

Le varici degli arti inferiori sono vene superficiali dilatate e tortuose che possono essere associate a pesantezza, dolore, gonfiore e alterazioni della pelle. Non tutte richiedono lo stesso trattamento: la decisione dipende soprattutto dai sintomi, dall’anatomia del sistema venoso e dal tipo di reflusso individuato con l’ecocolordoppler.
Le vene delle gambe devono riportare il sangue verso il cuore contrastando la forza di gravità. A questo processo contribuiscono le valvole venose e la contrazione dei muscoli del polpaccio. Quando le valvole non funzionano correttamente, parte del sangue può tornare indietro e aumentare la pressione all’interno delle vene superficiali, favorendone la dilatazione.
Le varici sono molto comuni: secondo il NICE, le vene varicose visibili degli arti inferiori interessano almeno un terzo della popolazione. La frequenza aumenta con l’età e la condizione è comune anche durante la gravidanza.
Non tutte le vene visibili indicano però la stessa situazione. Piccole teleangectasie, vene reticolari e grosse varici possono appartenere a stadi differenti della malattia venosa cronica e richiedere valutazioni diverse.
Le varici possono essere completamente asintomatiche oppure accompagnarsi a pesantezza, dolore, senso di tensione, prurito, crampi e gonfiore, soprattutto dopo molte ore in piedi.
Il problema non è necessariamente proporzionale alle dimensioni delle vene visibili. Una persona può presentare varici evidenti con pochi sintomi, mentre un’altra può avere disturbi significativi associati a un reflusso venoso meno appariscente.
L’evoluzione può inoltre comprendere alterazioni cutanee, pigmentazione, eczema venoso e ulcerazioni. Secondo il NICE, nel corso della vita circa il 3-6% delle persone con vene varicose sviluppa ulcere venose.
Per questo motivo la valutazione non dovrebbe fermarsi all’aspetto estetico della gamba.
È consigliabile una valutazione quando le varici provocano sintomi persistenti, gonfiore, modificazioni della pelle o episodi di infiammazione delle vene superficiali.
Il NICE raccomanda l’invio a un servizio vascolare nei pazienti con varici sintomatiche, alterazioni cutanee attribuibili all’insufficienza venosa, trombosi venosa superficiale associata a sospetta incompetenza venosa oppure ulcera venosa. La valutazione specialistica è indicata anche in caso di sanguinamento da una vena varicosa, situazione che richiede un controllo rapido.
Una gamba improvvisamente gonfia, dolorosa o arrossata merita inoltre una valutazione medica perché i sintomi non devono essere attribuiti automaticamente alle sole varici: è necessario escludere altre condizioni, comprese quelle trombotiche.
No. L’aspetto esterno della gamba non è sufficiente per stabilire quale trattamento sia più appropriato.
È questo il punto centrale nella gestione moderna delle varici. Le linee guida internazionali raccomandano l’ecocolordoppler venoso come esame di riferimento per individuare il reflusso, identificare le vene coinvolte e pianificare l’eventuale trattamento. Le linee guida SVS/AVF/AVLS attribuiscono a questa raccomandazione un grado 1, cioè forte, con qualità dell’evidenza B.
L’esame permette di studiare il flusso nelle vene superficiali e profonde e di verificare il funzionamento delle valvole. Nelle linee guida americane il reflusso nelle principali vene superficiali viene definito, in genere, dalla presenza di un flusso inverso superiore a 500 millisecondi.
Questo consente di capire se il problema riguarda, ad esempio, la grande safena, la piccola safena, vene accessorie o semplicemente alcuni rami superficiali.
Due gambe apparentemente simili possono quindi avere un’origine anatomica diversa e richiedere strategie differenti. Il trattamento dovrebbe correggere il problema venoso individuato e non limitarsi a eliminare la vena più evidente.
Le calze a compressione possono ridurre alcuni sintomi, ma non sono automaticamente la prima soluzione definitiva per tutti i pazienti con varici.
