Cosa vuol dire guarire dal COVID-19

Redazione di Top Doctors
Nonostante i dati maggiormente diffusi dai mezzi di comunicazione riguardino i nuovi positivi e i decessi, più di 70.000 italiani sono riusciti a superare l’infezione da COVID-19. Cosa vuol dire “essere guariti”? Come si può sapere con certezza di esserne usciti? E se non è possibile fare il tampone?
COVID-19: un virus dalle mille sfaccettature
Il decorso di questo virus non è uguale per tutti i pazienti, a partire dal tempo di incubazione (periodo che va dal contagio alla comparsa dei primi sintomi): si stima infatti che questo periodo sia compreso tra i 2 e i 14 giorni, ma alcuni pazienti si sono rivelati positivi anche dopo 20. Inoltre, il Coronavirus può svilupparsi ed evolversi in maniera differente e con diversa intensità in ogni soggetto, sia nelle forme lievi che in quelle gravi. Alcuni manifestano tosse persistente, altri febbre alta, altri ancora la perdita di gusto e olfatto. In alcuni casi i sintomi scompaiono in 5-7 giorni, in altri sono necessari almeno due settimane. In ogni caso, la sintomatologia svanisce sempre in maniera graduale.
Quando ci si può definire “guariti”?
Secondo il Consiglio Superiore di Sanità, esistono due tipi di “guarigione” da Coronavirus: quella clinica e quella completa. A livello clinico, una persona si considera guarita dal virus quando non presenta più i sintomi ad esso associati e dopo aver eseguito il tampone. Bisogna specificare, però, che anche se clinicamente guarito, il paziente potrebbe comunque essere contagioso.
Come fare per capire quando non si è più contagiosi?
Il paziente non più contagioso, oltre a non presentare sintomi, deve aver eseguito due esami con tampone (a distanza di 24 ore) ed entrambi devono risultare negativi. Il tampone nasofaringeo serve ad identificare, mediante un’analisi biologica molecolare chiamata “RT-PCR”, la presenza o meno di materiale genetico del virus nel muco e nella saliva prelevati dal paziente. Nelle 24 ore di tempo che devono trascorrere tra il primo e il secondo tampone, il paziente dovrà comunque restare in isolamento. Se entrambe le prove risultano negative, ci si può definire guariti e non contagiosi, in quanto non vi sono tracce di virus nelle secrezioni respiratorie attraverso cui avviene il contagio.
E se uno dei due tamponi risulta positivo?
Se uno dei due tamponi dà positivo non ci si può definire guariti e sarà necessario attendere una settimana, sempre in isolamento, prima di poter ripetere la prova.
Cosa bisogna fare una volta dichiarati guariti e non contagiosi?
In alcuni casi, anche a seguito della guarigione dichiarata, persiste la capacità di eliminare il virus, caratterizzata da una fase che oscilla tra positività e negatività. Per questo motivo si chiede comunque al paziente di continuare a mantenere l’isolamento, da affrontare come se fosse ancora sintomatico, per altri 7-14 giorni a scopo precauzionale.
Quali sono le precauzioni che deve avere un paziente COVID una volta dimesso dall’ospedale?
Un paziente reduce da COVID-19 che rientra a casa, deve mantenere la distanza di sicurezza dai propri familiari, dormendo da solo e rimanendo in una stanza dove è possibile effettuare una buona ventilazione. Possibilmente, in casa non devono esserci persone fragili come bambini, anziani, donne in gravidanza o altre persone malate, le cui condizioni potrebbero aggravarsi in caso di contagio. I pasti dovrebbero essere consumati in camera e il paziente deve avere a disposizione un certino con apertura a pedale in cui gettare i rifiuti. Il bagno deve essere pulito dopo ogni uso e si raccomanda di utilizzare asciugamani di carta usa e getta.
Quando si può tornare alla vita normale?
Una volta superata questa fase, è possibile tornare alla propria quotidianità con le stesse restrizioni poste a tutti i cittadini italiani per evitare il contagio. È importante sottolineare, però che il via libera deve essere dato dall’ufficio igiene della propria ASL, che rilascerà un certificato di guarigione da Coronavirus.
Cosa succede, invece, per i pazienti a cui, nonostante avessero manifestato i sintomi, non è stato fatto il tampone?
Purtroppo, questa situazione è comune per molti italiani: a chi manifesta sintomi lievi riconducibili al Coronavirus, nonostante la segnalazione fatta al medico di famiglia o ai numeri verdi regionali, non è stata effettuata la prova del tampone. Questi pazienti hanno comunque dovuto mantenere l’isolamento domiciliare, senza ricovero in ospedale (salvo complicazioni), e non avendo accertato clinicamente la presenza del virus non sono state stabilite delle tempistiche precise di isolamento. Ipotizzando che si tratti di COVID, si può essere contagiosi per molte settimane anche una volta scomparsi i sintomi. Secondo il Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) in questi casi, dopo aver trascorso 14 giorni in isolamento una volta svanita la sintomatologia, bisogna mettersi in contatto con la propria ASL per sottoporsi al tampone.
Sono guarito dal COVID-19: rischio comunque un nuovo contagio?
Ancora non si hanno certezze in merito al tipo di immunità che si sviluppa una volta guariti. Si ipotizza che la suddetta immunità consenta all’organismo, a seguito di un secondo contatto, di dare una risposta adeguata, ma non ci sono ancora evidenze scientifiche. Per valutare l’immunità a un virus si analizza generalmente la produzione di anticorpi, ma per il COVID-19 in particolare non si sa ancora né quando questa produzione abbia inizio né quanto duri: per questo motivo per ora ci si può solamente basare sul tipo di risposta immunitaria data da altre infezioni da Coronavirus, che non si mantengono forti nel tempo.
La Telemedicina può aiutarti a metterti in contatto con uno specialista durante la quarantena, ma in caso di sospetto di Coronavirus, chiama numeri verdi regionali