Testosterone basso nell’uomo: quando è davvero ipogonadismo?

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Un valore basso di testosterone non equivale automaticamente a ipogonadismo. La diagnosi richiede sintomi compatibili e valori ridotti confermati con esami eseguiti correttamente. La valutazione di testosterone libero, SHBG, LH e FSH aiuta inoltre a capire la causa e a evitare trattamenti non necessari.

Quali sintomi possono far sospettare un testosterone basso nell’uomo?

I disturbi sessuali sono quelli che orientano maggiormente il sospetto. Tra questi rientrano riduzione del desiderio sessuale, diminuzione delle erezioni spontanee o mattutine e disfunzione erettile. Possono comparire anche stanchezza, riduzione dell’energia, calo della forza, difficoltà di concentrazione e tono dell’umore più basso, ma questi ultimi sintomi sono meno specifici.


La presenza di uno o più sintomi, da sola, non permette però di fare diagnosi. La European Association of Urology (EAU) riporta che, negli uomini tra 40 e 79 anni, la frequenza dell’ipogonadismo sintomatico si colloca indicativamente tra 2,1% e 5,7%. Obesità, diabete di tipo 2 e altre malattie croniche sono associate più spesso a livelli ridotti di testosterone.


L’Endocrine Society ha ribadito nel 2026 che stanchezza, calo della libido e alterazioni dell’umore possono dipendere da molte condizioni diverse. Per questo i sintomi devono essere interpretati insieme agli esami, valutando anche possibili fattori reversibili come obesità e alcuni farmaci.

Quando un valore basso di testosterone significa davvero ipogonadismo?

La diagnosi non dovrebbe essere formulata sulla base di un singolo prelievo. Le linee guida EAU 2026 indicano che l’ipogonadismo a insorgenza adulta richiede sintomi compatibili e testosterone totale persistentemente ridotto, documentato in almeno due misurazioni separate.



La EAU utilizza 12 nmol/L, circa 3,5 ng/mL, come soglia di riferimento per il testosterone totale nel contesto dell’ipogonadismo a insorgenza tardiva. I benefici della terapia risultano maggiori nei pazienti sintomatici con valori più bassi, in particolare inferiori a 8 nmol/L.


Non esiste però un numero che possa essere interpretato isolatamente. L’Endocrine Society richiama nel 2026 una soglia clinica comunemente utilizzata vicina a 300 ng/dL, sottolineando anche che metodi di laboratorio non standardizzati possono produrre risultati differenti sullo stesso campione. Questo spiega perché il dato deve sempre essere letto nel contesto clinico e con i valori di riferimento del laboratorio.

Come bisogna misurare il testosterone per evitare un risultato falsamente basso?

Il momento del prelievo conta. Secondo la EAU 2026, nella popolazione maschile generale il testosterone totale dovrebbe essere misurato tra le 7:00 e le 10:00 del mattino e a digiuno. In caso di primo risultato patologico, l’esame deve essere ripetuto prima di considerare una terapia.


Mangiare prima del prelievo può avere un effetto rilevante. La EAU riporta che una misurazione eseguita in condizioni non di digiuno può sottostimare il testosterone totale di oltre il 30%. Nei lavoratori notturni il ritmo dipende maggiormente dal sonno: il prelievo dovrebbe quindi essere programmato dopo un adeguato periodo di riposo.


Anche il metodo analitico è importante. La cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) rappresenta il metodo più accurato per la valutazione degli steroidi sessuali. L’Endocrine Society ha inoltre richiamato nel 2026 il problema della variabilità tra laboratori e l’utilità di metodiche standardizzate.

Testosterone totale, testosterone libero e SHBG: quali valori servono davvero?

Il testosterone totale è generalmente il primo dato da valutare, ma non racconta sempre tutta la situazione. Una parte importante del testosterone circola legata alla globulina legante gli ormoni sessuali (Sex Hormone-Binding Globulin, SHBG). Se la SHBG è molto alta o molto bassa, il testosterone totale può risultare meno rappresentativo dell’effettiva disponibilità dell’ormone.

Quando è utile controllare testosterone libero e SHBG?

Obesità, ipotiroidismo, insulino-resistenza e diabete di tipo 2 possono ridurre la SHBG; età, ipertiroidismo e alcune patologie epatiche possono invece aumentarla. In queste condizioni la EAU raccomanda di misurare la SHBG e calcolare il testosterone libero.


Le evidenze disponibili indicano 220 pmol/L, circa 6,4 ng/dL, come possibile soglia orientativa per il testosterone libero, ma la stessa EAU precisa che le evidenze su questo limite sono ancora limitate. Il valore deve quindi essere interpretato insieme al testosterone totale e al quadro clinico.

