Guance cadenti e viso rilassato: quando bastano i trattamenti estetici e quando serve il lifting
Le guance cadenti possono derivare da tre componenti che spesso convivono: perdita di volume, ridotta qualità cutanea e discesa dei tessuti profondi. Distinguere quale prevale aiuta a capire quando filler, radiofrequenza o fili possono essere proporzionati e quando il lifting è l’opzione più coerente.
Perché le guance diventano cadenti e il viso perde definizione?
L’invecchiamento del volto non riguarda soltanto la pelle. Coinvolge anche struttura ossea, compartimenti adiposi, legamenti di sostegno e tessuti molli. Una revisione anatomica del terzo medio del volto ha rilevato che le modificazioni più evidenti interessano soprattutto i tessuti molli, ma ha anche segnalato risultati non sempre concordi tra gli studi disponibili.
Uno studio del 2026 ha analizzato 200 persone suddivise in 10 gruppi per età e sesso. La gravità delle guance cadenti mostrava una correlazione con l’età pari a 0,84. Per lunghezza, profondità e inclinazione delle linee della marionetta, le correlazioni variavano da 0,81 a 0,90. Lo studio descrive un andamento medio, ma non consente di scegliere il trattamento di una singola persona.
Come si distingue la perdita di volume dalla vera discesa dei tessuti?
La domanda più utile non è quale trattamento sia migliore in assoluto. Occorre capire quale livello anatomico contribuisce maggiormente al problema. Una guancia può apparire cadente perché si è svuotata, perché la pelle ha perso compattezza oppure perché i tessuti profondi sono scesi. Spesso le tre condizioni sono presenti insieme.
Come appare una guancia che ha perso soprattutto volume?
La perdita di volume può produrre uno svuotamento nella parte alta della guancia, una minore proiezione dello zigomo e una maggiore evidenza dei solchi. In questi casi il filler può reintegrare volume in zone selezionate. Non sposta però nello stesso modo i tessuti profondi che sono scesi verso la mandibola.
Una meta-analisi di 42 studi ha stimato eventi avversi correlati al trattamento nel 63,0% dei pazienti sottoposti a filler di acido ialuronico, con un intervallo di confidenza molto ampio, dal 35% all’84%. Il dato comprendeva sia reazioni attese sia eventi inattesi e non rappresenta quindi una percentuale di complicanze gravi. Gonfiore e dolore erano riportati rispettivamente nel 22,4% e nel 19,0% dei casi.
Come si riconosce un problema legato soprattutto alla pelle?
Quando prevalgono rughe fini, texture irregolare e ridotta elasticità, possono essere valutati trattamenti diretti alla qualità cutanea. Una revisione sistematica del 2025 sulla radiofrequenza (RF) ha incluso 15 studi e 1.230 partecipanti. Nei due studi che misuravano la compattezza, il miglioramento riguardava dal 52,9% al 100% dei partecipanti. La soddisfazione variava dall’82% al 100% nei 13 studi che la rilevavano.
I risultati richiedono cautela. Solo due studi avevano misurato direttamente la compattezza e i protocolli erano molto diversi. La radiofrequenza può quindi migliorare alcuni aspetti della pelle, ma le prove disponibili non dimostrano che possa riposizionare una guancia con una discesa strutturale marcata.
Quali segni fanno pensare alla discesa dei tessuti profondi?
La discesa strutturale può produrre guance più basse, perdita della linea mandibolare, solchi ai lati del mento e accumuli nella zona comunemente definita “jowl”. Lo studio quantitativo del 2026 ha rilevato una correlazione con l’età pari a 0,86 per il solco davanti alla mandibola e pari a 0,84 per la gravità delle guance cadenti.
In questo quadro, aggiungere volume senza considerare la posizione dei tessuti può non risolvere il problema principale. La valutazione deve osservare il volto frontalmente e di profilo, a riposo e in movimento. Deve inoltre considerare pelle, distribuzione dei volumi, mobilità dei tessuti e trattamenti estetici già eseguiti.
Quando filler, radiofrequenza o fili possono essere sufficienti?
I trattamenti non chirurgici possono essere proporzionati quando l’alterazione è lieve o circoscritta. Il filler può correggere un deficit di volume. La radiofrequenza agisce soprattutto sulla qualità e sulla compattezza cutanea. I fili riassorbibili possono produrre una sospensione limitata dei tessuti. Queste procedure non sono intercambiabili e non hanno lo stesso obiettivo del lifting.
Nella meta-analisi del 2026, gli eventi correlati ai fili riassorbibili interessavano il 20,0% dei pazienti, con un intervallo di confidenza dall’8% al 41%. Dolore e lividi erano gli eventi più segnalati, rispettivamente nel 31,5% e nel 23,4% dei casi. Anche in questo caso venivano conteggiate reazioni post-procedura comuni, non soltanto complicanze gravi.
