Metastasi encefaliche: la radiochirurgia per trattarle con precisione, senza intervento chirurgico

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Intervista al Prof. Filippo Alongi, Direttore del Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella(Verona)

Le metastasi encefaliche possono comparire nel corso di diverse patologie oncologiche, tra cui tumore del polmone, tumore della mammella, tumore del rene e melanoma. La loro presenza, tuttavia, non significa necessariamente dover ricorrere alla radioterapia dell’intero encefalo. 

Grazie alla radiochirurgia stereotassica (SRS) è oggi possibile trattare con elevata precisione le singole metastasi cerebrali, concentrando dosi elevate di radiazioni sul tumore e cercando, al contempo, di preservare il più possibile il tessuto cerebrale sano. 

Nonostante il termine “radiochirurgia”, non si tratta di un intervento chirurgico: non sono necessarie incisioni e il trattamento viene eseguito mediante sofisticate apparecchiature di radioterapia

Come funziona la radiochirurgia per le metastasi cerebrali? 

Prima di procedere con il trattamento viene eseguita una risonanza magnetica encefalica ad alta definizione, generalmente integrata con una TC di pianificazione. 

Le immagini consentono al radio-oncologo di individuare con precisione millimetrica le metastasi e di definire il piano di trattamento. 

Durante la seduta, numerosi fasci di radiazioni vengono indirizzati verso il bersaglio da differenti direzioni. Questa tecnica consente di somministrare una dose molto elevata alla metastasi, riducendo rapidamente la dose assorbita dai tessuti circostanti.

Il trattamento può essere eseguito: 

  • in una singola seduta, nella vera e propria radiochirurgia; 
  • in 3-5 sedute, quando le dimensioni o la posizione della metastasi rendono preferibile distribuire la dose nel tempo. 

Caso di paziente con metastasi encefalica trattato con radiochirurgia presso il Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona), diretto dal Prof. Alongi. 

Perché scegliere un trattamento così mirato? 

L’obiettivo della radiochirurgia stereotassica è ottenere un elevato controllo delle metastasi trattate, preservando quanto più possibile il cervello sano. 


Tra i principali vantaggi vi sono: 

  • trattamento non invasivo; 
  • possibilità di completare la terapia in una o poche sedute; 
  • elevata precisione nel trattamento; 
  • alta probabilità di controllo locale delle metastasi; 
  • possibilità di trattare più lesioni contemporaneamente; 
  • limitata esposizione alle radiazioni del tessuto cerebrale sano; 
  • rapido ritorno alle normali attività; 
  • possibilità di integrare la radiochirurgia con le moderne terapie oncologiche. 

Radiochirurgia o radioterapia di tutto l’encefalo? 

In passato, la presenza di metastasi cerebrali veniva frequentemente trattata mediante la radioterapia dell’intero encefalo (Whole Brain Radiotherapy, WBRT). 

Oggi, quando le condizioni cliniche lo consentono, si cerca di evitare l’irradiazione non necessaria del cervello sano. Questo aspetto è particolarmente importante perché la radioterapia dell’intero encefalo può avere, nel tempo, un maggiore impatto su alcune funzioni cognitive, tra cui memoria e capacità di concentrazione. 

La radiochirurgia stereotassica, invece, consente di concentrare il trattamento sulle singole metastasi, preservando maggiormente le restanti aree dell’encefalo. 

Per questo motivo, nei pazienti adeguatamente selezionati, rappresenta oggi una delle principali strategie terapeutiche per il trattamento delle metastasi encefaliche. 

È possibile trattare anche metastasi cerebrali multiple? 

Sì. Il numero delle metastasi non rappresenta più l’unico criterio utilizzato per stabilire se un paziente possa essere sottoposto a radiochirurgia. 

Le moderne tecnologie consentono infatti di trattare contemporaneamente anche numerose metastasi encefaliche. 

La scelta terapeutica dipende soprattutto dal volume complessivo della malattia intracranica, dalle dimensioni e dalla localizzazione delle singole lesioni, dalle condizioni generali del paziente, dal controllo della malattia extracranica e dalle alternative terapeutiche disponibili. 

In alcuni pazienti, quindi, la radiochirurgia può essere indicata anche quando le metastasi sono più di quattro o cinque, consentendo di evitare o rimandare, quando appropriato, l’irradiazione dell’intero encefalo. 

Quale ruolo ha la radiochirurgia dopo l’intervento chirurgico? 

La radiochirurgia può avere un ruolo importante anche dopo l’asportazione chirurgica di una metastasi cerebrale. 

Nei pazienti selezionati è possibile eseguire una radioterapia stereotassica mirata alla cavità chirurgica, cioè all’area nella quale si trovava la metastasi. 

