Traumatologia sportiva della spalla: quando è davvero possibile tornare allo sport?

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Un trauma alla spalla può avere conseguenze molto diverse in base allo sport praticato, all’età e alla struttura coinvolta. In Ortopedia e Traumatologia, il ritorno all’attività sportiva non dovrebbe dipendere soltanto dal tempo trascorso dall’infortunio: stabilità, forza, mobilità, controllo del movimento e sicurezza dell’atleta sono elementi altrettanto importanti.

Quali sono i traumi della spalla più frequenti nello sport?

La spalla combina un’elevata mobilità con una stabilità affidata a muscoli, tendini, legamenti e strutture come il cercine glenoideo. Questo equilibrio la rende particolarmente esposta sia ai traumi diretti sia ai sovraccarichi ripetuti.

Una revisione sistematica sulla popolazione sportiva giovanile, che ha analizzato 97 studi relativi a 24 discipline sportive, ha rilevato una prevalenza stagionale mediana degli infortuni di spalla del 10,9%, con valori compresi tra 1,2% e 28,2% a seconda dello sport considerato. I meccanismi più frequenti erano contatto con altri atleti, impatto con l’ambiente di gioco e cadute.

Negli sport di contatto sono particolarmente rilevanti lussazioni, instabilità gleno-omerale e lesioni acromion-claveari. Negli sport “overhead”, come tennis, pallavolo o discipline di lancio, diventano invece importanti i microtraumi ripetuti a carico di cuffia dei rotatori e cercine.

Come capire se un dolore alla spalla dopo lo sport richiede una visita?

Non tutti i dolori dopo un allenamento indicano una lesione strutturale, ma alcuni segnali meritano una valutazione specialistica: perdita evidente della forza, difficoltà a sollevare il braccio, sensazione che la spalla “esca”, deformità dopo una caduta o persistenza dei sintomi nonostante il riposo.

Nel caso dell’instabilità traumatica anteriore, il consenso europeo ESSKA-ESA del 2024, pubblicato nella sua parte diagnostica nel 2026, ha distinto tre gruppi di età — sotto i 20 anni, 20-40 anni e oltre 40 anni — proprio perché lesioni associate, rischio di recidiva e percorso diagnostico cambiano con l’età.

Nei pazienti giovani prevale il problema della recidiva; con l’aumentare dell’età assumono invece maggiore importanza le possibili lesioni dei tessuti molli associate al trauma. La visita serve quindi anche a decidere se siano necessari esami come radiografia, risonanza magnetica o TC.

Una prima lussazione della spalla nello sport deve essere sempre operata?

No. Non esiste una risposta uguale per tutti gli atleti.

Un consenso internazionale sull’instabilità anteriore ha identificato numerosi fattori utili alla decisione, tra cui età, sesso, meccanismo del trauma, numero di episodi, sport praticato, ruolo dell’atleta, partecipazione a sport di collisione, perdita ossea e lassità articolare. Il consenso ha coinvolto 65 chirurghi della spalla provenienti da 14 Paesi e 5 continenti.

Il rischio di recidiva è particolarmente importante nell’atleta giovane. Una meta-analisi su 654 episodi di instabilità in giovani sportivi ha rilevato che i pazienti trattati inizialmente senza intervento presentavano una probabilità di recidiva significativamente maggiore rispetto a quelli sottoposti a trattamento chirurgico; nella stessa analisi il ritorno allo sport è stato del 95,3% dopo trattamento chirurgico primario contro il 41,3% nel gruppo non chirurgico.

Questi dati non significano che ogni primo episodio debba essere operato: la decisione deve essere personalizzata in base al rischio individuale e alle richieste sportive.

Per tornare allo sport basta aspettare un determinato numero di mesi?

No: il calendario da solo non dovrebbe decidere il ritorno allo sport.

Questo è uno dei cambiamenti più rilevanti nella traumatologia sportiva moderna. Una revisione di 52 studi comprendenti 2.706 atleti ha mostrato che il tempo trascorso dall’intervento era utilizzato come criterio di ritorno allo sport nel 71% degli studi, mentre forza muscolare e mobilità venivano considerate rispettivamente solo nel 48% e 44%. Gli autori hanno sottolineato la forte eterogeneità dei criteri utilizzati.

Le evidenze più recenti stanno quindi spostando l’attenzione da un approccio time-based a uno criteria-based: non soltanto “quanti mesi sono passati?”, ma “come funziona oggi quella spalla?”.



Quali capacità dovrebbero essere recuperate prima di tornare?

Il consenso ESSKA-ESA indica che il ritorno dopo un intervento per instabilità dovrebbe essere personalizzato e considerare almeno assenza di dolore, stabilità della spalla, recupero completo del movimento attivo, ritmo scapolo-toracico, forza adeguata e capacità di soddisfare le richieste specifiche dello sport. Il documento aggiunge anche la preparazione psicologica dell’atleta.

Per l’instabilità anteriore operata, il consenso europeo indica che questi obiettivi vengono generalmente raggiunti nell’ordine di 4-6 mesi, ma precisa che tecnica chirurgica e caratteristiche dello sport modificano le tempistiche.

