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Politerapia nell’anziano: distinguere tra qualità e quantità!

Politerapia e inappropriatezza terapeutica rappresentano un tema particolarmente importante e frequente negli anziani, perché con l’invecchiamento tendenzialmente aumenta il numero di patologie che richiedono numerosi farmaci e, nel contempo, le modificazioni fisio-patologiche dell’età avanzata rendono i vecchi più suscettibili al rischio di eventi avversi legati alla politerapia e alle inappropriatezze terapeutiche. In questo articolo, il Prof. Mario Bo, esperto in Geriatria a Torino, approfondisce l’argomento

Definiamo la politerapia

Con il termine politerapia si indica un numero elevato di farmaci assunti giornalmente. Sebbene non esista una definizione universalmente accettata, convenzionalmente si indica con politerapia l’assunzione di 5 o più farmaci al giorno, e con il termine di iperpoliterapia l’assunzione di 10 o più farmaci al giorno. La politerapia indica quindi un elemento meramente “quantitativo” e non “qualitativo” della terapia.

 

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Valutare la terapia

La valutazione “qualitativa” della terapia ricade nel concetto di “appropriatezza terapeutica”, cioè che un determinato farmaco abbia un documentato beneficio clinico netto in un determinato paziente con una determinata patologia. L’appropriatezza terapeutica è quindi indipendente dal numero di farmaci assunti. Per esempio estremo si possono assumere anche solo due o tre farmaci al giorno, ma inappropriati e, all’estremo opposto, se ne possono assumere 8, tutti potenzialmente appropriati.

La valutazione dell’appropriatezza e dell’inappropriatezza terapeutica si basa sulla valutazione delle evidenze che sostengono l’impiego dei farmaci raccomandati per una determinata patologia in un determinato paziente, alla luce della sua età, della sua spettanza di vita, delle sue patologie associate e del suo rischio di eventi avversi. Nel caso degli anziani, Il medico ha a disposizione degli strumenti, come i criteri START-STOP, per valutare in modo discretamente oggettivo le potenziali inappropriatezze terapeutiche.

Esistono documentate e forti evidenze che sia la politerapia che le inappropriatezze terapeutiche si associano ad un maggior rischio di eventi sfavorevoli, come ospedalizzazione e riospedalizzazione, cadute, perdita di autonomia e, raramente, mortalità. Il numero di farmaci è di per sé stesso un elemento di rischio, perché tanto più numerosi sono i farmaci tanto maggiore è il rischio di interazioni farmacologiche sfavorevoli. Le inappropriatezze terapeutiche rappresentano invece un elemento di rischio legato ad un singolo farmaco usato impropriamente in relazione alle caratteristiche di un determinato paziente.

Come avviene la prescrizione?

La prescrizione terapeutica nell’anziano è una procedura complessa, che non può e non dovrebbe risolversi in un’automatica indicazione di farmaci per qualsiasi anomalia o condizione clinica, ma che dovrebbe invece basarsi su di una serie di passi successivi che possono essere così brevemente sintetizzati:

  1. valutazione complessiva del paziente, della sua età anagrafica e “biologica”, della sua spettanza di vita e del suo stato di salute generale, della sua storia clinica e dell’insieme di patologie da cui è affetto;
  2. valutazione delle evidenze scientifiche che sostengono l’impiego di un determinato farmaco in relazione ad una determinata patologia nei pazienti di questa età, dei benefici attesi (sopravvivenza? controllo dei sintomi? prevenzione di eventi clinici futuri?) e dei possibili inconvenienti legati al suo impiego nel contesto delle sue malattie e degli altri farmaci;
  3. condivisione degli obiettivi terapeutici con il paziente stesso, motivando e spiegando le scelte clinico-terapeutiche, descrivendone i pro e i contro, e spiegando chiaramente che in questa età molto spesso aumentare indiscriminatamente il numero di farmaci non si traduce necessariamente in un miglioramento clinico.

 

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