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Tristezza e depressione: tra dolce amarezza e tragica malinconia

Dott. Paolo Cappellotto
Scritto da: Dott. Paolo Cappellotto Neurologo e Psicoterapeuta a Venezia
5.0 |

3 recensioni

Pubblicato il: 17/12/2025 Editato da: Serena Silvia Ponso il 17/12/2025

Secondo il Dott. Paolo Cappellotto, neuropsichiatra, psicologo e psicoterapeuta, la tristezza è una componente normale della vita umana, una risorsa, come risposta ad eventi di cambiamento e perdita inevitabili nella nostra esistenza. La depressione, invece, si configura come una forma di tristezza molto più intensa e persistente, caratterizzata da una profonda sofferenza sia psichica sia corporea.

Come inizia il vissuto depressivo?

Incomincia spesso con disturbi somatici che precedono quelli psicologici: senso di astenia, nausea, stipsi, coliti, diminuzione dell’appetito, affanno, disturbi del sonno e diminuzione della libido.

Ben presto insorgono i sintomi psicologici: progressiva diminuzione dell’interesse e del piacere di vivere come prima, bassa stima di sé stessi e voglia di isolarsi dalle persone e dal mondo, tendenza al pessimismo, lamentosità, irritabilità.

Ma da dove originano questi cambiamenti somatici e psicologici?

Insorgono e maturano spesso da eventi reali come difficoltà economiche, lavorative, familiari, separazioni; da perdite luttuose o malattie croniche o da segni di decadenza fisica, ma anche da altri eventi vissuti in chiave di perdita o fallimento.

Come reagisce la persona depressa?

Ascoltando la persona depressa e cercando di immedesimarsi, il Dott. Paolo Cappellotto, in base alla sua lunga esperienza professionale neurologica e psicoterapeutica, avverte che questi può mettere in atto frequenti atteggiamenti autolesionistici e coltivare progetti a lungo meditati, spesso tenuti nascosti a tutti, di come farla finita con la sua sofferenza. Ad esempio ingerendo dosi massicce di farmaci o pianificando tentativi desiderati di suicidio che, purtroppo, talvolta possono anche riuscire.

Quando la persona depressa, i suoi conviventi e il suo medico devono cominciare a preoccuparsi e a trovare qualche rimedio?

Secondo il Dott. Paolo Cappellotto, è necessario iniziare a preoccuparsi quando il paziente ha sempre più difficoltà ad alzarsi la mattina, a muoversi per andare al lavoro o a scuola. A ciò si associa la perdita di interesse e di piacere anche nelle più piccole cose, un profondo senso di inutilità e di peso per sé e per gli altri, oltre a un progressivo isolamento dal mondo esterno. In questi casi possono comparire pensieri di morte e idee suicidarie, espressione di una sofferenza vissuta come insopportabile, accompagnata da frasi come: “non riesco più a sopportare la mia vita, non ho più speranza, nulla cambia, facciamola finita!”

Proposte di aiuto

Percorsi di crescita personale, counselling; psicoterapia di sostegno, cognitiva, psicodinamica da parte di uno psicoterapeuta; trattamenti psicofarmacologici con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Secondo l’opinione del Dott. Paolo Cappellotto, gli esseri umani possono:

  1. mettere in campo risorse psicologiche, come apprendere (insegnando loro) nuove modalità di reazione a transitorie sensazioni di inadeguatezza e incapacità, sempre insite nella vita umana;
  2. affrontare con coraggio e determinazione gli inevitabili cambiamenti sempre presenti della vita;
  3. cercare l’aiuto di amici e familiari capaci di offrire ascolto, senza colpevolizzare né sminuire la sofferenza vissuta.


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Ovvio che questi approcci non medicalizzanti rimangono complementari se il disturbo depressivo è intenso, prolungato, invalidante, con forti e sottostanti cause biologiche, come nel caso della depressione maggiore, nella depressione bipolare, nella depressione post-partum o nel corso di tumori e disordini endocrinologici.


“Non poter immaginare nemmeno la bellezza che non comprenda la malinconia”

Charles Baudelaire

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