Terapia ormonale bioidentica: personalizzazione, benefici e sicurezza nella menopausa
La terapia ormonale bioidentica utilizza ormoni la cui struttura molecolare è identica a quella degli ormoni prodotti naturalmente dall'organismo. Il termine viene spesso associato esclusivamente alle preparazioni galeniche, ma in realtà esistono sia medicinali bioidentici regolamentati sia preparazioni bioidentiche personalizzate allestite in farmacia.
Si tratta di due modalità differenti di produrre e somministrare lo stesso tipo di ormone, entrambe potenzialmente utili all'interno di un percorso terapeutico individualizzato. La scelta non dovrebbe quindi essere basata sulla contrapposizione tra prodotto registrato e preparazione galenica, ma sulle caratteristiche, sulle necessità e sulla risposta della singola donna.
Nella pratica clinica della Dott.ssa Lenzi, la possibilità di personalizzare realmente la terapia assume un ruolo centrale: non tutte le donne rispondono allo stesso modo agli stessi dosaggi e, soprattutto, non sempre le formulazioni disponibili in commercio consentono di raggiungere la dose o la combinazione più adatta alla singola paziente.
Che cosa significa realmente “ormone bioidentico”?
Un ormone viene definito bioidentico quando la sua struttura chimica e molecolare corrisponde a quella dell'ormone prodotto dall'organismo umano. Estradiolo, progesterone e testosterone possono essere utilizzati in formulazioni bioidentiche, a seconda dell'indicazione e del percorso terapeutico.
È quindi importante distinguere il concetto di bioidenticità da quello di preparazione galenica. Un ormone bioidentico può infatti essere presente sia in un medicinale industriale regolamentato, sia in una preparazione personalizzata allestita in farmacia.
La British Menopause Society distingue infatti tra terapia ormonale bioidentica regolamentata (rBHRT) e terapia bioidentica composta o personalizzata (cBHRT). La prima comprende medicinali standardizzati e autorizzati, mentre la seconda comprende preparazioni realizzate attraverso attività di compounding. Il documento BMS, revisionato nell'aprile 2026, mantiene una posizione prudente nei confronti delle preparazioni composte, sottolineando la diversa disponibilità di dati su sicurezza ed efficacia.
Questa distinzione, tuttavia, non significa che una preparazione galenica sia semplicemente una versione “meno regolamentata” dello stesso trattamento: la sua principale caratteristica è la possibilità di adattare composizione e dosaggio alle esigenze individuali quando le alternative disponibili non sono sufficienti.
In alcune donne, inoltre, una molecola bioidentica può risultare meglio tollerata rispetto a molecole strutturalmente differenti, soprattutto quando viene utilizzata a dosaggi fisiologici. Per il progesterone, questo aspetto è stato discusso anche dalla British Menopause Society.
A chi può essere utile la terapia ormonale in menopausa?
La terapia ormonale non dovrebbe essere considerata esclusivamente come un trattamento per eliminare vampate, sudorazioni o altri disturbi della menopausa. I sintomi rappresentano certamente uno dei principali motivi per cui viene prescritta, ma il suo ruolo può essere più ampio.
La terapia ormonale è il trattamento più efficace per i sintomi vasomotori, come vampate di calore e sudorazioni notturne, e può essere utilizzata anche per i sintomi della sindrome genitourinaria della menopausa. Può inoltre contribuire alla prevenzione della perdita ossea e delle fratture durante il trattamento.
Secondo l'approccio clinico della Dott.ssa Lenzi, ogni donna che entra in menopausa dovrebbe avere l'opportunità di valutare se una terapia ormonale sia appropriata per il proprio profilo, anche quando i sintomi sono ancora pochi o relativamente lievi.
L'obiettivo non è quindi soltanto intervenire quando la qualità di vita è già fortemente compromessa, ma valutare precocemente se esistano le condizioni per accompagnare la donna nella transizione menopausale e, allo stesso tempo, considerare gli effetti della carenza ormonale nel lungo periodo.
Oltre ad agire sui sintomi nel breve termine la terapia contribuisce alla prevenzione a lungo termine: protezione cardiovascolare, salute delle ossa e protezione del sistema nervoso. Il massimo beneficio si ottiene iniziando entro circa dieci anni dalla menopausa o prima dei sessant’anni, ma i benefici restano anche per le donne che iniziano più tardi: la terapia va valutata quando il profilo personale della singola donna la richiede e la giustifica.
Il momento migliore per iniziare non è necessariamente quando i sintomi diventano importanti. In un'ottica di prevenzione e personalizzazione, il primo comparire dei sintomi può rappresentare un momento utile per una valutazione specialistica, soprattutto quando la donna si trova nelle fasi iniziali della transizione menopausale.
