Come la superficialità delle immagini altera mente, sonno e sensi
Si è persa la sostanza: in un mondo dominato da immagini in successione e proiezioni superficiali, spesso dimentichiamo la profondità della realtà. La superficie dei fenomeni nasconde il loro significato e l’atmosfera, rendendo difficile percepire ciò che è davvero importante.
Si è persa la forma: ormai non cerchiamo più le immagini, sono le immagini che ci cercano. Ci inseguono ovunque, in numero tale da impedirci di soffermarci. Persino l’atmosfera della sera è invasa dalla luce blu dei televisori, così come quella delle persone, sempre più nascoste dietro una superficie uniforme, omologata e priva di personalità
Ciechi nell’anima
Per comprendere questa realtà, basta pensare al Brasile. Non serve esserci stati: le strade del centro attirano con mille colori, mentre dietro si nascondono povertà e violenza. Bambini senza acqua e medicine vivono a pochi passi dai turisti travolti dalle immagini di allegri balli.
Le favelas, con le loro case multicolori, ingannano l’occhio, così come le immagini veloci della televisione distraggono le famiglie e la società. Se in passato l’oppio dei popoli era la religione, oggi lo sono le immagini: nuove visioni che sostituiscono il tempo dedicato alla riflessione.
La luce blu di televisori, computer e videogames agisce come luce diurna, bloccando la produzione di melatonina e disturbando il sonno, riducendone la qualità e compromettendo il riposo.
Ciechi nella mente
Come si è arrivati a questo? Dal mondo da scrutare siamo passati a un mondo da captare. L’approfondimento è stato sostituito dallo sfogliare, le domande dalla facilità di ottenere risposte con un click.
Viviamo in un’era veloce, dominata dalle superfici: le parole cedono il passo alle immagini, le personalità alle mode. Le immagini, come la moda, impediscono la costruzione di mondi interiori solidi. In questo fiume di stimoli cresce il consumismo, dove il desiderio è frammentato e il materialismo domina, sostituendo la profondità con l’apparenza.
Ritrovare la forma e la sostanza
È possibile recuperare la nostra percezione? Forse non del tutto, ma possiamo non aggravare la situazione: spegnere gli occhi per tornare a guardare, ascoltare di più, soffermarci sugli odori, sui sapori e sul tatto.
Nella fast-era, le sensazioni sono compromesse: i suoni naturali sostituiti da dispositivi, gli odori della natura da chimici, i sapori ruspanti da cibi insipidi, il tatto associato a malizie.
Da bambina mi chiedevo se Beethoven avrebbe composto con una radio accesa: la risposta è sì, solo se l’avesse tenuta spenta.
Spegniamo la radio, acutizziamo l’udito, riscopriamo le nostre canzoni, andiamo alla ricerca di odori e sapori, torniamo ad abbracciare con il vero significato e chiudiamo gli occhi per osservare il mondo. E soprattutto, dove dobbiamo guardare, non dimentichiamo mai di pensare.