Una revisione del 2024 ribadisce infatti che i test per il ritorno allo sport dovrebbero essere basati, quando possibile, su criteri funzionali e non esclusivamente temporali, includendo anche la readiness psicologica.

Perché lo sport praticato cambia il percorso di recupero?

Una spalla non viene sollecitata allo stesso modo nel rugby e nel tennis. Nel primo caso deve tollerare collisioni e forze improvvise; nel secondo deve sostenere gesti ripetitivi sopra la testa con grande controllo della rotazione.

Nel consenso internazionale sull’instabilità anteriore, tra i fattori che modificano la strategia terapeutica figurano esplicitamente sport, posizione ricoperta, livello agonistico e partecipazione a discipline di collisione o overhead.

Negli sportivi overhead, inoltre, una certa mobilità della spalla è necessaria alla prestazione. Una revisione dedicata a questi atleti sottolinea quindi il difficile equilibrio tra stabilità e mobilità: una correzione eccessivamente restrittiva può proteggere dall’instabilità ma interferire con il gesto atletico.

Il percorso riabilitativo dovrebbe perciò arrivare progressivamente ai gesti specifici dello sport, non fermarsi al semplice recupero delle attività quotidiane.

E dopo una lesione della cuffia dei rotatori?

Nell’atleta, le lesioni della cuffia possono derivare da trauma acuto oppure da sovraccarico ripetuto. Le linee guida cliniche pubblicate nel 2025 sulla tendinopatia della cuffia comprendono specificamente raccomandazioni per il ritorno alla funzione e allo sport negli atleti agonisti e amatoriali, confermando l’importanza di valutazione funzionale e riabilitazione.

Anche dopo un intervento, il risultato non si misura soltanto con la guarigione anatomica. Uno studio al quale ha partecipato anche il Dott. Daniele Passaretti ha seguito 19 atleti competitivi di CrossFit sottoposti a riparazione del sovraspinato associata a tenodesi del bicipite: a 24 mesi tutti e 19 erano tornati all’allenamento intensivo e 17 su 19 alle competizioni. Alla risonanza, la guarigione completa del tendine era presente nel 79% dei casi.

Si tratta di una piccola casistica specifica e non di un risultato applicabile automaticamente a ogni atleta, ma mostra bene come ritorno all’allenamento, ritorno alla competizione e guarigione strutturale siano indicatori differenti.

Perché la paura di un nuovo infortunio conta nel ritorno allo sport?

La guarigione fisica non coincide necessariamente con il sentirsi pronti a gareggiare.

Una revisione sistematica sull’instabilità anteriore ha analizzato 63 studi e 3.545 pazienti proprio per comprendere perché alcuni sportivi non tornassero all’attività dopo la chirurgia. Gli aspetti psicologici, compresa la paura di una nuova lussazione, risultavano tra gli elementi rilevanti del mancato ritorno.

Anche il consenso internazionale sull’instabilità della spalla raccomanda di considerare, oltre a forza, mobilità e propriocezione, dolore, apprensione e fattori psicologici prima dell’autorizzazione al ritorno allo sport.

Per questo una spalla “guarita” dal punto di vista anatomico può non essere ancora pronta per una situazione agonistica ad alta intensità.

Come ridurre il rischio di un nuovo problema alla spalla?

La prevenzione non può eliminare completamente gli infortuni, soprattutto negli sport di contatto, ma alcuni fattori modificabili possono essere affrontati con una preparazione specifica.

Nella revisione sistematica sugli sportivi giovani, tra i fattori associati agli infortuni figuravano squilibri di forza tra i due lati, debolezza dei rotatori esterni e discinesia scapolare; lo studio ha però rilevato evidenze ancora limitate sull’efficacia dei programmi preventivi, con solo 1 intervento preventivo risultato efficace tra quelli identificati.

Il lavoro preventivo dovrebbe quindi concentrarsi su forza, controllo scapolare, mobilità appropriata e progressione del carico, adattandoli allo sport praticato.

Dopo un trauma, invece, il messaggio pratico è evitare un rientro basato esclusivamente sul fatto che “non fa più male”. Il ritorno allo sport è una decisione funzionale e individuale, da costruire insieme allo specialista e al team riabilitativo sulla base della stabilità, della forza, del controllo e delle richieste specifiche della disciplina.


Riferimenti (APA)

  1. Alentorn-Geli, E., et al. (2026). Age- and time-specific management of traumatic anterior shoulder instability: The 2024 ESSKA-ESA Formal Consensus. Part 2: Treatment and return to sports. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy, 34(8), 3040-3051 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42340356/
  2. ESSKA-ESA. (2024). Age- and time-specific management of traumatic anterior shoulder instability – Consensus summary. https://www.esska.org/resource/resmgr/docs/consensus_projects/2024_shoulder-summary.pdf
  3. Willmore, E., et al. (2024). Rehabilitation guidelines following arthroscopic shoulder stabilisation surgery for traumatic instability – a Delphi consensus. Physiotherapy, 124, 154-163. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38908262/
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