Quando dovete recarvi al Pronto Soccorso

Autore: Prof. Simone Bianconi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Bianconi esperto in Pneumologia e Primario di un Pronto Soccorso a Roma ci spiega perché è importante seguire la terapia prescritta per un disturbo respiratorio e in quali condizioni è meglio andare in PS

Disturbi respiratori: quando è necessario recarsi al Pronto Soccorso?

Questa domanda mi sta molto a cuore e credo di poter offrire il mio contributo essendo il sottoscritto un asmatico, uno specialista pneumologo, un medico d’urgenza, nonché l’attuale primario di un pronto soccorso.
Tutti i pazienti affetti da asma bronchiale e da BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva) potrebbero aver bisogno del pronto soccorso nel corso della loro vita. Lo scopo di un pneumologo è quello di evitare questa necessità.

Malattie respiratorie e pronto soccorso: l’importanza della terapia

Innanzitutto dobbiamo prendere coscienza che le patologie che abbiamo, sia l’asma che la BPCO, sono malattie croniche: ciò significa che sono e saranno presenti per tutta la nostra vita e che dobbiamo curarle quotidianamente al pari dell’ipertensione arteriosa o il diabete. Questo è il punto dolente della gestione del paziente respiratorio: purtroppo i dati di utilizzo dei farmaci respiratori ci dicono che solo il 15% dei pazienti asmatici ed il 25% dei pazienti con BPCO seguono le terapie come prescritto dal pneumologo.
Sono dati che si commentano da soli e spiegano lo scarso controllo per queste patologie, il frequente ricorso al pronto soccorso e all’ospedalizzazione e la crescita della spesa sanitaria.  Sia nell’asma che nella BPCO vi è un’infiammazione nelle vie aeree e questa può essere paragonata alla brace del caminetto: è sempre accesa e non si spegne mai. È sufficiente una piccola dose di combustibile (infezione, inquinamento, fumo, aria fredda) per far accendere questa brace e far divampare una fiamma che se non spenta può diventare un incendio.

Come comportarsi se si soffre di disturbi respiratori?

Ogni paziente che soffre di disturbi respiratori deve essere a conoscenza di questo iter suddiviso in 3 fasi:

  1. Assumiamo giornalmente la terapia, anche quando si pensa di stare bene.
    I farmaci devono curare la malattia (brace), non solo il sintomo (fiamma). Nei casi in cui abbiamo un peggioramento del nostro respiro con aumento dell’affanno, della tosse, del respiro con fischio e magari anche difficoltà nel completare piccole frasi, dobbiamo ricorrere al piccolo schema terapeutico che il nostro pneumologo ci ha prescritto in casi di emergenza. Dobbiamo farlo precocemente, prima che le cose precipitino. Prima si interviene e prima usciamo dalla nostra crisi. Assumiamo questa dose aggiuntiva di farmaci e vediamo dopo 15 minuti cosa succede. Sarà importante quindi avere questi farmaci a portata di mano e saperli usare. Ovviamente dobbiamo anche gestire l’ansia, sia nostra che dei nostri familiari. 
  2. Attenersi alla terapia di salvataggio in caso di peggioramento dei sintomi respiratori.
    Qualora le condizioni respiratorie non migliorino o qualora si sia saltato questo punto per mancanza di farmaci di salvataggio, bisogna necessariamente recarsi in un pronto soccorso. Sconsiglio l’ambulatorio del medico di medicina generale per la difficoltà ad accedere a terapie d’urgenza e per l’impossibilità ad eseguire accertamenti utilissimi come la valutazione dei livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue, o valutare se esistono polmoniti o complicanze cardiologiche. Consiglio di ricorrere al servizio di emergenza territoriale con il numero 112 per poter essere assistiti e trattati anche durante il trasporto in ospedale, oltre ovviamente a ridurre i tempi di percorrenza e ridurre i rischi di incidenti stradali legati allo stress del familiare che guida la macchina. 
  3. Recatevi sempre in pronto soccorso dopo fallimento della terapia di salvataggio.
    Il ricorso al PS va considerato soprattutto nei pazienti anziani che hanno anche altre patologie soprattutto cardiache o neurologiche, che hanno subito molti ricoveri, magari anche in Terapia Intensiva, e che hanno bassa ossigenazione del sangue; oppure nei giovani che hanno avuto molti accessi al pronto soccorso. All’arrivo in pronto soccorso informate l’infermiere del triage sulla patologia di cui soffrite e sulla terapia che state seguendo, presentando se possibile anche documentazione clinica in possesso. Informatelo che nonostante abbiate seguito la terapia di salvataggio, la crisi respiratoria non si è risolta. Vi verrà assegnato un codice di priorità di accesso (giallo-rosso, 1-2) e sarete monitorati con saturimetro finché non sarete presi in carico dal medico d’urgenza. Una quota d’ansia in questo contesto è ovviamente normale, ma state tranquilli, i sanitari sono lì per prendersi cura di voi e anche se non siete stati ancora visitati, ricordatevi che siete in un ambiente protetto.

In sintesi, assumete giornalmente la terapia, in caso di crisi respiratoria fate subito uso dei farmaci di salvataggio e se non si risolve chiamate il 112. Parola di asmatico, pneumologo e medico d’urgenza!

Prof. Simone Bianconi
Pneumologia e Malattie Respiratorie

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