L’obiettivo è ridurre il rischio di una recidiva locale, evitando al contempo, quando non necessario, di irradiare tutto l’encefalo. 

Chirurgia e radiochirurgia non sono quindi necessariamente alternative, ma possono rappresentare due componenti complementari dello stesso percorso terapeutico. 

Come viene tollerata la radiochirurgia cerebrale? 

La radiochirurgia stereotassica è generalmente ben tollerata e viene normalmente effettuata senza ricovero. 

La maggior parte dei pazienti può tornare rapidamente alle proprie attività. In alcuni casi possono comparire temporaneamente stanchezza, cefalea, nausea o aumento dell’edema intorno alla metastasi, generalmente controllabili con terapia medica. 

A distanza di tempo, in una minoranza dei pazienti, può verificarsi una reazione del tessuto cerebrale irradiato chiamata radionecrosi. Il rischio dipende soprattutto dalle dimensioni della lesione, dalla dose somministrata e dal volume di cervello irradiato. 

Per ridurre questo rischio, nelle metastasi di maggiori dimensioni o localizzate vicino a strutture particolarmente delicate può essere preferibile distribuire il trattamento in 3-5 sedute anziché in una sola. 

Chi è il candidato ideale alla radiochirurgia? 

Non esiste un numero preciso di metastasi oltre il quale la radiochirurgia non sia possibile. 


L’indicazione viene definita considerando diversi fattori: 

  • numero e soprattutto volume complessivo delle metastasi; 
  • dimensioni delle singole lesioni; 
  • sede delle metastasi; 
  • eventuale presenza di sintomi neurologici; 
  • caratteristiche del tumore di origine; 
  • presenza e controllo della malattia nel resto dell’organismo; 
  • efficacia delle terapie farmacologiche disponibili; 
  • condizioni generali e aspettativa di vita del paziente. 


Per alcune metastasi di grandi dimensioni, sintomatiche o responsabili di un importante effetto compressivo, può invece essere più appropriato considerare inizialmente la neurochirurgia. 

Il ruolo del radio-oncologo nella scelta del trattamento 

Il radio-oncologo ha un ruolo centrale nella scelta del paziente e della strategia terapeutica. 

Non deve semplicemente stabilire se una metastasi può essere irradiata, ma valutare quali lesioni trattare, con quale dose, in una o più sedute e come integrare la radiochirurgia con la chirurgia e le terapie farmacologiche. 

La decisione deve tenere conto della storia oncologica complessiva del paziente e, quando necessario, essere condivisa con oncologo medico, neurochirurgo, neuroradiologo e con gli altri specialisti coinvolti nel percorso di cura. 

La tecnologia è fondamentale, ma altrettanto importanti sono la corretta selezione del paziente e la personalizzazione del trattamento. 

Perché i controlli dopo la radiochirurgia sono fondamentali? 

Il trattamento efficace delle metastasi presenti al momento della radiochirurgia non impedisce che, nel tempo, possano comparire nuove metastasi in altre aree dell’encefalo. 

Per questo motivo, la radiochirurgia deve essere accompagnata da un programma regolare di sorveglianza mediante risonanza magnetica. 

Se durante il follow-up compaiono nuove metastasi, in molti pazienti può essere valutata la possibilità di effettuare un nuovo trattamento radiochirurgico, evitando ancora una volta, quando appropriato, l’irradiazione dell’intero encefalo. 

La radiochirurgia diventa così parte di una strategia dinamica: trattare con precisione la malattia presente e monitorare attentamente nel tempo l’intero encefalo. 

Radiochirurgia delle metastasi encefaliche: un trattamento sempre più personalizzato 

La radiochirurgia stereotassica ha profondamente modificato l’approccio alle metastasi encefaliche. 


Permette di: 

  • trattare con precisione millimetrica una o più metastasi; 
  • completare la terapia in una o poche sedute; 
  • ottenere un elevato controllo delle lesioni trattate; 
  • preservare maggiormente il cervello sano e le funzioni cognitive; 
  • integrare il trattamento locale con le moderne terapie oncologiche; 
  • ripetere, nei pazienti selezionati, il trattamento nel caso in cui nel tempo compaiano nuove metastasi. 


L’obiettivo della moderna radio-oncologia non è quindi soltanto controllare le metastasi cerebrali, ma farlo proteggendo il più possibile il cervello sano e la qualità di vita del paziente. 

Massima precisione sul tumore, massima attenzione al cervello sano: questo è il principio della moderna radiochirurgia delle metastasi encefaliche.

Per approfondimenti clinici e consulenze personalizzate 🩺 Prof. Filippo Alongi 

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