La decisione deve comunque essere individuale e basata sulla valutazione complessiva di benefici, rischi, età, tempo trascorso dall'inizio della menopausa e condizioni cliniche.
Qual è la differenza tra estradiolo, progesterone e terapia combinata?
La composizione della terapia dipende anche dalla presenza dell'utero.
L'estrogeno sistemico, infatti, stimola l'endometrio e, nelle donne con utero, deve generalmente essere associato a una adeguata protezione progestinica. L'utilizzo di estrogeni senza un'adeguata protezione endometriale può aumentare il rischio di iperplasia e carcinoma dell'endometrio.
Nelle donne sottoposte a isterectomia può invece essere presa in considerazione una terapia con il solo estrogeno, quando appropriato.
La scelta del tipo di ormone, del dosaggio e della combinazione deve quindi essere fatta sulla base della situazione individuale. Non esiste una terapia identica per tutte le donne e la personalizzazione riguarda sia la scelta delle molecole sia la quantità e la modalità con cui vengono somministrate.
Che cosa significa davvero “terapia su misura”?
Il concetto di terapia “su misura” ha due livelli.
Il primo consiste nel selezionare tra le opzioni disponibili quella più coerente con le caratteristiche della donna: tipo di ormone, formulazione, dosaggio, via di somministrazione e combinazione terapeutica.
Il secondo livello entra in gioco quando la dose o la combinazione necessaria non esiste in commercio. In questo caso può essere necessario costruire una preparazione specifica sulla base del profilo individuale della paziente.
È questo il livello più alto di personalizzazione.
La preparazione galenica può quindi rappresentare uno strumento importante quando le formulazioni industriali disponibili non consentono di raggiungere l'obiettivo terapeutico desiderato. Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dal testosterone.
Testosterone in menopausa: quando la preparazione galenica può diventare importante?
Il testosterone è un ormone prodotto fisiologicamente anche dall'organismo femminile e può essere preso in considerazione in situazioni selezionate, in particolare nelle donne in menopausa con disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, dopo una valutazione complessiva delle possibili cause e della risposta alla terapia estrogenica. La British Menopause Society indica che il testosterone può essere considerato in donne in menopausa con basso desiderio sessuale quando una terapia estrogenica adeguata non è stata sufficiente.
In Italia esiste peròIn Italia, secondo la posizione clinica della Dott.ssa Lenzi, esiste però un'importante limitazione pratica: non è disponibile un medicinale autorizzato specificamente per l'impiego del testosterone nella terapia ormonale della menopausa. Per questo, quando il testosterone è indicato e deve essere inserito nel percorso terapeutico, la preparazione galenica può assumere un ruolo particolarmente importante.
La situazione non è esclusiva dell'Italia: anche in altri Paesi europei sono esistite o esistono limitazioni alla disponibilità di formulazioni autorizzate per l'uso femminile. Ad esempio, i medicinali a base di testosterone autorizzati a livello europeo per alcune indicazioni femminili, come Livensa e Intrinsa, sono stati successivamente ritirati.
Questo esempio mostra concretamente perché medicinali regolamentati e preparazioni galeniche non dovrebbero essere presentati come due categorie necessariamente contrapposte: in determinate situazioni cliniche, la seconda può consentire di realizzare una terapia che altrimenti non sarebbe disponibile nella formulazione o nel dosaggio necessario.
La via transdermica è preferibile alla terapia orale?
La via di somministrazione rappresenta una variabile importante nella scelta della terapia.
Gli estrogeni somministrati per via transdermica, attraverso cerotti, gel o altre formulazioni, evitano il primo passaggio epatico e presentano un profilo differente rispetto alla somministrazione orale per quanto riguarda alcuni fattori di rischio.
La British Menopause Society segnala che l'estradiolo transdermico è associato a un rischio di tromboembolismo venoso e di ictus inferiore rispetto all'estradiolo orale e che la somministrazione transdermica è improbabile che aumenti il rischio di trombosi venosa rispetto alle donne che non assumono HRT.
Per questo la via transdermicaPer questo, nella pratica clinica della Dott.ssa Lenzi, la via transdermica rappresenta generalmente l'opzione preferenziale, proprio per il suo profilo farmacologico e per il fatto che evita il passaggio epatico.
Questo non significa che la terapia sia priva di rischi, né che ogni donna debba necessariamente utilizzare la stessa formulazione.Questo non significa che ogni donna debba necessariamente utilizzare la stessa formulazione. Anche la via di somministrazione deve essere scelta considerando il profilo individuale, i fattori di rischio e le caratteristiche della paziente.
