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Gomito del tennista: cosa fare con il dolore?

Il gomito del tennista o epicondilite è una condizione dolorosa che colpisce tutti coloro che ripetono spesso determinati movimenti, per motivi sia sportivi che lavorativi. Approfondiamo questo argomento nel seguente articolo, cercando di capire come attenuare il dolore

Quali sono le cause dell’epicondilite?

Questa patologia si verifica soprattutto in pazienti con età compresa tra i 30 e i 50 anni. Generalmente, interessa i muscoli e i tendini che permettono di estendere il polso e le dita della mano.

Si presenta in persone che svolgono particolari attività sportive, ma anche professionali come l’imbianchino, la casalinga, il cuoco, il musicista, poiché obbligati a ripetere gli stessi movimenti.

Pertanto, la patogenesi del gomito del tennista presenta tre aspetti:

  • Osteotendineo: la causa principale è la malattia degenerativa a carico della lamina tendinea degli estensori;
  • Osteoarticolare: la causa dominante è la malattia ossea o articolare dell’omero-radiale;
  • Nervoso: la causa principale è la compressione del ramo profondo del nervo radiale fino al gomito.

ragazzo che sostiene una racchetta da tennis

Come avviene la diagnosi?

Per realizzare una corretta diagnosi, c’è bisogno di un esame obiettivo che consiste nella realizzazione di palpazione diretta e ricerca dei segni di tumefazione locale.

Inoltre, si possono utilizzare altri esami, tra cui:

È possibile curare il gomito del tennista?

La terapia dell’epicondilite è diversa in base alla patologia causale. Pertanto, è necessario capire se il dolore ha origine da una patologia tendinea, articolare o nervosa.

Se la causa è articolare o neurogena, si dovrà ricorrere alla terapia chirurgica orientata verso la lisi per via artrotomica o artroscopica. Invece, se si verifica la causa neurogena si ricorre alla decompressione del ramo profondo del nervo radiale.

Quando la causa è tendinea, è necessario determinare un protocollo terapeutico mirato dipendendo dello stato più o meno grave della patologia tendinea.

Durante la fase acuta iniziale, è fondamentale che il paziente riguardi riposo, riducendo l’attività, e prenda antinfiammatori.

Nei casi più refrattari si possono impiegare la terapia infiltrativa o la terapia con onde d’urto. Quest’ultima ha un effetto più duraturo, dato che permette di rivascolarizzare il tendine.