Screening della displasia dell’anca nei bambini: prevenire per evitare interventi invasivi

La displasia evolutiva dell’anca (DEA) è una delle più comuni alterazioni ortopediche nei neonati e nei bambini. Si tratta di una malformazione dell’articolazione dell’anca in cui la testa del femore non si inserisce correttamente nella cavità acetabolare del bacino. Riconoscerla tempestivamente è fondamentale per evitare complicanze future e, soprattutto, ridurre la necessità di interventi chirurgici
Cos’è la displasia dell’anca
La displasia dell’anca può presentarsi in diversi gradi di gravità, dalla semplice instabilità articolare fino alla vera e propria lussazione. Nelle fasi iniziali può essere asintomatica, motivo per cui lo screening precoce rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione.
Le cause sono multifattoriali: una combinazione di fattori genetici, posizione del feto in utero, primogenitura e presentazione podalica. Anche alcune abitudini postnatali, come l’uso improprio del fasciamento stretto, possono aumentare il rischio.
L’importanza dello screening precoce
In Italia, lo screening ecografico dell’anca viene generalmente eseguito tra la 4ª e la 8ª settimana di vita. È un esame non invasivo, rapido e totalmente indolore, che permette di valutare lo sviluppo dell’articolazione e identificare precocemente eventuali anomalie.
Un diagnosi precoce consente di intervenire con metodi conservativi, evitando o riducendo la necessità di chirurgia. L’assunto principale dell’ortopedia pediatrica moderna è proprio questo: ricorrere alla chirurgia solo quando strettamente necessario, privilegiando approcci meno invasivi e più efficaci.
Trattamenti della displasia dell’anca nei bambini
Il trattamento della displasia dell’anca varia in base all’età del bambino, al grado di instabilità articolare e al momento della diagnosi. L’obiettivo principale è favorire un corretto sviluppo dell’articolazione, evitando, quando possibile, il ricorso alla chirurgia.
Nella maggior parte dei casi, infatti, un intervento precoce e mirato consente di correggere la displasia con metodi conservativi, rispettando la naturale crescita del bambino.
- Forme lievi: quando la testa del femore è solo leggermente instabile, si preferisce un monitoraggio clinico e fisioterapico, associato a consigli posturali ai genitori (evitare fasciature strette, privilegiare il portage ergonomico). Spesso, con la crescita, l’articolazione si stabilizza spontaneamente.
- Forme moderate: il trattamento di prima scelta è il tutore di Pavlik, un dispositivo morbido che mantiene le anche flesse e abdotte, permettendo la corretta centratura della testa femorale. L’uso del tutore, sotto stretto controllo dell’ortopedico pediatrico, dura in genere alcune settimane o pochi mesi e offre ottimi risultati se la displasia viene diagnosticata precocemente.
- Forme gravi o tardive: nei casi in cui la diagnosi arrivi più tardi o il trattamento conservativo non sia sufficiente, può essere necessario un intervento chirurgico per riposizionare correttamente la testa del femore. Si tratta, tuttavia, di situazioni rare, poiché lo screening precoce consente di intervenire tempestivamente. Quando la chirurgia è inevitabile, si preferiscono tecniche mini-invasive e procedure di riduzione chiusa o aperta, sempre adattate all’età e alle esigenze del piccolo paziente.
Chi deve eseguire lo screening
Lo screening è solitamente indicato per tutti i neonati, ma è particolarmente raccomandato nei bambini a rischio (presentazione podalica, familiarità per displasia, parto gemellare, anomalie neuromuscolari). L’esame è eseguito da un ortopedico pediatrico o da un radiologo esperto in ecografia neonatale, figure specializzate nella diagnosi e nella gestione delle malformazioni articolari infantili.
Prevenire la chirurgia con lo screening
Grazie allo screening ecografico precoce, oggi la maggior parte dei casi di displasia dell’anca può essere trattata senza ricorrere alla chirurgia. La collaborazione tra pediatra, ortopedico e famiglia è fondamentale per individuare tempestivamente il problema e garantire al bambino un corretto sviluppo motorio.

