

L’artrosi del ginocchio non richiede automaticamente una protesi. La decisione dipende soprattutto da dolore, perdita di funzione e qualità di vita dopo un adeguato percorso conservativo.
Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) indica che, nelle persone di 45 anni o più, l’artrosi può generalmente essere diagnosticata clinicamente quando il dolore compare con l’attività e la rigidità mattutina è assente oppure dura non più di 30 minuti. In presenza di caratteristiche atipiche possono invece essere necessari ulteriori accertamenti.
La radiografia può essere importante nella valutazione ortopedica, soprattutto quando si considera un intervento, ma non è sufficiente da sola per stabilire la necessità della protesi. NICE raccomanda di guidare la gestione soprattutto in base a sintomi e funzione e di non utilizzare normalmente l’imaging per monitorare la risposta ai trattamenti non chirurgici.
Il trattamento di base comprende soprattutto esercizio terapeutico personalizzato, informazione sulla patologia e gestione del peso quando indicata. Il NICE Quality Standard suggerisce che questi interventi di base siano sostenuti per almeno 3 mesi prima dell'invio alla valutazione per un possibile intervento articolare. Questo periodo non significa che ogni paziente debba seguire lo stesso percorso terapeutico.
L’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) raccomanda esercizio supervisionato, non supervisionato o in acqua per migliorare dolore e funzione. Nei pazienti con sovrappeso o obesità, NICE segnala inoltre una relazione tra quantità di peso perso e beneficio: una riduzione del 10% del peso corporeo è probabilmente più utile di una riduzione del 5%.
Quando serve un supporto farmacologico, NICE raccomanda per l’artrosi del ginocchio un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) topico, se appropriato. Le infiltrazioni intra-articolari con corticosteroidi possono essere considerate in situazioni selezionate, ma il beneficio atteso è temporaneo: secondo NICE, il sollievo dura generalmente da 2 a 10 settimane, senza evidenze di beneficio a lungo termine oltre i 3 mesi.
Non esiste un singolo valore che faccia scattare automaticamente l’indicazione chirurgica. NICE individua due condizioni principali per considerare l'invio alla valutazione per una protesi: dolore, rigidità, perdita di funzione o deformità devono incidere in modo sostanziale sulla qualità di vita e la gestione non chirurgica deve essere risultata inefficace oppure non adatta al paziente.
Per questo motivo, contano situazioni concrete: difficoltà crescente nel camminare, salire le scale o svolgere le normali attività quotidiane, insieme alla persistenza dei sintomi nonostante un percorso terapeutico adeguato. NICE raccomanda espressamente di usare una valutazione clinica complessiva, anziché decidere sulla base di un singolo punteggio numerico di gravità.
Anche l’età, da sola, non stabilisce se una persona possa essere valutata per l’intervento. NICE elenca 5 fattori che non dovrebbero costituire automaticamente un motivo di esclusione dal percorso chirurgico: età, sesso o genere, fumo, comorbidità e sovrappeso o obesità. Il rischio individuale deve però essere discusso durante la visita.
È qui che è importante distinguere due momenti diversi del percorso. Prima di arrivare alla chirurgia è ragionevole aver effettuato una gestione non operatoria adeguata. Ma, una volta documentato il fallimento di questi trattamenti in un paziente con artrosi sintomatica moderata-grave e indicazione alla protesi, ripetere terapie già inefficaci non è necessariamente utile.
No, non in ogni situazione. Le linee guida 2023 dell’American College of Rheumatology (ACR) e dell’American Association of Hip and Knee Surgeons (AAHKS) raccomandano, in modo condizionale, di procedere senza imporre un ulteriore rinvio di 3 mesi nei pazienti già candidati alla protesi dopo il fallimento del trattamento non chirurgico.
La stessa linea guida raccomanda condizionalmente di non posticipare l’intervento soltanto per effettuare un altro ciclo di fisioterapia, FANS, tutori o ausili per la deambulazione oppure infiltrazioni.
Le linee guida ACR/AAHKS distinguono il semplice tentativo di ripetere cure inefficaci dall’ottimizzazione dei fattori di rischio prima dell’intervento. Raccomandano condizionalmente un rinvio per favorire la riduzione o cessazione dell’uso di nicotina e, nei pazienti con diabete, per migliorare il controllo glicemico. Non viene però indicato un unico valore glicemico valido per tutti.
L’obesità, invece, non viene considerata da sola un motivo sufficiente per ritardare l'artroprotesi, anche se il controllo del peso resta raccomandato e il rischio individuale deve essere discusso.
I dati 2026 del National Joint Registry (NJR), uno dei maggiori registri mondiali di protesi articolari, includono 471.831 interventi al ginocchio con questionari compilati prima e dopo l’operazione. Nelle protesi primarie bicondilari, il punteggio medio Oxford Knee Score è passato da 18,5 a 35,5 punti, con un miglioramento medio di 16,5 punti.
La durata della protesi varia in base a paziente, impianto e tipo di intervento. Nel report NJR 2026, la configurazione più comune di protesi totale cementata presenta una probabilità cumulativa di revisione del 5,22% a 20 anni. Il registro segnala inoltre diversi modelli di protesi totale con revisioni inferiori al 2% a 10 anni e al 4% a 15 anni.
Questi numeri descrivono grandi popolazioni e non consentono di prevedere il risultato del singolo paziente. La protesi comporta inoltre possibili complicanze e non garantisce l’eliminazione completa dei sintomi. Per questo aspettative, condizioni generali, caratteristiche anatomiche e obiettivi personali devono essere discussi prima dell’intervento.
La valutazione chirurgica non significa necessariamente protesi totale. Secondo la linea guida AAOS 2022, nei pazienti con artrosi localizzata prevalentemente al compartimento mediale, sia la protesi monocompartimentale sia quella totale possono essere considerate. La protesi parziale può offrire buoni risultati funzionali nel breve-medio termine, ma presenta in generale tassi di revisione a lungo termine maggiori rispetto alla protesi totale.
I dati NJR 2026 mostrano quanto sia importante selezionare bene il paziente: le protesi monocompartimentali rappresentano ormai il 15,8% delle protesi di ginocchio registrate. I modelli con le prestazioni migliori riportano revisioni inferiori al 5% a 10 anni, ma i risultati variano in base al tipo di impianto e alle caratteristiche del paziente.
Prima della visita ortopedica è utile ricostruire quali terapie siano già state provate e per quanto tempo, e soprattutto osservare come il ginocchio limita la vita quotidiana. Il riferimento NICE di almeno 3 mesi di trattamenti conservativi di base può essere utile per capire se esercizio terapeutico, educazione e gestione del peso abbiano avuto realmente il tempo di produrre beneficio.
Chi presenta sovrappeso o obesità può discutere con il medico un obiettivo sostenibile di riduzione del peso: NICE indica che perdere il 10% del peso tende a produrre maggiori benefici rispetto al 5%. Anche quando viene valutata una protesi, mantenere attività ed esercizio compatibili con i sintomi resta parte della gestione complessiva.
La decisione finale non dovrebbe quindi basarsi soltanto sulla radiografia o sull’età. Deve integrare l’impatto dei sintomi, i trattamenti già effettuati, le condizioni generali, le aspettative e le possibili alternative chirurgiche. La scelta del momento e del tipo di intervento richiede sempre una valutazione ortopedica individuale.
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