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Tumore al seno e prevenzione: quali controlli e abitudini aiutano davvero?

Quanto è frequente il tumore della mammella?

Il tumore della mammella è il tumore più frequente del sesso femminile. Una donna su sette riceverà una diagnosi di carcinoma mammario nel corso della sua vita. È il tumore più frequente ma non il più mortale: la sopravvivenza migliora di anno in anno e sfiora ormai il 90%. In Regione Emilia-Romagna è del 90,2%.


I fattori di rischio sono molteplici e possiamo dividerli in prevenibili e non prevenibili.

Fra i non prevenibili dobbiamo ricordare l’età, il menarca precoce, la menopausa tardiva.


Sono però le mutazioni genetiche ereditarie a identificare un gruppo di tumori della mammella definiti eredo familiari, che oggi rappresentano circa il 5-10% di tutti i tumori mammari.

In realtà essere portatrice di una mutazione genetica non espone a un rischio sicuro di tumore, ma aumenta il rischio di averlo.


Si tratta di mutazioni in un gruppo di geni oncosoppressori che sovraintendono a processi di riparazione del DNA. Tutti i tumori nascono da una mutazione genetica, ma soltanto alcune sono ereditarie.


Il 14 maggio 2013 Angelina Jolie rivela al mondo di essersi sottoposta ad un duplice intervento di mastectomia bilaterale profilattica e ovariectomia.

La scelta era legata al fatto di essere portatrice di una mutazione del gene BRCA1, che la esponeva ad un rischio di circa l’87% di sviluppare un cancro della mammella e di circa il 50% dell’ovaio. Questa notizia ha da una parte fatto conoscere al mondo le mutazioni genetiche ereditarie, dall’altro ha generato una impennata nelle richieste di mastectomie profilattiche e non, fenomeno che nella letteratura scientifica è chiamato “effetto Jolie”.


Quando è indicato il test genetico per il tumore al seno?

La ricerca di una mutazione genetica ereditaria, un semplice prelievo di sangue, può essere effettuata sia in donne con tumore che senza tumore ma portartici di fattori di rischio specifici.


In particolare, può essere indicata nei seguenti casi:

  • donna con neoplasia sia mammaria che ovarica;
  • donna con carcinoma mammario ≤40 anni;
  • donna con carcinoma mammario triplo negativo, qualsiasi età;
  • donna con carcinoma mammario bilaterale ≤50 anni;
  • uomo con carcinoma mammario;
  • paziente con carcinoma mammario in stadio iniziale a recettori ormonali positivi e ≥4 linfonodi positivi;
  • paziente con carcinoma mammario a recettori ormonali positivi con precedente CT neoadiuvante, residuo di malattia e CPS/EG score ≥3;
  • paziente con carcinoma mammario metastatico recettori ormonali positivi/HER2-negativo già sottoposta a chemioterapia con antracicline/taxani e trattamento endocrino, qualora possibili, in progressione dopo inibitori di CDK 4/6 per la malattia avanzata.


Il test può essere considerato anche in pazienti di 41-50 anni con storia personale di carcinoma mammario e familiarità di 1° grado per:


  • carcinoma mammario 50 anni e familiarità per carcinoma mammario, ovarico, pancreatico in 2 o più parenti in primo grado tra loro, di cui uno in primo grado con lei;
  • Variante Patogenetica nota in un familiare.


Nel caso di riscontro di una VP si dovrà affrontare un difficile percorso decisionale: da una parte ci si può affidare alle indagini diagnostiche con controlli periodici (ecografia mammaria e ovarica, mammografia e risonanza magnetica) con l'obiettivo di identificare quanto più precocemente possibile un eventuale tumore, dall'altra parte si può ricorrere alla chirurgia profilattica, quindi mastectomia bilaterale con o senza ricostruzione edovariectomia.


Ovviamente in questa decisone la donna non deve essere abbandonata. Deve essere accompagnata da un team di esperti comprendenti anche lo psico-oncologo, oltre ovviamente al chirurgo senologo e il ginecologo.


Molto importante è l’età della donna.La mastectomia bilaterale profilattica porta quasi a zero il rischio di tumore della mammella.

Non necessariamente però a questo corrisponde una riduzione della mortalità. Questa riduzione si rileva statisticamente soprattutto quando la mastectomia è eseguita fra i 35 e i 50 anni.

Che ruolo hanno dieta, peso corporeo e attività fisica nella prevenzione dei tumori?

Come abbiamo detto il rischio di tumore è però anche legato a fattori prevenibili, che possono quindi essere influenzati in negativo e in positivo dai nostri comportamenti.

Circa il 20% dei tumori sono legati agli stili di vita: corretta alimentazione, controllo del peso corporeo e attività fisica.


Ma perché mangiare in modo sano con prodotti preferibilmente biologici e a chilometro zero è importante?

Perché è utile limitare i cibi animali e privilegiare verdura e frutta?

E perché è importante un attento controllo dell’introito calorico, che deve essere sempre rapportato alle nostre esigenze quotidiane?

Perché, unitamente all’attività fisica, sono tutti fattori antinfiammatori.


In particolare riducono l’infiammazione cronica, che è forse il principale fattore di rischio nella formazione dei tumori.

L’infiammazione è un processo fisiologico che interviene ogni qualvolta si renda necessario.

Consiste in una serie di eventi utili alla riparazione del corpo umano e ha pertanto un inizio e una fine.


I guai cominciano quando l’infiammazione da acuta diventa cronica.

