Mastectomia conservativa e profilattica: di cosa si tratta?

Autore: Dott. Stefano Rinaldi
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Editor: Marta Buonomano

Sapevi che sia la mastectomia conservativa che quella profilattica possono ridurre il rischio di sviluppare un tumore al seno? Ce ne parla il Dott. Stefano Rinaldi, esperto in Chirurgia Generale a Bari

Che cosa s’intende per chirurgia conservativa?

Per chirurgia conservativa della mammella si intende l’approccio chirurgico al cancro mammario femminile nel rispetto della integrità, soprattutto morfologica, dell’organo e dell’apparato linfonodale ascellare.

In quali casi è indicata?

donna in reggisenoÈ indicata negli stadi iniziali. La diagnosi precoce di cancro del tumore al seno, con identificazione di forme tumorali di dimensioni sempre inferiori, merito indiscutibile della diagnostica senologica e delle evoluzioni tecnologiche connesse alle apparecchiature oggi disponibili e dei programmi di screening, ha condizionato ed esteso le indicazioni alla chirurgia conservativa. Inoltre, l’efficacia dei trattamenti chemioterapici, molto spesso in grado di ridurre il volume del cancro e di negativizzare la patologia metastatica ascellare, ha contribuito all’ampliamento nelle indicazioni della chirurgia conservativa sia della mammella che dell’ascella. Oggi tale metodica si applica circa per 80% dei cancri trattati chirurgicamente. Inoltre, quanto sinteticamente esposto, ha portato alla definizione di tecniche chirurgiche dette “di oncoplastica” in cui, a parità di intenti, cioè asportare secondo principi oncologici il cancro, vengono utilizzate tecniche già patrimonio dalla chirurgia estetico-ricostruttiva, sia con riferimento alle vie d’accesso chirurgico che alla ricomposizione della forma ghiandolare.

Mastectomia oggi: quando si può eseguire?

Se tra le indicazioni alla chirurgia conservativa prevale la piccola dimensione del cancro, da alcuni anni sta assumendo importanza la valutazione del trattamento chirurgico non solo in base alla dimensione nel cancro, quanto piuttosto alla correlazione tra la sua dimensione e quella del seno che lo contiene. Nei seni piccoli è molto più difficile ricomporre la ghiandola in modo da restituirlo accettabile in senso cosmetico.

In alcune situazioni, quindi, è apparso più idoneo un trattamento demolitore con ricostruzione immediata che quello conservativo.

Guardando al problema in questa prospettiva, è risultato naturale cercare di ridefinire la mastectomia in modo da favorirne le tecniche ricostruttive e, soprattutto, renderne più costanti i risultati, spesso con notevoli ripercussioni positive sulla qualità di vita delle pazienti. La Mastectomia Conservativa nasce, appunto, per soddisfare tali esigenze.

Mastectomia conservativa: quali sono le possibili tecniche?

donna seduta sul divanoNei casi in cui è indicata l’asportazione di tutta la mammella, piuttosto che asportarla attraverso un incisione trasversale centrata sul complesso areola-capezzolo e che sacrificherebbe tanta pelle mammaria, rendendo più impegnativa la successiva ricostruzione mammaria, si procede con incisioni radiali che preservano gran parte della cute mammario (Skin-Sparing mastectomia). Inoltre, se la lesione mammaria appare distante dal complesso areola-capezzolo, è possibile anche preservare la pelle dell’areola e capezzolo (NAC-Sparing mastectomia). In entrambi i casi si procede alla ricostruzione contestuale mediante espansore (ricostruzione in due tempi) o protesi mammaria (ricostruzione immediata).

Quindi, nei casi in cui la mastectomia sia inevitabile, queste procedure chirurgiche consentono una ricostruzione immediata, ovvero una prospettiva ricostruttiva che, per l’esperienza fin qui acquisita, sembra decisamente favorevole per le donne sia in termini di percezione della propria immagine nel postoperatorio che, più in generale, di qualità di vita.

Chirurgia mammaria profilattica: di cosa si tratta?

Il perfezionamento nelle tecniche di mastectomia conservativa, alla diffusione nella richiesta di determinazione delle mutazioni geniche, e l’attenzione alla storia familiare per tale patologia tumorale hanno determinato la spinta verso la chirurgia mammaria tesa alla riduzione del rischio di comparsa del cancro.

Tumore al seno: cosa possono fare i soggetti a rischio?

La popolazione a rischio risulta essere circa il 5-10% rispetto alla popolazione colpita da cancro sporadico (senza familiarità o mutazione), ma per questa popolazione si è disegnato un percorso di accertamenti differente, più precoce ed in alcune regioni italiane facilitato, rispetto alla popolazione che non mostra tali rischi. Con la richiesta di valutazione oncogenetica e di determinazione della presenza di mutazioni genetiche è esplosa conseguentemente anche la richiesta sia di prevenzione specifica che di trattamenti profilattici mammario e ovarico. Le pazienti portatrici di mutazione possono aver scoperto di esserlo in coincidenza di accertamenti per la presenza già di un cancro in un seno o in modo assolutamente indipendente solo per essersi sottoposte alla valutazione in presenza di un rischio familiare. In questo secondo caso, parlando di rischio, il trattamento (la mastectomia profilattica bilaterale e ricostruzione associata ad ovariectomia) può essere programmato sia in relazione alle esigenze personali che del desiderio di maternità; nel caso di esistenza di cancro in un seno le scelte sono di certo più impellenti.

È vero che può salvare la vita al 10% delle donne a rischio di cancro del seno?

donnaLa mastectomia conservativa, come la profilattica, riducono il rischio di sviluppare il cancro mammario del 95%. Questo si spiega sia per il persistere di parenchima mammario residuato alla mastectomia che per la possibile presenza di isole di parenchima mammario ectopico (es. ascella o residui embrionali parete toraco-addominale). Questo è il motivo per cui, nelle linee guida senologiche, tali procedure sono ritenute da riservare alle Breast Unit ed a chirurghi senologi con ampia casistica specifica.

Dott. Stefano Rinaldi
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