Per i filler, la Food and Drug Administration statunitense (FDA) segnala che gonfiore, lividi e dolore sono tra gli effetti più comuni. L’iniezione involontaria in un vaso sanguigno viene descritta come poco frequente, ma può causare necrosi cutanea, alterazioni della vista, cecità o ictus. Dolore insolito, cambiamenti visivi o pelle bianca, grigia o bluastra richiedono una valutazione medica immediata.
Quando il lifting diventa l’opzione più coerente?
Il lifting viene preso in considerazione quando il problema principale è la discesa dei tessuti, con perdita della definizione di guance, mandibola o collo. L’intervento non viene indicato solo in base all’età. Contano anatomia, entità del cedimento, condizioni di salute, trattamenti precedenti e risultato realistico che il paziente desidera ottenere.
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2025 ha incluso 47 studi e 10.766 pazienti. Il tasso di ematoma era del 3% per le tecniche profonde e del 2% per quelle che agivano sul sistema muscolo-aponeurotico superficiale (SMAS). Le infezioni erano poco frequenti e le lesioni nervose permanenti rare. Solo uno studio aveva però confrontato direttamente i risultati estetici delle tecniche.
Uno studio prospettico del 2026 ha confrontato 166 pazienti: 45 sottoposti a lifting sul piano profondo e 121 a plicatura del sistema muscolo-aponeurotico superficiale. Il recupero mediano era di 25,5 e 30 giorni. Le complicanze complessive erano rispettivamente del 21,6% e del 28,7%, senza una differenza statisticamente significativa.
La debolezza temporanea del nervo facciale era presente nell’11,1% e nel 12,4% dei due gruppi. I risultati devono essere letti con cautela: il follow-up mediano era di soli tre mesi, i gruppi avevano dimensioni diverse e oltre il 93% dei pazienti aveva ricevuto procedure aggiuntive durante lo stesso intervento.
I trattamenti estetici già eseguiti possono influenzare un futuro lifting?
Sì. Filler, fili e dispositivi a energia possono modificare i tessuti e rendere più complessa la pianificazione chirurgica. Le indicazioni più recenti derivano da un documento elaborato da sette chirurghi plastici e un dermatologo, attraverso revisione della letteratura, discussione di casi e votazione. Ogni raccomandazione richiedeva almeno il 75% di accordo.
Si tratta di raccomandazioni basate anche su evidenze indirette e parere di esperti, non di risultati ottenuti da uno studio clinico comparativo. Gli stessi autori precisano che le tecnologie cambiano rapidamente e che ogni decisione deve essere adattata dal chirurgo al singolo caso.
Quanto tempo dovrebbe passare dopo i fili riassorbibili?
Il gruppo di esperti suggerisce di attendere da 6 a 9 mesi dopo l’inserimento di fili riassorbibili prima di un intervento facciale. L’intervallo viene proposto per permettere il riassorbimento del filo e la maturazione della risposta del collagene. Non deve essere applicato automaticamente a ogni trattamento estetico.
È sempre necessario sciogliere i filler prima del lifting?
No. Il documento consiglia di considerare la dissoluzione almeno due settimane prima dell’intervento quando il filler è sintomatico, patologico, deforma la zona oppure si trova nel piano interessato dalla chirurgia. Non viene raccomandata la dissoluzione sistematica di qualsiasi filler già eseguito.
Per questo è utile conservare nome e tipo di materiale, quantità, area trattata, data e professionista che ha eseguito la procedura. Queste informazioni aiutano il chirurgo a valutare eventuali noduli, fibrosi, alterazioni vascolari o riduzione della normale mobilità dei tessuti.
Come prepararsi alla visita e ridurre i rischi?
Alla visita è utile portare fotografie precedenti e un elenco completo dei trattamenti estetici. Il medico dovrebbe conoscere filler, fili, radiofrequenza, ultrasuoni, laser ed eventuali operazioni pregresse. Il consenso del 2025 assegna un punteggio medio di accordo di 4,9 su 5 alla raccolta della storia clinica, all’esame dei tessuti e alla pianificazione preventiva.
In Italia, una circolare del Ministero della Salute dell’11 maggio 2026 chiarisce che i filler iniettabili sono destinati esclusivamente a professionisti sanitari qualificati e non all’autosomministrazione. Devono essere distribuiti e utilizzati nel rispetto della destinazione d’uso stabilita dal fabbricante e del Regolamento europeo sui dispositivi medici.
Prima di decidere, è opportuno chiedere quale componente verrà trattata, quale resterà invariata, quali alternative esistono e quali sono i rischi prevedibili. Un deficit di volume, una lassità cutanea e una discesa profonda richiedono strategie diverse. La scelta individuale tra trattamento non chirurgico e lifting richiede sempre una visita medica.
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