Che cosa sai realmente sulla frattura del polso?

Autore: Dott. Paolo Titolo
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Editor: Valentina Rubino

Ogni anno si verificano all’incirca 130.000 casi di fratture del polso, un numero che le fa posizionare tra le fratture più frequenti. Le cadute accidentali sono la causa più comune della frattura del polso: è opportuno quindi essere correttamente informati su come intervenire non appena si pensa di aver sofferto una frattura del polso. Ne parla il Dott. Paolo Titolo, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Torino

Perché avviene la frattura del polso?

La frattura del polso (frattura radio distale) è un evento molto comune spesso causato da una caduta in cui ci si protegge dall’impatto con il terreno appoggiando le mani: l’intero peso del corpo grava così sull’articolazione del polso, causandone la frattura. Tale lesione è abbastanza frequente tra le persone anziane a causa delle ossa affette dall’osteoporosi, mentre fra i giovani è spesso legata a traumi ad alta energia o durante le attività sportive.

L’articolazione del polso è molto complessa ed è formata dalle ossa carpali che stabilizzano l’articolazione consentendo un’ampia gamma di movimenti; tuttavia solitamente la frattura del polso interessa la porzione distale dell’avambraccio, dove sono ubicate il radio e l’ulna.

Come agire in caso di frattura

In caso di frattura del polso è assolutamente necessario recarsi al Pronto Soccorso. Per evitare però che durante il tragitto si possano lesionare le strutture adiacenti alla frattura, la prima cosa da fare è immobilizzare l’articolazione, sostenendo avambraccio, polso e mano possibilmente con un oggetto piatto e rigido (ad esempio un pezzo di cartone). Inoltre, è necessario porre particolare attenzione in caso di frattura esposta, che dovrà essere lavata con soluzione fisiologica e coperta con garze sterili il prima possibile per evitare infezioni.

Come avviene la scelta del trattamento?

Una volta arrivati in Pronto Soccorso il paziente verrà sottoposto ad esami radiografici per capire la natura della frattura e in seguito lo specialista sceglierà il trattamento che ritiene più adeguato. Se la frattura è composta, ovvero senza dislocazione di ossa né presenza di frammenti ossei, solitamente si opta per un trattamento conservativo, ponendo al paziente un gesso che potrà togliere a partire dai 30 giorni successivi alla frattura. Se invece la frattura è scomposta si procede a un tentativo di riduzione della frattura (si cerca di riallineare) generalmente previa anestesia locale e con successivo confezionamento del gesso. Se al controllo in gesso la frattura appare ridotta si prosegue con il trattamento in gesso con controlli periodici clinici e radiografici. In caso di persistenza di scomposizione e/o frattura articolare complessa potrebbe essere necessario l’intervento chirurgico, che potrà essere di tipo tradizionale oppure percutaneo.

Quali complicanze possono sorgere in seguito alla frattura del polso?

È possibile che a causa della frattura del polso possano insorgere anche a distanza di anni alcune complicanze, come disturbi a carico del nervo mediano che a volte possono evolvere nella sindrome del tunnel carpale. Rigidità delle dita, rotture tendinee e distrofia simpatica riflessa, possono manifestarsi sia in pazienti che hanno avuto una frattura scomposta, sia per quelli con frattura composta, mentre la comparsa di artrosi post-traumatica, nonostante sia abbastanza rara, può sorgere solo nei pazienti con fratture articolari.

È importante rivolgersi ad uno specialista che abbia le capacità necessarie per scegliere il miglior trattamento per il paziente per non incorrere in complicanze future.

L’importanza della riabilitazione

In seguito a qualsiasi tipo di frattura, indipendentemente dalla sua classificazione, dalle ossa interessate o dal tipo di terapia scelta, la riabilitazione svolge un ruolo di vitale importanza per la ripresa ottimale della zona fratturata e di quelle circostanti. In particolare, se pensiamo alla frattura del polso è facile capire come esercizi mirati di fisioterapia aiutino il paziente a riprendere le più semplici azioni quotidiane, rinforzando tutti quei punti (mano, spalla, gomito, avambraccio…) che, anche se indirettamente, hanno subito un danno a causa della frattura e della conseguente immobilizzazione del braccio. La riabilitazione, inoltre, diminuisce la possibilità di insorgenza di complicanze future.

Dott. Paolo Titolo
Ortopedia e Traumatologia

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