i pazienti avranno insonnia, irritabili, con una ridotta sensazione di fatica e un’accelerazione delle idee con iperattività e impulsività.

Quali sono le cause principali di entrambi i disturbi?

In entrambi gli episodi si possono registrare sintomi di ansia e, nel caso della depressione, anche fisici, con dolori, disturbi neurovegetativi, senso di fatica e inappetenza. Ovviamente si può essere depressi senza essere bipolari (infatti la depressione è molto più frequente della bipolarità), mentre quasi sempre un bipolare attraverserà fasi depressive. Tutti i disturbi cosiddetti affettivi o dell’umore hanno un carico di predisposizione genetica importante. Tuttavia, è corretto cercare di fare opera di prevenzione anche attraverso corsi o sedute di psicoeducazione. In essi il paziente viene edotto sulla malattia, sui rischi connessi a uno stile di vita inadeguato, all’uso di sostanze o di alcol, a una scarsa aderenza alle terapie farmacologiche, in generale a un’eccessiva esposizione allo stress. È dunque particolarmente importante diagnosticare il più precocemente possibile un disturbo dell’umore, sia con il colloquio clinico è indispensabile la competenza di uno psichiatra esperto, sia con l’uso di strumenti psicodiagnostici, come scale di valutazione e test (si pensi ad es. alla enorme diffusione della scala di Hamilton per la depressione e a quella di Young per la mania).

Quali tipi di trattamenti sono previsti?

Le cure per questi disturbi devono essere integrate, prevedendo psicoeducazione con somministrazione di farmaci e psicoterapia. I farmaci che si prescrivono in questi casi sono differenti, a seconda che si tratti di depressione o di disturbo bipolare: per la prima si useranno prevalentemente antidepressivi, per il secondo litio, farmaci che agiscono come stabilizzanti dell’umore e/o antipsicotici. Soprattutto per queste due ultime categorie di farmaci sono disponibili sia molecole di recente sperimentazione sia impieghi innovativi di farmaci già noti. Infine non si dovrebbero dimenticare le terapie fisiche non farmacologiche, già ampiamente sperimentate nella loro efficacia, come la “chrono-light therapy” (a base di luce e cambiamenti di ritmo sonno-veglia) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS).

Prof. Luigi Janiri
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