L'infiammazione cronica gioca un ruolo chiave nello sviluppo del cancro.

Crea un ambiente favorevole alla trasformazione delle cellule, alla loro proliferazione, alla crescita del tumore, all'angiogenesi, cioè la formazione di vasi, e alla metastasi.

Inoltre danneggia il DNA e sopprime le difese immunitarie.

Perché l’infiammazione cronica può favorire lo sviluppo del cancro?

Il professor Mantovani negli anni '80 e '90 ha incominciato a studiare in maniera approfondita il microambiente tumorale. In particolare ha studiato l'interazione tra sistema immunitario e cellule tumorali.

Negli studi portati avanti dal suo gruppo di ricerca, Mantovani ha contribuito in modo decisivo a chiarire questo legame. Si è focalizzato sul ruolo dei macrofagi associati ai tumori, TAM, e delle citochine infiammatorie.


I macrofagi sono cellule del sistema immunitario che normalmente aiutano a eliminare agenti patogeni e a promuovere la guarigione dei tessuti. Nei tumori assumono invece una funzione ambigua. Con le sue ricerche il professore ha scoperto che i TAM si attivano in modo tale da supportare la crescita e la diffusione del cancro anziché contrastarlo.

I TAM, infatti, vengono "reclutati" e "corrotti" dalle cellule tumorali per creare un ambiente "infiammato" e favorirne la crescita.

Non solo: questa progressione è sostenuta anche dalla capacità delle cellule tumorali di creare un ambiente in cui il sistema immunitario viene spento dal tumore.

Una caratteristica, quest'ultima, la cui scoperta ha dato poi il via al filone di ricerca che ha portato allo sviluppo dei primi farmaci immunoterapici.

Come si può favorire una longevità in salute?

L’invecchiamento è un processo fisiologico inevitabile.

L’ideale sarebbe, di fatto, far sì che tale processo possa essere rallentato, riducendo il rischio di patologie correlate all’età.


La senescenza è favorita dallo stress ossidativo, ovvero una aumentata produzione di radicali liberi e una riduzione delle difese antiossidanti. Una delle principali sedi di produzione di radicali liberi è il mitocondrio, la nostra centrale energetica. Una eccessiva attività mitocondriale, per una maggiore assunzione di nutrienti, aumenta la formazione di tali specie reattive dell’ossigeno.


Un modello valido per la longevità in salute è la restrizione calorica, senza però incorrere in malnutrizione. È intesa come riduzione di alcuni macronutrienti, carboidrati, proteine e grassi, assicurandoci l’apporto di micronutrienti come vitamine e sali minerali. Oggi di fatto accade il contrario: un eccesso di macronutrienti e carenza di micronutrienti.

Un pattern alimentare ideale si basa su una dieta prevalentemente vegetale, con cereali integrali, verdure, legumi e un po’ di frutta, compresa quella oleosa.

Come condimento, olio extravergine di oliva.


Una dieta, di fatto, basata sul modello mediterraneo, dove è presente il pesce pescato, preferibilmente di taglia piccola, che comprende alimenti ad azione antinfiammatoria e antiossidante contenenti molecole bioattive, quali ad esempio i polifenoli, presenti nei cibi di origine vegetale.


È importante l’attività fisica regolare e moderata. È importante anche un equilibrio psico-emotivo, con pratiche di meditazione e mindfulness per ridurre lo stress cronico.

Serve inoltre un sonno adeguato.


Una longevità in salute è caratterizzata da bassi livelli di infiammazione, caratteristica emersa nella popolazione dei centenari sardi dell’Ogliastra. Va considerato che a favorire l’infiammazione è anche lo stesso stress ossidativo. A questo contribuiscono, come visto, i cibi ad alta densità calorica, ricchi di grassi e di zuccheri.


Anche la vitamina D ricopre un ruolo importante. Per la sintesi di questa vitamina è fondamentale l’esposizione al sole. Lo stile di vita odierno offre sempre meno l’opportunità di sintetizzarla.

Non a caso, gran parte della popolazione ne è carente. Se consideriamo la popolazione longeva della Blue Zone italiana, l’Ogliastra, essa passa gran parte della giornata svolgendo attività all’aperto, oltre, chiaramente, a essere meno contaminata dal cibo della grande distribuzione.


Dallo studio di suddette popolazioni possiamo apprendere le abitudini che possono aiutare a prevenire le malattie croniche e a promuovere un invecchiamento sano.

Non possiamo fermare il tempo. Possiamo però cercare di ridurre il rischio di patologie correlate all’età che possono interferire sulla qualità della nostra vita.


Empatia, gratitudine e connessione attivano il nervo vago, calmano il cuore, riducono l’infiammazione e favoriscono la rigenerazione. Chi coltiva un buon tono vagale è più resiliente, più sereno e naturalmente più aperto agli altri. Emozioni distruttive come rabbia e ostilità, invece, logorano il sistema e accelerano l’invecchiamento.

Dove approfondire la prevenzione dei tumori attraverso gli stili di vita?

Chiudo invitando tutti a frequentare i nostri incontri di “Gusta la prevenzione la Salute è nel Piatto”. Durante questi incontri affrontiamo i temi della prevenzione dei tumori attraverso gli stili di vita. Durante questi appuntamenti un professionista della nostra Breast Unit parlerà del tema della serata. Nel frattempo uno chef professionista cucinerà una ricetta inerente al tema stesso, per cercare di dimostrare che mangiare sano non significa mangiare male.


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Riferimenti