Ictus ischemico: c'è ancora tempo per intervenire? Cosa cambia con le linee guida 2026

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Sì, in alcuni pazienti c'è più tempo di quanto si pensi. Le nuove linee guida 2026 dell'American Heart Association/American Stroke Association confermano e ampliano le indicazioni alla trombectomia meccanica, anche oltre le classiche 6 ore, in pazienti selezionati sulla base delle caratteristiche cliniche e dell'imaging. In particolare, le raccomandazioni includono anche alcuni pazienti con un'area di tessuto cerebrale già colpita più estesa rispetto ai criteri tradizionali.

Il principio fondamentale, tuttavia, non cambia: prima si interviene, meglio è. La possibilità di trattare alcuni pazienti anche in una finestra temporale più ampia non deve mai tradursi nell'attesa. Di fronte ai sintomi di un possibile ictus, è fondamentale chiamare immediatamente il 112.

Che cos'è l'ictus ischemico e perché si verifica?

L'ictus ischemico è causato dall'occlusione improvvisa di un'arteria cerebrale, generalmente a causa di un coagulo, che impedisce al sangue di raggiungere una parte del cervello. La conseguente riduzione dell'apporto di ossigeno può provocare un danno progressivo del tessuto cerebrale.

Tra le principali cause e condizioni associate rientrano la fibrillazione atriale, che può favorire la formazione di coaguli nel cuore, l'aterosclerosi delle arterie carotidi o intracraniche e altre condizioni che possono alterare il normale flusso sanguigno.

Il tessuto cerebrale è particolarmente sensibile alla mancanza di ossigeno. Per questo, nell'ictus ischemico, il tempo rappresenta un elemento determinante: ogni ritardo può significare la perdita di tessuto cerebrale potenzialmente recuperabile.

I sintomi dell'ictus: come riconoscerli rapidamente

I sintomi dell'ictus ischemico compaiono generalmente in modo improvviso e possono comprendere:

  • debolezza o paralisi di un lato del corpo, a carico del viso, del braccio o della gamba
  • difficoltà nel parlare o nel comprendere ciò che viene detto
  • alterazioni improvvise della vista
  • difficoltà a camminare, perdita dell'equilibrio o della coordinazione
  • improvvisi disturbi neurologici associati a vertigini o forte instabilità

Un modo semplice per ricordare alcuni dei principali segnali di allarme è l'acronimo FAST: Face, per l'asimmetria del volto; Arm, per la debolezza di un braccio; Speech, per le difficoltà del linguaggio; Time, per ricordare che è necessario intervenire immediatamente.

Anche quando i sintomi sembrano migliorare o scomparire spontaneamente, è fondamentale non aspettare e non sottovalutarli. Un episodio transitorio può infatti rappresentare un segnale di allarme che richiede una valutazione urgente.

Cosa cambia con le linee guida 2026?

Per molto tempo la possibilità di effettuare una trombectomia è stata associata soprattutto alla finestra temporale delle prime 6 ore dall'esordio dei sintomi. Le evidenze accumulate negli ultimi anni hanno però dimostrato che alcuni pazienti possono beneficiare del trattamento anche più tardi.

Le linee guida AHA/ASA 2026 consolidano questo approccio e ampliano ulteriormente la popolazione di pazienti che può essere valutata per un trattamento endovascolare. La selezione non dipende infatti soltanto dal tempo trascorso dall'esordio, ma anche da caratteristiche cliniche e radiologiche, tra cui la sede dell'occlusione, l'entità del danno cerebrale già instaurato e la presenza di tessuto ancora potenzialmente recuperabile.

Per alcuni pazienti con occlusione di un grosso vaso del circolo anteriore, le linee guida raccomandano la trombectomia anche nella finestra tra 6 e 24 ore, in presenza di specifici criteri clinici e radiologici. Le nuove raccomandazioni comprendono inoltre alcuni pazienti con core ischemico più ampio, cioè con una porzione di tessuto cerebrale già interessata dall'infarto maggiore rispetto a quanto previsto dai criteri tradizionali.

Anche per la trombolisi endovenosa le linee guida 2026 confermano la finestra standard di 4,5 ore per i pazienti eleggibili e introducono indicazioni per una finestra estesa in pazienti selezionati attraverso criteri di imaging avanzato.

Più tempo non significa aspettare

L'ampliamento delle possibilità terapeutiche non significa che sia possibile attendere prima di chiedere aiuto. Al contrario, la rapidità della diagnosi e dell'accesso al trattamento rimane fondamentale.

