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Vivere con la trombofilia: guida pratica alla prevenzione e terapia

La trombofilia è una condizione caratterizzata da una tendenza aumentata alla formazione di coaguli di sangue (trombi). In Italia, molte persone scoprono di avere una predisposizione alla trombofilia solo dopo un evento acuto, come una trombosi venosa profonda o un’embolia polmonare. Il ruolo dell’ematologo è centrale per identificare i fattori di rischio e guidare la prevenzione, soprattutto nei pazienti predisposti geneticamente o esposti a situazioni a rischio

Quando la predisposizione non basta: serve un fattore scatenante

Avere una trombofilia non significa necessariamente sviluppare una trombosi. Tuttavia, alcune circostanze aumentano il rischio che un evento si verifichi, come:

  • Gravidanza o post-parto
  • Assunzione di pillola anticoncezionale o terapia ormonale
  • Immobilità prolungata o lunghi viaggi
  • Interventi chirurgici, traumi o ricoveri


In questi casi, la valutazione ematologica preventiva è importante per attuare strategie protettive personalizzate.

Diagnosi ematologica: non solo esami genetici

L’ematologo svolge un ruolo chiave nella diagnosi, che non si basa soltanto sugli esami genetici (come le mutazioni Fattore V Leiden o Protrombina G20210A), ma anche su:

  • Storia clinica personale e familiare
  • Test di laboratorio per valutare la coagulazione
  • Analisi del contesto clinico e dei fattori di rischio


L’obiettivo è identificare il reale rischio trombotico individuale e decidere se, quando e come intervenire.

Anticoagulanti: né sempre né per tutti

Una delle domande più comuni riguarda la necessità di assumere anticoagulanti a lungo termine. In realtà, la terapia viene riservata a situazioni specifiche, come:

  • Prevenzione dopo un primo evento trombotico
  • Gravidanze complicate o a rischio
  • Immobilità o situazioni cliniche ad alto rischio


La prescrizione va personalizzata. L’uso improprio degli anticoagulanti può infatti comportare un aumento del rischio di sanguinamenti. È fondamentale che la decisione sia presa da uno specialista con esperienza in emostasi e trombosi.

Il monitoraggio è parte della terapia

Anche nei pazienti asintomatici, una volta posta la diagnosi, è consigliato un follow-up regolare, che include:

  • Controlli periodici della coagulazione
  • Verifica dell’efficacia del trattamento
  • Revisione del profilo di rischio nel tempo


Questo approccio consente una gestione dinamica della trombofilia, adeguandola ai cambiamenti della vita del paziente (età, gravidanze, operazioni chirurgiche, ecc.).

Informarsi per proteggersi

In Italia, la scarsa conoscenza della trombofilia porta spesso a diagnosi tardive. È importante informare e sensibilizzare chi ha casi di trombosi in famiglia, donne che stanno programmando una gravidanza e pazienti che devono affrontare terapie ormonali o interventi. Rivolgersi a uno specialista in ematologia permette di affrontare la trombofilia con maggiore sicurezza e serenità, prevenendo complicanze evitabili.


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