

La mastectomia endoscopica mini-invasiva permette di rimuovere il tessuto mammario attraverso incisioni ridotte e meno visibili, preservando quando possibile cute e complesso areola-capezzolo. Fondamentale è chiarire non solo i possibili vantaggi estetici, ma anche selezione delle pazienti, sicurezza oncologica e limiti delle evidenze disponibili.
La mastectomia endoscopica utilizza una videocamera e strumenti chirurgici introdotti attraverso una piccola incisione, spesso posizionata nella regione ascellare o sulla parete laterale del torace. Nelle tecniche endoscopiche più recenti a singolo accesso, Carroll et al. descrivono incisioni di circa 2,5-3 centimetri, rispetto ad accessi più estesi utilizzati nelle tecniche tradizionali.
L’intervento può essere associato alla nipple-sparing mastectomy (mastectomia con conservazione del complesso areola-capezzolo) e alla ricostruzione immediata. L’obiettivo oncologico resta quello della mastectomia: asportare in maniera adeguata il tessuto mammario indicato, cercando nello stesso tempo di limitare le cicatrici visibili. La possibilità di conservare cute e capezzolo dipende però dalle caratteristiche del tumore e della paziente.
Non tutte le donne che devono sottoporsi a mastectomia sono automaticamente candidate a un approccio endoscopico. La valutazione deve considerare estensione della malattia, coinvolgimento della cute o del capezzolo, linfonodi, caratteristiche anatomiche della mammella, precedenti trattamenti e tipo di ricostruzione programmata.
Nei principali studi sulla chirurgia mammaria mini-invasiva sono state selezionate soprattutto pazienti senza evidenza di infiltrazione della cute, del complesso areola-capezzolo o della parete toracica. In uno studio prospettico multicentrico, i criteri utilizzati comprendevano tumori fino a 5 cm, stadi dal carcinoma in situ allo stadio IIIA e assenza di metastasi linfonodali multiple evidenti. Questi criteri descrivono la popolazione studiata e non rappresentano una regola universale valida per ogni paziente.
Anche la chirurgia preventiva può rientrare nelle possibili indicazioni. Nel VideoBreast-24, 3 delle 42 donne, pari al 7,1%, erano state operate per una condizione di alto rischio di sviluppare un carcinoma mammario. L’indicazione deve comunque essere discussa all’interno dell’équipe senologica sulla base del rischio individuale.
La differenza non consiste semplicemente nell’avere una cicatrice più piccola. L’approccio endoscopico modifica il punto di accesso alla mammella e permette al chirurgo di lavorare attraverso una videocamera, spostando spesso la cicatrice verso aree meno visibili. I dati più recenti permettono oggi di confrontare in modo più preciso risultati estetici, complicanze, tempi operatori e controllo oncologico.
La meta-analisi pubblicata da Carroll et al. nel 2025 ha analizzato 51 studi sulla tecnica endoscopica e, per il confronto diretto, 10 studi non randomizzati comprendenti 656 pazienti. La probabilità di riportare soddisfazione per il risultato estetico era maggiore dopo mastectomia endoscopica rispetto alla tecnica convenzionali.
Il possibile vantaggio estetico deriva soprattutto dal posizionamento dell’incisione in zone meno visibili. Tuttavia, un risultato estetico favorevole dipende anche dalla ricostruzione, dalla qualità della cute, dalla forma della mammella e dall’eventuale necessità di ulteriori trattamenti. Per questo una cicatrice più nascosta non equivale automaticamente a un risultato migliore per ogni paziente.
La stessa meta-analisi non ha rilevato una differenza statisticamente significativa nelle complicanze complessive tra tecnica endoscopica e convenzionale. Considerando però esclusivamente le procedure endoscopiche a singola incisione, il rischio di necrosi postoperatoria risultava inferiore rispetto alla tecnica convenzionale. Gli autori sottolineano comunque l’eterogeneità delle procedure e la qualità ancora limitata di parte degli studi.
