Vene varicose: cosa fare?

Autore: Prof. Alberto Caggiati
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Alberto Caggiati, esperto in Chirurgia Vascolare a Roma, ci parla delle vene varicose, spiegandoci quali vene trattare e in quali casi è indicato l’intervento

Una fitta rete di vene scorre sotto la pelle degli arti inferiori (vene sottocutanee). Queste si uniscono a formare due vasi principali, la vena grande safena e la vena piccola safena. Le vene varicose (chiamate comunemente anche “varici”) sono dilatazioni permanenti delle vene sottocutanee. Quando diventano varicose, le vene delle gambe non riescono a riportare il sangue in alto verso il cuore come dovrebbero. Il sangue che ristagna nelle vene varicose, oltre a provocare fastidiosi sintomi (gonfiore, senso di pesantezza, dolore, prurito), può infiammare la pelle che può macchiarsi, indurirsi o addirittura ulcerarsi (si forma una piaga). Infine, il ristagno di sangue nelle varici può causare flebite (infiammazione della vena) spesso accompagnata da trombosi (coagulo sanguigno che occlude il vaso).  Le vene varicose non guariscono spontaneamente, né con farmaci, diete o calze elastiche. Anzi, se non trattate, tendono ad aggravarsi, in alcuni casi lentamente, in altri velocemente. Per questi motivi le vene varicose non possono essere ignorate da chi ne è affetto. Sui mass-media vengono spesso proposti trattamenti delle vene varicose, spacciati per essere “miracolosamente” validi per qualsiasi varice, dalla più grande alla più piccola, indipendentemente dall’età del paziente e dalle sue condizioni generali. In verità, nessuna di queste terapie è miracolosa ed ognuna di esse ha valore e limiti ben definiti. Nel paziente varicoso si creano dapprima illusioni, poi dubbi ed infine una gran confusione. Il portatore di varici necessita invece di risposte chiare a domande importanti quali: devo operare le mie vene varicose? Con quale tecnica? E cosa succede se non mi opero? 

 

Prima di tutto, a chi rivolgere tali domande? Certamente allo specialista chirurgo vascolare. Infatti, l’innovazione tecnologica è così rapida in questo settore che una risposta corretta richiede un approfondito e continuo aggiornamento specialistico. Secondo: non esistono risposte “standard”, ossia valide a priori in tutti i casi. La risposta a quelle importanti domande deve essere “confezionata su misura” dal chirurgo vascolare per ciascuna gamba di ciascun paziente. Vediamo perché. 

Mi devo operare? 

La risposta a questa domanda scaturisce da una attenta valutazione di molteplici fattori, diversi da paziente a paziente e anche nello stesso paziente, da gamba a gamba:

  1. Età
  2. Sesso
  3. Estensione e gravità delle varici nonché la loro velocità di crescita
  4. Entità dei sintomi (gonfiore, pesantezza, dolore, ecc)
  5. Presenza di complicanze (macchie o infiammazione della pelle, flebiti, ulcere, ecc)
  6. Presenza di altre malattie che ostacolano la funzionalità venosa (obesità, malattie, cardiache, polmonari, osteoarticolari, ecc)

Quali vene devono essere trattate?

L’estensione e la gravità delle vene varicose varia notevolmente da gamba a gamba, anche nello stesso paziente. Quindi un’accurata valutazione anatomica e funzionale del letto venoso deve essere eseguita dal chirurgo con un esame ecocolordoppler. Questo permette di stabilire quali varici debbano essere trattate e quali vene invece possano essere risparmiate. L’esame ecocolordoppler è necessario anche per stabilire la tecnica di trattamento e per evidenziare eventuali controindicazioni ad esso.

 

 

 

Editor: Marta Buonomano

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