La possibilità di intervenire anche a distanza di diverse ore rappresenta soprattutto un'opportunità per quei pazienti che arrivano tardivamente in ospedale, presentano un ictus a esordio non noto, come nel caso di un ictus al risveglio, oppure conservano caratteristiche radiologiche compatibili con un beneficio dal trattamento.

Per questo, davanti ai sintomi di un possibile ictus, non bisogna mai aspettare per vedere se passano.

Trombectomia meccanica: come funziona?

La trombectomia meccanica è una procedura endovascolare mini-invasiva che permette di rimuovere fisicamente il coagulo responsabile dell'occlusione di un'arteria cerebrale.

Attraverso un piccolo accesso arterioso, generalmente a livello dell'inguine o del polso, viene introdotto un catetere che viene guidato fino ai vasi cerebrali sotto controllo radiologico. Una volta raggiunta l'occlusione, il medico può utilizzare dispositivi specifici, come lo stent retriever, oppure sistemi di aspirazione per catturare e rimuovere il coagulo, con l'obiettivo di ripristinare il flusso sanguigno.

La procedura viene eseguita nei pazienti che presentano caratteristiche compatibili con il trattamento e può risultare determinante nel limitare l'estensione del danno neurologico. La selezione del paziente avviene attraverso una valutazione clinica e neuroradiologica tempestiva.

Perché è importante rivolgersi a un centro con neurointerventistica vascolare?

La trombectomia meccanica richiede un'organizzazione dedicata all'emergenza cerebrovascolare, con équipe specializzate, tecnologie di imaging e possibilità di effettuare il trattamento endovascolare in tempi rapidi.

Il Dott. Iacopo Valente si occupa di radiologia vascolare e neurointerventistica, con particolare riferimento al trattamento endovascolare dell'ictus ischemico e delle patologie dei vasi cerebrali. Svolge la propria attività presso il Policlinico Universitario A. Gemelli e presso il proprio studio privato in Via Oslavia 40, a Roma.

La gestione dell'ictus richiede un percorso rapido e coordinato, dalla valutazione iniziale all'imaging, fino all'eventuale trattamento di rivascolarizzazione. Per questo, in caso di sospetto ictus, è fondamentale attivare immediatamente il sistema di emergenza.

Domande frequenti sull'ictus ischemico

Se sono passate più di 6 ore dall'inizio dei sintomi, ha ancora senso andare in ospedale?

Sì. Il trascorrere di più di 6 ore non esclude automaticamente la possibilità di un trattamento. In pazienti selezionati, la trombectomia può essere effettuata anche nella finestra 6-24 ore, sulla base di specifici criteri clinici e radiologici.

Questo è particolarmente importante negli ictus a esordio non noto, per esempio quando la persona si sveglia già con i sintomi. La valutazione ospedaliera e l'imaging permettono di stabilire se esistono ancora condizioni favorevoli al trattamento.

La trombectomia sostituisce la trombolisi?

Non necessariamente. Le due strategie possono essere complementari. Nei pazienti eleggibili alla trombolisi endovenosa, il trattamento farmacologico può essere somministrato rapidamente, mentre viene valutata o organizzata la trombectomia in presenza di un'occlusione di grosso vaso compatibile con il trattamento. Le linee guida 2026 confermano l'utilizzo di alteplase o tenecteplase nella finestra di 4,5 ore nei pazienti eleggibili.

Cosa bisogna fare davanti ai sintomi di un ictus?

La cosa più importante è chiamare immediatamente il 112. Non bisogna aspettare che i sintomi si risolvano spontaneamente e non è necessario cercare di stabilire autonomamente se si tratti effettivamente di un ictus.

Una valutazione tempestiva permette di effettuare rapidamente gli esami necessari e di verificare se la persona può beneficiare di una terapia di rivascolarizzazione.


Bibliografia scientifica:

  1. Prabhakaran S, Gonzalez NR, Zachrison KS, et al. 2026 Guideline for the Early Management of Patients With Acute Ischemic Stroke: A Guideline From the American Heart Association/American Stroke Association. Stroke. 2026;57. doi:10.1161/STR.0000000000000513.
  2. Morsi S, Ghozy S, Elfil M, Tolba H, Rabenstein A, Kadirvel R, Kallmes DF. Endovascular thrombectomy for DAWN- and DEFUSE-3 ineligible acute ischemic stroke patients: a systematic review and meta-analysis. Journal of Neurology. 2024;271(5):2230-2237.


Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce una valutazione medica diretta. In caso di sospetto ictus, chiamare immediatamente il 112.


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