Febbre continua senza infezione? Potrebbe essere una malattia autoinfiammatoria!
Le febbri autoinfiammatorie rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie rare, spesso poco conosciute ma capaci di influenzare profondamente la qualità di vita.
I pazienti affetti da queste condizioni raccontano una lunga storia di febbre ricorrente (mesi, anni ed a volte decenni) associata a sintomi variabili, per cui hanno eseguito molti accertamenti e ricoveri, senza mai trovare una causa specifica. Ciò è dovuto al fatto che queste condizioni derivano da un malfunzionamento del sistema immunitario innato, senza il coinvolgimento di agenti infettivi o autoanticorpi.
In questi pazienti, il sistema immunitario innato si attiva per stimoli innocui, o comunque non ritenuti classicamente lesivi, innescando un processo infiammatorio acuto che si manifesta clinicamente in modo diverso a seconda della patologia di base
Febbre ricorrente: un sintomo da non sottovalutare
Chi soffre di febbri autoinfiammatorie presenta episodi ricorrenti di febbre alta senza una causa apparente. Questo può accadere fin dall’infanzia oppure manifestarsi in età adulta. Gli episodi febbrili hanno durata variabile, anche di diverse settimane.
Caratteristiche frequenti delle febbri autoinfiammatorie sono:
- la stereotipia, ovvero la tendenza a presentarsi sempre nello stesso modo;
- gli intervalli intercritici asintomatici, ovvero il completo benessere tra un episodio infiammatorio e l’altro.
I sintomi che possono accompagnare la febbre sono diversi, a seconda della condizione di base. In molti casi, si osservano:
- Dolori articolari e muscolari
- Stanchezza intensa
- Mal di testa
- Manifestazioni cutanee o delle mucose
- Dolore addominale o toracico
- Faringite (mal di gola)
- Aftosi orale
Dietro le quinte: cosa accade nel sistema immunitario
Nel nostro organismo, il sistema immunitario innato agisce come una prima linea di difesa contro le minacce esterne, come i batteri. Come detto in precedenza, nei pazienti con febbri autoinfiammatorie, questa linea di difesa è iperattiva e risponde in modo abnorme, anche in assenza di pericolo reale, con un rilascio incontrollato di citochine pro-infiammatorie, molecole che scatenano la risposta infiammatoria e quindi la febbre. Tra queste ultime, spicca il ruolo dell’interleuchina 1, che rappresenta un potenziale bersaglio di terapia medica.
In alcuni casi, alla base di questo problema, troviamo varianti genetiche (come nella Febbre Mediterranea Familiare), ovvero dei difetti ereditati dai propri genitori che predispongono il nostro sistema immunitario ad essere iperattivo. In altri casi, come la sindrome PFAPA (Febbre Periodica associata a aftosi orale, faringite e linfoadenopatia latero-cervicale), non abbiamo una causa genetica nota e consideriamo queste febbri come multifattoriali.
Diagnosi: un lavoro di squadra
La diagnosi richiede un’attenta valutazione internistica, spesso in collaborazione con altri specialisti come reumatologi, genetisti o infettivologi.
Non esistono test specifici per tutte le forme, ma alcuni strumenti utili includono:
- Analisi genetiche mirate
- Esami del sangue per identificare marcatori infiammatori
- Diari clinici del paziente per monitorare frequenza e durata degli episodi
Il ruolo del medico internista è cruciale per ricostruire la storia clinica del paziente e per escludere altre cause, indirizzando verso il corretto iter diagnostico.
Trattamento: obiettivo infiammazione sotto controllo
Una volta identificata la patologia, è possibile intervenire in modo mirato. I farmaci più utilizzati includono:
- Colchicina
- Farmaci biologici come gli anti-IL-1
- Cortisonici
- Anti-infiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene
Trattandosi spesso di malattie genetiche, si tratta di condizioni che accompagnano i pazienti per l’intero corso della vita. Per questo, la gestione di lungo periodo richiede un follow-up regolare e un monitoraggio periodico dei parametri infiammatori. La qualità della vita può migliorare notevolmente con un trattamento adeguato e una diagnosi precoce.