Le linee guida SVS/AVF/AVLS del 2023 hanno analizzato anche una revisione comprendente 13 studi e oltre 1.000 pazienti sulla terapia compressiva. Alcuni studi hanno mostrato un miglioramento dei sintomi, ma con risultati variabili e problemi di aderenza dovuti, tra l’altro, a fastidio, prurito e difficoltà nell’indossare le calze.
Nei pazienti con varici sintomatiche e reflusso assiale che possono essere sottoposti a una procedura, le stesse linee guida raccomandano l’intervento sul sistema venoso superficiale rispetto alla compressione a lungo termine, con raccomandazione forte di grado 1 per il reflusso della grande o piccola safena.
La compressione rimane comunque utile quando le condizioni generali, la mobilità o le preferenze del paziente orientano verso una gestione conservativa.
Le possibilità comprendono tecniche endovenose termiche, procedure non termiche, scleroterapia e chirurgia tradizionale. Non esiste una procedura ideale in assoluto.
Il NICE indica, nei pazienti con varici e reflusso truncale confermato, una sequenza basata sulla suitability del paziente: ablazione endovenosa termica come prima opzione; scleroterapia ecoguidata con schiuma se l’ablazione termica non è adatta; chirurgia se le prime due possibilità non sono indicate.
Anche le linee guida americane favoriscono l’ablazione endovenosa rispetto alla legatura e allo stripping nei pazienti appropriati, considerando però anatomia, disponibilità tecnologica ed esperienza del professionista. Per grande e piccola safena sintomatiche sono considerate valide tecniche termiche e non termiche, scelte in base alle caratteristiche cliniche e alle preferenze del paziente.
Il trattamento può essere completato, quando necessario, con procedure sui rami varicosi visibili.
Sì, anche se oggi non rappresenta necessariamente la prima scelta in tutti i casi.
Le tecniche endovenose hanno progressivamente modificato il trattamento della malattia venosa perché permettono di chiudere la vena insufficiente attraverso accessi limitati. Tuttavia, secondo le linee guida SVS/AVF/AVLS, la legatura e lo stripping restano opzioni valide quando l’anatomia non permette il trattamento endovenoso oppure quando le tecnologie o le competenze necessarie non sono disponibili; la raccomandazione per queste situazioni è di grado 1.
La decisione deve quindi essere individuale. Non è corretto considerare automaticamente “vecchia” una procedura chirurgica o, al contrario, ritenere una tecnica mini-invasiva adatta a ogni paziente.
Sì. Trattare correttamente una vena insufficiente non elimina la predisposizione individuale alla malattia venosa.
Il NICE sottolinea che i pazienti devono essere informati della possibilità che compaiano nuove vene varicose dopo il trattamento e che, in alcuni casi, possa essere necessaria più di una seduta. Il rischio di ulteriori varici è inoltre maggiore nei pazienti già trattati per una recidiva rispetto a quelli sottoposti al primo intervento.
Questo non significa che il trattamento sia inefficace. La malattia venosa è una condizione cronica e può evolvere nel tempo coinvolgendo segmenti diversi del sistema superficiale.
Proprio per questo il trattamento dovrebbe essere preceduto da una corretta mappatura ecocolordoppler e seguito da controlli quando clinicamente indicati.
L’attività fisica regolare e il movimento favoriscono l’azione della pompa muscolare del polpaccio. Ridurre lunghi periodi di immobilità e mantenere un peso adeguato può inoltre aiutare la salute generale e la mobilità.
Queste misure, però, non fanno scomparire un reflusso venoso già presente e non sostituiscono una valutazione quando compaiono varici sintomatiche o segni di malattia venosa più avanzata.
La classificazione internazionale CEAP, aggiornata nel 2020 e raccomandata dalle linee guida SVS/AVF/AVLS, distingue la malattia venosa in differenti stadi clinici, da C0 a C6, fino alla presenza di ulcera venosa attiva.
Il messaggio pratico è quindi semplice: non bisogna decidere se e come trattare una varice soltanto in base a quanto è visibile. Sintomi, condizioni della pelle, ecocolordoppler, anatomia venosa e caratteristiche personali permettono di scegliere tra osservazione, compressione, procedure endovenose, scleroterapia o chirurgia.