Perché scegliere la crioconservazione degli ovociti: preservare la fertilità con consapevolezza
La crioconservazione degli ovociti, detta anche egg freezing o social freezing, è una tecnologia di preservazione della fertilità femminile sempre più diffusa e disponibile nelle cliniche di medicina riproduttiva. Consiste nel congelare gli ovociti maturi per mantenerli in uno stato vitale e poterli utilizzare in futuro per ottenere una gravidanza quando la donna sarà pronta dal punto di vista personale, professionale o medico
Vantaggi della crioconservazione: più tempo per decidere
Uno dei motivi principali per cui molte donne considerano la crioconservazione è l’inevitabile declino della fertilità con l’avanzare dell’età. La qualità e la quantità degli ovociti diminuiscono progressivamente dopo i 30–35 anni, e dopo i 35 il calo è spesso più marcato.
Con il congelamento degli ovociti in giovane età, è possibile conservare cellule con maggiore potenziale riproduttivo, aumentando le probabilità di successo di una futura gravidanza assistita rispetto al concepimento naturale in età avanzata.
Oltre a questo “scudo temporale” biologico, la crioconservazione offre alle donne la possibilità di programmare la maternità in base alle proprie scelte di vita, come la carriera, la stabilità di coppia o altri progetti, senza dover rinunciare alla possibilità di avere figli.
Indicazioni cliniche: quando è consigliata
La crioconservazione degli ovociti è indicata non solo per motivi “sociali”, ma anche per condizioni mediche che possono compromettere la fertilità:
- prima di terapie oncologiche come chemio o radioterapia, che possono danneggiare gli ovari;
- in caso di patologie genetiche o rischio di insufficienza ovarica precoce;
- in presenza di condizioni come endometriosi o ridotta riserva ovarica;
- quando una donna si sottopone a un ciclo di fecondazione assistita e vuole conservare ovociti in eccesso per future occasioni.
Queste applicazioni cliniche solidificano il ruolo della crioconservazione come uno strumento prezioso di preservazione della fertilità, soprattutto quando si tratta di tutelare la capacità riproduttiva contro fattori esterni o fisiologici.
Come funziona la procedura
La procedura di crioconservazione inizia con una stimolazione ovarica controllata, durante la quale vengono somministrati farmaci per favorire la maturazione di più ovociti. Dopo circa 10–14 giorni, gli ovociti maturi vengono raccolti con una procedura ecoguidata e pronti per essere congelati tramite vitrificazione: un metodo di congelamento ultrarapido che riduce il rischio di formazione di cristalli di ghiaccio e preserva al meglio la struttura cellulare. Gli ovociti vengono poi conservati in azoto liquido a temperature estremamente basse (circa -196°C) finché non verranno utilizzati.
Quando la donna decide di utilizzare i propri ovociti, questi vengono riscaldati e fertilizzati tramite tecniche come l’ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), seguita dal trasferimento in utero dell’embrione risultante.
Aspetti da considerare
La crioconservazione non garantisce una gravidanza futura, ma offre una migliore opportunità rispetto all’invecchiamento naturale degli ovociti. Le probabilità di successo dipendono dalla qualità e dal numero di ovociti crioconservati e dall’età della donna al momento del congelamento, con risultati migliori se effettuata prima dei 35 anni.
È importante parlarne con uno specialista in medicina della riproduzione per valutare rischi, benefici, costi e aspettative realistiche, e per pianificare il momento migliore per intraprendere la procedura.

