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Sviluppare la tolleranza alla frustrazione nei figli: l'impatto degli stili genitoriali

Avere una buona tolleranza alla frustrazione consente all'individuo di affrontare in maniera adeguata le avversità e le difficoltà che la vita, inevitabilmente, comporta. La capacità di reagire nel modo migliore alle delusioni e agli insuccessi dipende, oltre che dalle caratteristiche personali dell'individuo, anche dall'educazione ricevuta nel contesto familiare

Come si apprende la tolleranza alla frustrazione nell'infanzia 

La tolleranza alla frustrazione si apprende a partire dalle prime fasi dello sviluppo: è un processo lento e graduale che consente al bambino di comprendere che le sue richieste ed i suoi desideri non possono essere sempre "magicamente" esauditi. In tal modo impara a tollerare la frustrazione per la mancata realizzazione dei suoi desideri e a gestire la rabbia che ne deriva. 

Proviamo a spiegare brevemente in che modo la capacità di tollerare la frustrazione si collega al tipo di educazione ricevuta, analizzando i tre stili educativi genitoriali fondamentali. 

Lo stile educativo di tipo autoritario 

Lo stile educativo di tipo autoritario è caratterizzato da un eccessivo controllo e da scarse manifestazioni d'affetto. I genitori che prediligono questo modo di educare il proprio figlio fanno largo uso di punizioni, in quanto sono convinti che questo sia l'unico modo efficace per insegnare le regole. 


Tale stile genitoriale di tipo coercitivo spesso deriva dalla paura del genitore di non riuscire a farsi rispettare in altro modo e dalla convinzione che soltanto attraverso le maniere forti si possano raggiungere dei risultati. Pertanto, la punizione è considerata l'unico modo per impedire che un comportamento venga messo in atto e viene usata come deterrente alla trasgressione. 

Le conseguenze dello stile autoritario sullo sviluppo 

Il fatto di impartire un'educazione rigida, volendo affermare il proprio dominio e la propria forza, si accompagna spesso a scarse manifestazioni di affetto, considerate segno di debolezza. Questo tipo di educazione, largamente usato soprattutto in passato, oltre a rivelarsi inefficace non favorisce nel soggetto l'acquisizione della capacità critica di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, proprio perché è tesa all'evitamento della punizione e non a far capire l'utilità della regola. Inoltre, non promuove l'autonomia dell'individuo, né la sua autostima, basandosi su di un atteggiamento rigido e controllante. 


Di sicuro non favorisce la tolleranza alla frustrazione: i soggetti che hanno ricevuto questo tipo di educazione tendono ad avere una personalità dipendente e ad essere poco intraprendenti; infatti, per paura di andare incontro ad un fallimento, mettono in atto prevalentemente comportamenti rinunciatari. 

Lo stile permissivo e la mancanza di confini  

Lo stile permissivo è caratterizzato fondamentalmente dall'assenza di controllo e dunque dalla scarsa presenza di regole, per cui il bambino cresce nell'erronea e deleteria convinzione che tutto gli sia dovuto. L'idea è di concedere al figlio tutto ciò che la vita può offrire, dunque pochi divieti e pochi "no" per timore di procurarne l'infelicità; talvolta, però, nasce dalla difficoltà nel porre dei limiti e dei confini alle richieste del figlio attraverso regole ferme ed un atteggiamento coerente. 


Spesso tale comportamento viene adottato nei casi in cui, per motivi di lavoro, i genitori sono poco presenti, oppure nelle separazioni dove capita che i genitori provino un "senso di colpa" nei confronti del figlio e cerchino di compensare concedendo tutto e non dando divieti per non procurargli ulteriori disagi. 

Perché l'approccio permissivo ostacola l'impegno 

Il desiderio del genitore di concedere al figlio tutto ciò che la vita può offrire senza dover lottare nel perseguire i propri scopi, purtroppo non favorisce l'idea che il raggiungimento degli obiettivi non può prescindere dall'impegno e dalla fatica e che la strada molto spesso presenta numerosi ostacoli. Pertanto, le difficoltà vengono percepite come qualcosa che è preferibile evitare, scegliendo percorsi di vita più facili e che non presentano troppi problemi. 

Lo stile autorevole: l'equilibrio tra affetto e regole 

Lo stile autorevole è quel modo di relazionarsi senza paura di mostrarsi troppo affettuosi, ma riuscendo a far comprendere al figlio l'importanza del rispetto delle regole, attraverso le spiegazioni e le argomentazioni. Le regole non vengono imposte, ma viene fatta comprendere la loro utilità e la necessità che vengano rispettate; in tal modo esse vengono interiorizzate e fatte proprie perché se ne è compreso il significato, e non per evitare di andare incontro ad una punizione. 


Questo tipo di stile educativo è caratterizzato dall'ascolto dei bisogni del figlio e del suo punto di vista; la vicinanza e l'ascolto favoriscono la sua autostima e la sua autonomia. Si tratta dello stile genitoriale più adeguato ed efficace. 

Apprendere il valore del sacrificio e dell'impegno 

È faticoso in quanto richiede da parte del genitore impegno, pazienza e fatica (essendo assai più facile dire "sì" che spiegare il motivo dei divieti), ma aiuta a comprendere che non si può avere "tutto e subito", ma che al contrario le cose si conquistano attraverso il sacrificio e l'impegno. La tolleranza alla frustrazione in questo caso si apprende attraverso la consapevolezza che la vita non è semplice e ci possono essere momenti di difficoltà, ma si può lottare per superarli. 

Cosa significa essere genitori ed educare con efficacia 

Essere genitori richiede molto impegno ed è uno dei compiti più difficili. Chiaramente ogni genitore cerca di agire nel modo migliore per cercare di svolgere il proprio ruolo in maniera responsabile ed efficace. È chiaro che anche lo stile genitoriale deve essere "adattato" alle caratteristiche personali del figlio, attraverso delle prove e degli aggiustamenti per cercare di trovare la strategia giusta. Ciò che è importante è che il genitore riesca a mettersi in discussione, proprio nella consapevolezza della difficoltà e dell'importanza che il suo ruolo riveste. 

Gestire i fallimenti e rialzarsi dopo una sconfitta 

Riuscire a tollerare la frustrazione che deriva da un insuccesso, da un fallimento scolastico, lavorativo o sentimentale significa riuscire ad accettare un episodio doloroso senza esserne travolti e distrutti; saper accettare la sconfitta e gestire la sofferenza che ne deriva, senza sentirsi così feriti da arrivare a voler distruggere chi è ritenuto responsabile dei propri fallimenti. 


È importante riuscire a trasmettere ai propri figli che la vita non sempre ha un percorso lineare e molto spesso presenta degli ostacoli, e che per raggiungere i propri obiettivi bisogna lottare ed impegnarsi molto. Bisogna trasmettere che anche davanti ad un insuccesso è necessario riuscire a trovare la forza di rialzarsi e di ricominciare e che, anche se non sempre si raggiungono i risultati sperati, ciò che viene ottenuto con le proprie forze ha un valore molto più grande e ripaga assai di più di ciò che viene ottenuto senza il minimo sforzo.

Per approfondimenti clinici e consulenze personalizzate 🧠 Dott.ssa Daniela Noccioli