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Sorveglianza attiva nel tumore della prostata ISUP Grade Group 2 (Gleason score 3 + 4): Quando è possibile controllare il tumore senza trattarlo immediatamente?

Ricevere una diagnosi di tumore della prostata può essere motivo di grande preoccupazione. Tuttavia, non tutti i tumori della prostata hanno lo stesso comportamento e, in alcuni pazienti selezionati, non è necessario intervenire immediatamente con un intervento chirurgico o con la radioterapia.

Questo principio è alla base della sorveglianza attiva, una strategia sempre più utilizzata nella gestione del tumore prostatico localizzato.

La sorveglianza attiva non significa “non curare” il tumore e nemmeno “aspettare che peggiori”. Significa, invece, controllare attentamente la malattia nel tempo, intervenendo con un trattamento curativo se gli esami dimostrano che il tumore sta diventando più aggressivo. 

Anche alcuni tumori GG2 possono essere sorvegliati 

Il Grade Group 2 (GG2), corrispondente generalmente a un Gleason score 3+4=7, rappresenta una forma di tumore della prostata di aggressività intermedia.

Le più recenti linee guida europee EAU riconoscono che alcuni pazienti con GG2 favorevole possono essere candidati alla sorveglianza attiva, purché la malattia sia di piccola estensione e presenti caratteristiche considerate favorevoli.

Non è quindi sufficiente sapere che il tumore è un GG2: è necessario valutare l'intero quadro clinico. 


Tra i principali criteri considerati dalle EAU 2026 rientrano, in particolare: 

  • componente Gleason pattern 4 inferiore al 10%; 
  • PSA inferiore a 10 ng/ml; 
  • malattia clinicamente localizzata, generalmente ≤ cT2a; 
  • bassa estensione della malattia alla risonanza magnetica; 
  • basso coinvolgimento delle biopsie, indicativamente non più di 3 frustoli positivi con GG2 e non oltre il 50% di coinvolgimento tumorale per frustolo. 


Questi parametri devono essere valutati nel loro insieme e interpretati da un urologo esperto. 

Perché scegliere la sorveglianza attiva? 

Il vantaggio principale è quello di evitare o rimandare gli effetti collaterali dei trattamenti radicali quando il tumore presenta caratteristiche favorevoli.

La prostatectomia radicale e la radioterapia sono trattamenti efficaci, ma possono avere conseguenze sulla qualità di vita, tra cui disturbi urinari, alterazioni della funzione sessuale e, in alcuni casi, problemi intestinali.

Se il tumore ha un comportamento poco aggressivo, trattarlo immediatamente potrebbe quindi significare sottoporre il paziente a un trattamento che, almeno inizialmente, potrebbe non essere necessario.

La sorveglianza attiva cerca di trovare un equilibrio tra due esigenze: non trattare inutilmente un tumore poco aggressivo e, allo stesso tempo, non perdere il momento giusto per curare una malattia che dovesse mostrare segnali di maggiore aggressività. 

Come si svolge la sorveglianza? 

La sorveglianza attiva è un vero e proprio programma di follow-up strutturato. Il controllo comprende principalmente: 

  • PSA: viene generalmente controllato almeno ogni 6 mesi. 
  • Visita urologica ed esplorazione rettale: viene eseguita almeno una volta all'anno. 
  • Risonanza magnetica multiparametrica della prostata: può essere utilizzata per controllare nel tempo eventuali modificazioni delle lesioni. 
  • Biopsie prostatiche: possono essere ripetute durante il percorso di sorveglianza per verificare che il tumore non abbia sviluppato caratteristiche più aggressive. Le linee guida sottolineano che una risonanza magnetica stabile, da sola, non rende automaticamente superflua la biopsia. 


L'obiettivo è quindi quello di osservare non soltanto il valore del PSA, ma l'evoluzione complessiva della malattia. 

Quando bisogna passare al trattamento? 

La sorveglianza attiva può essere interrotta quando gli esami indicano una riclassificazione della malattia, cioè quando il tumore mostra caratteristiche più aggressive.

Un elemento particolarmente importante è il risultato della biopsia. Secondo le EAU 2026, la comparsa di un Grade Group ≥3, oppure di caratteristiche istologiche particolarmente aggressive come pattern cribriforme o crescita intraduttale, rappresenta un importante motivo per rivalutare il trattamento.

Anche un aumento significativo dell'estensione della malattia può portare a una nuova valutazione. È importante sottolineare che un singolo aumento del PSA o una modifica alla risonanza non significa automaticamente che sia necessario operare: prima di modificare la strategia terapeutica, è generalmente necessario confermare la presenza di una progressione significativa, spesso attraverso una nuova biopsia. 

Sorveglianza attiva significa vivere con un tumore? 

Sì, ma con una differenza fondamentale: il tumore viene seguito in modo programmato e con la possibilità di intervenire con intento curativo qualora sia necessario.

Per alcuni pazienti questa strategia permette di vivere per molti anni senza sottoporsi a chirurgia o radioterapia.

I dati disponibili mostrano risultati oncologici molto favorevoli nei pazienti correttamente selezionati per la sorveglianza attiva. Naturalmente, la scelta deve essere personalizzata.

Età, aspettativa di vita, condizioni generali, caratteristiche del tumore, risultati della risonanza, biopsia, PSA e preferenze del paziente devono essere considerati insieme. 

In sintesi: non tutti i GG2 sono uguali 

La diagnosi di tumore prostatico GG2 non significa necessariamente che sia indispensabile un trattamento immediato. In pazienti selezionati, con tumore di piccola estensione, bassa percentuale di pattern 4, PSA contenuto e caratteristiche favorevoli alla risonanza e alla biopsia, la sorveglianza attiva rappresenta oggi una possibilità riconosciuta dalle linee guida europee.

La decisione, tuttavia, deve essere presa insieme al proprio urologo dopo una valutazione completa. L'obiettivo della sorveglianza attiva è semplice: evitare trattamenti non necessari senza rinunciare alla possibilità di curare il tumore quando questo dovesse dimostrare di averne bisogno.

Per approfondimenti clinici e consulenze personalizzate 🩺 Dott. Alberto Macchi