Hanno trovato un aneurisma cerebrale per caso in una risonanza: cosa significa davvero?

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Sempre più spesso capita: un esame di risonanza magnetica eseguito per un altro motivo — una cefalea, un controllo, un trauma — rivela la presenza di un aneurisma cerebrale che nessuno sospettava.

È una situazione che genera comprensibilmente ansia, ma è bene saperlo subito: si stima che circa il 3-5% della popolazione generale conviva con un aneurisma cerebrale non rotto, nella grande maggioranza dei casi senza mai saperlo e senza che comporti alcun problema nel corso della vita.

Un aneurisma è un rigonfiamento localizzato della parete di un'arteria, nel punto in cui la parete si è indebolita. Non tutti gli aneurismi si comportano allo stesso modo: dimensione, forma e localizzazione determinano un rischio di rottura molto diverso da caso a caso.

Un aneurisma è un rigonfiamento della parete arteriosa in un punto indebolito.

La domanda che segue è sempre la stessa: questo aneurisma va trattato subito, va monitorato o si può ignorare?

Non esiste una risposta valida per tutti, ed è proprio qui che il ruolo della visita specialistica diventa determinante: nessun referto, da solo, può rispondere a questa domanda. Serve una valutazione che metta insieme i dati dell'imaging con il profilo del singolo paziente.

Quali sono i parametri che orientano la decisione dopo la scoperta di un aneurisma?

Per stimare il rischio di rottura, la comunità scientifica utilizza strumenti validati come il PHASES score, sviluppato da un'analisi che ha messo insieme i dati di oltre 8.300 pazienti provenienti da sei studi prospettici internazionali.¹

Lo score integra sei parametri specifici — età, ipertensione, precedente emorragia da altro aneurisma, dimensione, localizzazione e origine geografica — per stimare il rischio di rottura a 5 anni.

Il risultato varia enormemente da caso a caso: dallo 0,25% circa in un paziente giovane senza fattori di rischio con un piccolo aneurisma della carotide interna, fino a oltre il 15% in un paziente anziano, iperteso, con aneurisma di grandi dimensioni in sede posteriore.¹

Questo significa una cosa concreta: la maggior parte degli aneurismi scoperti incidentalmente non richiede un trattamento immediato.

Tuttavia, tutti richiedono una valutazione specialistica per capire in quale fascia di rischio si collochi il caso specifico. Quando il rischio è basso, può essere indicato impostare un programma di sorveglianza nel tempo, con controlli di imaging periodici, invece di intervenire senza necessità.

Cosa succede dopo la scoperta di un aneurisma in una risonanza?

Il riscontro di un aneurisma durante una risonanza non significa automaticamente che sia necessario intervenire. Il primo passo consiste nel caratterizzare con maggiore precisione l'aneurisma, valutandone dimensioni, forma, sede e rapporto con i vasi circostanti.

A seconda delle caratteristiche del caso, possono essere necessari ulteriori esami di imaging, che permettono di ottenere informazioni più dettagliate rispetto a quelle disponibili nel referto iniziale. Questi dati vengono poi integrati con le caratteristiche individuali del paziente e con gli eventuali fattori di rischio, così da stabilire se sia più appropriato un trattamento oppure un semplice monitoraggio nel tempo.

Nella mia pratica clinica, la valutazione di un aneurisma scoperto incidentalmente comprende uno studio angiografico dedicato — spesso con angio-TC o angio-RM di alta qualità, talvolta integrato da un'angiografia diagnostica con l'angiografo biplano di ultima generazione disponibile al Gemelli — per definire con precisione forma, dimensioni e rapporti con i vasi collaterali.

Sono proprio questi elementi, insieme al profilo di rischio individuale, a orientare la scelta tra sorveglianza attiva e trattamento.


Fonti:

  • Greving JP, Wermer MJ, Brown RD Jr, et al. Development of the PHASES score for prediction of risk of rupture of intracranial aneurysms: a pooled analysis of six prospective cohort studies. Lancet Neurol. 2014;13(1):59-66. doi:10.1016/S1474-4422(13)70263-1.


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