Quando è opportuno iniziare la terapia ormonale?
Il momento di inizio della terapia è un elemento importante del percorso.
Nel novembre 2025 la FDA ha avviato un processo di revisione delle avvertenze generali presenti nei foglietti illustrativi delle terapie ormonali della menopausa, chiedendo di rimuovere dal cosiddetto boxed warning i riferimenti generali a malattie cardiovascolari, tumore mammario e probabile demenza. Nel febbraio 2026 la FDA ha approvato le modifiche alle etichette di sei prodotti. Sono rimaste specifiche avvertenze, tra cui quella relativa al rischio di carcinoma endometriale per i prodotti sistemici a base di solo estrogeno.
Per la terapia ormonale sistemica, la FDA ha inoltre indicato nelle modifiche informative la rilevanza dell'avvio della terapia nelle donne di età inferiore a 60 anni o entro 10 anni dall'inizio della menopausa, nel contesto appropriato.
Questi dati contribuiscono a superare una visione della terapia ormonale basata esclusivamente sulla paura dei rischi e sottolineano l'importanza di considerare età, momento di inizio e profilo individuale.
Il momento della prescrizione, tuttavia, deve essere deciso dal medico dopo una valutazione completa e non può essere ridotto a una semplice soglia anagrafica.
Per quanto tempo può essere proseguita la terapia?
Non esiste necessariamente una scadenza prefissata uguale per tutte.
Nella pratica clinica della Dott.ssa Lenzi, quando la terapia con ormoni bioidentici è indicata e continua a offrire un beneficio, non viene stabilita a priori una data di interruzione automatica.
La terapia viene invece rivalutata periodicamente, verificando benefici, tollerabilità, eventuali nuovi fattori di rischio e necessità di modificare dosaggi o formulazioni.
Anche la British Menopause Society sottolinea che dose, schema e durata della terapia devono essere individualizzati, con una valutazione periodica del rapporto tra vantaggi e possibili rischi.
L'obiettivo non è quindi utilizzare la terapia “per sempre” né interromperla automaticamente dopo un determinato numero di anni, ma continuare a rivalutare la sua appropriatezza nel tempo.
Servono gli esami del sangue per personalizzare la terapia?
Su questo punto è importante distinguere tra ciò che alcune società scientifiche indicano in generale e la pratica clinica adottata dalla Dott.ssa Lenzi.
Per quanto riguarda i test salivari, le evidenze disponibili non ne supportano l'impiego routinario per determinare il dosaggio della terapia ormonale. La British Menopause Society, nel documento revisionato nel 2026, sottolinea infatti che non vi sono evidenze sufficienti per giustificare l'utilizzo di numerosi test ormonali sierici e salivari come strumento per una precisa personalizzazione delle preparazioni composte.
La pratica della Dott.ssa Lenzi è invece specifica: la terapia viene impostata sulla base degli esami ematici e non viene prescritta utilizzando esami più vecchi di 12 mesi.
Il motivo è che il profilo ormonale della donna può cambiare nel tempo. Per questo, secondo questo approccio clinico, gli esami vengono ripetuti e interpretati insieme alla storia clinica, ai sintomi e alla risposta alla terapia.
Gli esami non rappresentano quindi l'unico elemento decisionale, ma costituiscono uno degli strumenti utilizzati per costruire e aggiornare il percorso terapeutico individuale.
Gli ormoni bioidentici sono più sicuri degli ormoni sintetici?
Non è corretto trasformare la parola “bioidentico” in una garanzia automatica di sicurezza.
La bioidenticità indica principalmente la corrispondenza strutturale della molecola con l'ormone umano. Il profilo di sicurezza dipende anche dalla molecola utilizzata, dal dosaggio, dalla via di somministrazione, dalla combinazione terapeutica, dalla durata e dalle caratteristiche della donna.
Allo stesso tempo, nella pratica clinica può essere rilevante la differenza tra molecole strutturalmente identiche a quelle fisiologiche e molecole che presentano una struttura diversa. Il progesterone micronizzato, per esempio, viene considerato in alcune linee di indirizzo per il suo profilo specifico rispetto ad alcuni progestinici. Per questo la domanda non dovrebbe essere semplicemente “bioidentico o sintetico?”, ma quale molecola, a quale dose, attraverso quale via e per quale donna?
Quali rischi devono essere discussi prima di iniziare?
Come qualsiasi trattamento farmacologico, anche la terapia ormonale richiede una valutazione individuale.
Devono essere considerate storia personale e familiare, fattori cardiovascolari e trombotici, storia oncologica, presenza dell'utero, età, tempo trascorso dalla menopausa, sintomi e obiettivi della terapia.
