

La diagnosi prenatale raccoglie gli esami specialistici in ginecologia che permettono di valutare lo stato di salute del feto.
Nelle gravidanze ad alto rischio, il percorso clinico si concentra sull'identificazione precoce e sulla gestione tempestiva di anomalie fetali strutturali o genetiche, garantendo risposte precise e un supporto personalizzato
La diagnosi prenatale comprende l'insieme delle indagini strumentali e di laboratorio volte a monitorare lo sviluppo fetale. Una gestazione viene definita gravidanza ad alto rischio quando sussistono fattori materni, anamnestici o ecografici che aumentano la probabilità di complicanze.
Tra gli esami non invasivi di screening più innovativi figura il test del DNA fetale libero (NIPT), che analizza il materiale genetico di origine placentare presente nel circolo sanguigno materno. Secondo Gil et al. (2015), questo screening presenta una sensibilità del 99,7% nella rilevazione della Trisomia 21 (sindrome di Down).
L'esame fondamentale per lo studio della conformazione fetale è l'ecografia morfologica, che viene eseguita di routine nel secondo trimestre. Durante questo controllo specialistico, il ginecologo esamina nel dettaglio ogni distretto anatomico, compresi il cuore, il sistema nervoso centrale e gli organi addominali, per escludere malformazioni.
In presenza di sospetti clinicali o di fattori di rischio specifici, si ricorre all'ecografia di secondo livello, eseguita da operatori esperti con apparecchiature ad alta risoluzione. Secondo le linee guida redatte dalla ISUOG (2013), la valutazione ecografica delle anomalie fetali nel secondo trimestre permette di diagnosticare fino all'85% delle malformazioni strutturali maggiori.
Qualora i test di screening rilevino un rischio elevato o l'ecografia evidenzi un quadro sospetto, l'indicazione clinica prevede l'esecuzione di indagini invasive di diagnosi prenatale. Questi esami permettono di ottenere una certezza diagnostica sul corredo cromosomico e genetico del nascituro:
In caso di riscontro di un'anomalia fetale strutturale o genetica, la presa in carico non si limita all'esito del laboratorio, ma integra la consulenza genetica e la programmazione multidisciplinare con chirurghi pediatrici e neonatologi.
Prima di affrontare una procedura invasiva come la villocentesi o l'amniocentesi, è essenziale eseguire una consulenza specialistica per valutare la storia clinica e comprendere l'accuratezza del test. È opportuno effettuare controlli infettivologici preliminari e verificare il gruppo sanguigno materno per l'eventuale profilassi anti-D nelle donne con Rhesus negativo.
Dopo l'esame, si raccomanda un riposo cautelare di 24-48 ore, evitando sforzi fisici intensi. La sicurezza di queste procedure è ormai ampiamente consolidata: secondo Akolekar et al. (2015), il rischio di perdita fetale procedura-correlato per l'amniocentesi e la villocentesi è stimato intorno allo 0,11% - 0,22% se eseguite da operatori esperti.