Un altro studio del 2025-2026 ha confrontato chirurgia mini-invasiva e tradizionale dopo un abbinamento statistico di 289 pazienti per gruppo. Le complicanze maggiori sono state registrate nel 4,1% delle procedure mini-invasive contro il 10,7% di quelle convenzionali. In questo studio, però, il gruppo mini-invasivo comprendeva sia mastectomie endoscopiche sia robotiche: il risultato non può quindi essere attribuito esclusivamente all’endoscopia.
Questo è uno dei limiti meglio documentati. Nella meta-analisi del 2025, la mastectomia endoscopica richiedeva in media 43,08 minuti in più rispetto alla nipple-sparing mastectomy convenzionale. Anche la degenza risultava mediamente più lunga di 0,72 giorni.
Questa differenza può ridursi con l’esperienza. Uno studio del 2026 su 43 procedure eseguite dallo stesso chirurgo ha osservato un cambiamento stabile della curva di apprendimento dopo circa 17 interventi. Il tempo medio è sceso da 244,5 minuti nella prima fase a 153,4 minuti nella fase successiva.
I risultati disponibili sono incoraggianti, ma è importante distinguere i dati a breve-medio termine dalle prove a lunghissimo termine. La meta-analisi del 2025 non ha rilevato differenze significative nelle recidive locali o nelle metastasi rispetto alla mastectomia convenzionale, con un follow-up medio che negli studi comparativi arrivava fino a circa 52 mesi. L’incidenza aggregata di recidiva dopo tecnica endoscopica era dell’1,29%.
Nel luglio 2026 è stato pubblicato anche uno studio multicentrico su 1.722 pazienti con carcinoma mammario in stadio 0-III. Sono state confrontate 136 pazienti operate con tecnica endoscopica e 408 con tecnica aperta. Dopo un follow-up mediano di 22 mesi, la sopravvivenza libera da recidiva locale era del 97,8% in entrambi i gruppi e la sopravvivenza globale del 99,3% in entrambi.
Anche attraverso un accesso ridotto restano possibili complicanze chirurgiche come sanguinamento, infezione, sieroma, problemi di cicatrizzazione, ischemia o necrosi della cute e del complesso areola-capezzolo e complicanze della ricostruzione. In uno studio endoscopico del 2026 su 40 pazienti, il 15% ha richiesto aspirazione di un sieroma, il 2,5% ha sviluppato una necrosi del lembo cutaneo e il 2,5% un’ischemia parziale del capezzolo.
Questi numeri non devono essere usati per prevedere il rischio della singola paziente, perché provengono da casistiche selezionate e da tecniche non sempre identiche. La revisione pubblicata nel 2026 sottolinea infatti che la chirurgia mammaria mini-invasiva comprende procedure eterogenee, con differenti piattaforme, incisioni, tecniche ricostruttive e livelli di esperienza dei centri.
La domanda principale non dovrebbe essere soltanto “posso avere una cicatrice più piccola?”, ma quale intervento offre il miglior equilibrio tra radicalità oncologica, sicurezza chirurgica e risultato ricostruttivo nel mio caso. L’approccio endoscopico è una possibilità per pazienti selezionate, non un’alternativa automaticamente migliore alla mastectomia convenzionale.
Prima dell’intervento è utile discutere con il chirurgo senologo l’estensione della malattia, la possibilità di preservare il capezzolo, il tipo di ricostruzione, la sede prevista della cicatrice e l’esperienza del centro nella specifica tecnica proposta. La curva di apprendimento documentata negli studi conferma che l’esperienza dell’équipe è un elemento rilevante.
La decisione finale deve sempre essere personalizzata durante una visita senologica, considerando diagnosi, imaging, caratteristiche anatomiche, rischio oncologico, eventuali terapie già effettuate o programmate e preferenze della paziente.
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