Come per ogni terapia medica attiva esistono controindicazioni generali, legate a condizioni epatiche, cardiovascolari o oncologiche attive, che richiedono un’attenta valutazione clinica. Alcune condizioni escludono l’uso degli estrogeni per via generale: sanguinamento vaginale di origine sconosciuta, trombosi venosa profonda o embolia polmonare attiva, gravi malattie acute del fegato, recenti eventi cardiovascolari come infarto o ictus, tumori ormono-dipendenti in fase attiva e trombofilia ereditaria nota. Secondo la posizione clinica della Dott.ssa Lenzi, però, nessuna donna è esclusa a priori: ogni situazione va valutata individualmente.
L’effetto indesiderato che si osserva in pratica è quello da iperdosaggio, cioè da una dose eccessiva rispetto al fabbisogno: può dare segni di iperandrogenismo, come perdita di capelli e untuosità della cute, e si corregge riducendo il dosaggio. È proprio qui che incide la personalizzazione: la preparazione galenica permette di calibrare la dose sul profilo della singola donna. Per questo l’obiettivo è trovare il quantitativo minimo di ormoni che elimini i sintomi, con controlli nel tempo.
All’inizio della terapia possono inoltre comparire piccole perdite ematiche, e in alcune donne il ciclo può ripresentarsi dopo anni: è la risposta dell’endometrio alla ripresa ormonale. Qualora le perdite superino la settimana è necessaria una visita ginecologica di controllo.
Il rischio non è uguale per tutte le donne e non può essere valutato indipendentemente dal tipo di trattamento. Anche la scelta tra estrogeno, progesterone o altri ormoni, la dose e la via di somministrazione modificano il profilo complessivo.
La terapia deve quindi essere prescritta dopo una valutazione medica e successivamente rivalutata periodicamente, soprattutto quando cambiano le condizioni cliniche della donna.
Come si personalizza davvero una terapia ormonale in menopausa?
Personalizzare una terapia significa prima di tutto conoscere la donna e il suo profilo clinico, non semplicemente correggere un valore di laboratorio.
La valutazione comprende i sintomi presenti, il momento della transizione menopausale, l'età, la presenza o meno dell'utero, gli eventuali fattori di rischio cardiovascolare, trombotico e oncologico, gli esami ematici e la risposta ai trattamenti precedenti.
A questo si aggiunge la scelta della formulazione più appropriata.
Il concetto di terapia su misura ha quindi due livelli: selezionare tra le opzioni disponibili quella più coerente con le caratteristiche della donna e, quando la dose o la combinazione necessaria non esiste in commercio, costruire la preparazione sul suo profilo individuale.
È questo secondo livello che rende la preparazione galenica uno strumento di personalizzazione particolarmente utile in situazioni selezionate.
Che cosa chiedere allo specialista prima di iniziare?
Prima di iniziare una terapia ormonale è utile chiedere quale sia l'obiettivo del trattamento, quali ormoni verranno utilizzati, perché siano stati scelti determinati dosaggi e quale sia la via di somministrazione prevista.
È importante inoltre capire se sia sufficiente una formulazione disponibile in commercio oppure se esista una necessità specifica che renda utile una preparazione galenica personalizzata.
La donna dovrebbe inoltre conoscere quali esami siano necessari prima di iniziare, quando dovranno essere ripetuti e con quale frequenza verrà rivalutata la terapia.
La scelta non dovrebbe quindi essere tra una terapia “naturale” e una “artificiale”, né tra prodotti registrati e galenici considerati automaticamente migliori o peggiori. Il punto centrale è individuare la terapia più adatta alla singola donna, utilizzando, quando necessario, anche il livello di personalizzazione consentito dalle preparazioni galeniche.
La terapia ormonale bioidentica può così diventare parte di un percorso medico finalizzato non soltanto al controllo dei sintomi, ma anche ad accompagnare la donna nella transizione menopausale e a valutare, nel lungo periodo, il mantenimento della salute e della qualità di vita.
Bibliografia:
- British Menopause Society, BMS Consensus Statement: Bioidentical HRT (N. Panay), revisionato aprile 2026 - pubblicato anche come Panay N., Bioidentical HRT, Post Reproductive Health 2026;32(2):89-92.
- U.S. Food and Drug Administration, HHS Advances Women’s Health, Removes Misleading FDA Warnings on Hormone Replacement Therapy, 10 novembre 2025
- U.S. Food and Drug Administration, FDA Approves Labeling Changes for Menopausal Hormone Therapy Products, 12 febbraio 2026
- European Medicines Agency, Intrinsa (testosterone), EPAR: autorizzazione all’immissione in commercio ritirata il 25 maggio 2012