Perché LH e FSH aiutano a capire la causa del testosterone basso?

Quando il testosterone è realmente ridotto, il passo successivo non è necessariamente iniziare una terapia, ma capire perché è basso. L’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH) aiutano a distinguere un problema prevalentemente testicolare da una forma legata all’ipofisi o all’ipotalamo.


La prolattina può essere aggiunta soprattutto in presenza di riduzione del desiderio sessuale e sospetto ipogonadismo secondario. La EAU suggerisce inoltre una valutazione ipofisaria più approfondita in presenza di specifici segnali clinici e considera la risonanza magnetica anche nelle forme secondarie severe con testosterone totale inferiore a 6 nmol/L.

Un testosterone basso legato a obesità o altre condizioni è sempre permanente?

Non necessariamente. È questo uno dei punti più importanti nella valutazione endocrinologica. L’ipogonadismo cosiddetto funzionale può essere associato a obesità, malattie concomitanti o farmaci, senza una lesione strutturale dei testicoli o dell’asse ipotalamo-ipofisario. La diagnosi richiede prima di escludere una causa organica.


Secondo la EAU, negli uomini sovrappeso o obesi dieta ipocalorica e attività fisica possono determinare mediamente un aumento del testosterone di circa 1-2 nmol/L. Per questo il trattamento delle condizioni associate e la riduzione del peso, quando indicata, vengono considerate prima di iniziare una terapia sostitutiva.

Testosterone basso e fertilità: perché bisogna parlarne prima di iniziare una terapia?

Questo punto è particolarmente importante negli uomini che desiderano avere figli. Il testosterone assunto dall’esterno può ridurre la produzione di gonadotropine e compromettere la spermatogenesi, cioè la produzione degli spermatozoi. Le linee guida EAU 2026 indicano quindi di non utilizzare la terapia sostitutiva con testosterone negli uomini che stanno cercando una gravidanza.


La scelta terapeutica può essere diversa nelle forme di ipogonadismo secondario in cui esiste un desiderio riproduttivo. Per questo una domanda semplice come “desidera figli?” deve entrare nella valutazione prima della terapia. L’Endocrine Society raccomanda anch’essa di non iniziare testosterone negli uomini che pianificano una fertilità nel prossimo futuro.

La terapia con testosterone è sempre necessaria quando i valori sono bassi?

No. La terapia viene valutata quando sono presenti sintomi compatibili, deficit ormonale confermato e un rapporto beneficio-rischio favorevole. La EAU 2026 raccomanda inoltre di intervenire, quando possibile, sulle cause reversibili e sulle patologie associate prima di iniziare testosterone.


I dati recenti aiutano anche a definire meglio la sicurezza. Nello studio TRAVERSE, condotto su 5.246 uomini tra 45 e 80 anni con ipogonadismo e rischio cardiovascolare elevato, gli eventi cardiovascolari maggiori si sono verificati nel 7,0% del gruppo testosterone e nel 7,3% del gruppo placebo, con un follow-up medio di circa 33 mesi. L’embolia polmonare è risultata però più frequente, 0,9% contro 0,5%.


Un'analisi dello stesso programma di ricerca, pubblicata nel 2024, ha rilevato fratture cliniche nel 3,50% degli uomini trattati rispetto al 2,46% del placebo dopo un follow-up mediano di 3,19 anni. Questi risultati mostrano perché la terapia non dovrebbe essere considerata un intervento generico “anti-età” e richiede valutazione e monitoraggio individuali.


Tra le condizioni che richiedono particolare attenzione, la EAU indica un ematocrito pari o superiore al 54% tra le controindicazioni alla terapia e raccomanda di considerare anche desiderio di paternità, patologie oncologiche androgeno-sensibili e condizioni cardiovascolari rilevanti.

Cosa fare in pratica se un esame mostra testosterone basso?

La prima indicazione è non interpretare un singolo risultato come una diagnosi. Se esistono sintomi compatibili, il testosterone totale dovrebbe essere ricontrollato in una seconda occasione, preferibilmente tra le 7:00 e le 10:00 e a digiuno. Un prelievo non eseguito a digiuno può sottostimare il valore di oltre il 30%.


Durante la visita è utile riferire farmaci assunti, variazioni di peso, malattie croniche, disturbi sessuali e l’eventuale desiderio di figli. Quando indicato, il medico può completare l’inquadramento con SHBG, testosterone libero, LH, FSH e prolattina. La decisione di iniziare o meno una terapia deve essere individuale e richiede una valutazione endocrinologica o andrologica completa.


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Riferimenti APA

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