Tumore della prostata e chirurgia robotica

Autore: Prof. Paolo Gontero
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

L’asportazione della ghiandola prostatica si esegue con il robot. Il Prof. Gontero, esperto in Urologia a Torino e Novara, parla dei vantaggi di affidarsi al Sistema Da Vinci

 

La prostatectomia, cioè l’asportazione della ghiandola prostatica, è l’intervento di elezione in caso di tumore della prostata. Oggi, il Sistema Da Vinci permette di eseguire questo intervento con la massima precisione e sicurezza.

 

Il chirurgo opera da una consolle, posizionata a 2-3 metri di distanza dal lettino operatorio, dalla quale aziona i bracci del robot a cui sono fissati gli strumenti operativi e un’ottica telescopica. L'intervento, che richiede l’anestesia generale, viene eseguito attraverso dei piccoli fori praticati sull'addome del paziente.

I vantaggi di questa tecnica sono molti: l'ottica permette una visione tridimensionale delle strutture anatomiche e gli strumenti utilizzati dal robot consentono movimenti molto più precisi di quelli fattibili dalla mano del chirurgo. Il chirurgo, quindi, ha maggiore facilità nel preservare i nervi dell'erezione (nervesparing) e le strutture deputate alla continenza.

La ripresa postoperatoria è rapida (i pazienti vengono dimessi dopo 3-4 giorni), e la maggior precisione con cui la vescica viene suturata all'uretra consente una veloce rimozione del catetere vescicale.

 

La prostatectomia radicale robotica è un intervento adatto anche in caso di tumori ad alto rischio o di tumori che non hanno risposto alla radioterapia. Inoltre, la tecnica preserva l’erezione e la continenza.

Prof. Paolo Gontero
Urologia

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