Risonanza Multiparametrica Prostata

La risonanza magnetica multiparametrica della prostata è un esame diagnostico di imaging che permette di studiare la ghiandola prostatica in modo dettagliato. Combina diverse sequenze di risonanza, tra cui immagini anatomiche e funzionali, per valutare la struttura della prostata, la presenza di eventuali lesioni sospette e il loro grado di probabilità di essere clinicamente significative.


È un esame particolarmente utile nel percorso di diagnosi del tumore della prostata, ma può essere impiegato anche nel monitoraggio di pazienti già diagnosticati, nella sorveglianza attiva e nella pianificazione di eventuali biopsie mirate.

Cosa si analizza?

La risonanza multiparametrica della prostata analizza:


  • la morfologia della prostata;
  • il volume prostatico;
  • la zona periferica, la zona di transizione e le altre aree della ghiandola;
  • la presenza di noduli o lesioni sospette;
  • la diffusione dell’acqua nei tessuti, utile per individuare aree a maggiore densità cellulare;
  • la vascolarizzazione delle lesioni, quando viene usato il mezzo di contrasto;
  • l’eventuale estensione della malattia oltre la capsula prostatica;
  • il possibile coinvolgimento delle vescicole seminali o dei tessuti vicini.


L’esame non misura un “valore” come avviene con un’analisi del sangue, ma produce immagini che vengono interpretate dal radiologo secondo criteri standardizzati.

Cosa significa il risultato?

Il risultato della risonanza viene di solito espresso con il sistema PI-RADS, cioè Prostate Imaging Reporting and Data System. Questo sistema assegna un punteggio da 1 a 5 alle eventuali lesioni osservate.


Un punteggio basso indica una bassa probabilità che la lesione sia un tumore clinicamente significativo. Un punteggio alto indica invece una probabilità maggiore e può portare lo specialista a richiedere una biopsia mirata.


Il referto può includere anche altre informazioni, come il volume della prostata, la sede precisa della lesione, le dimensioni e l’eventuale estensione locale.

Perché fare l’analisi?

La risonanza multiparametrica della prostata viene eseguita per:


  • individuare lesioni sospette per tumore della prostata;
  • ridurre il rischio di biopsie non necessarie nei casi a basso sospetto;
  • guidare una biopsia mirata sulle aree più sospette;
  • valutare l’estensione locale di un tumore già diagnosticato;
  • monitorare pazienti in sorveglianza attiva;
  • controllare eventuali recidive o sospetti dopo trattamenti precedenti, secondo indicazione specialistica.


È un esame utile perché permette di ottenere informazioni più precise rispetto alla sola ecografia prostatica e può aiutare a distinguere situazioni a basso rischio da quadri che richiedono ulteriori accertamenti.

Quando fare l’analisi?

La risonanza multiparametrica della prostata può essere indicata in caso di:


  • PSA elevato o in progressivo aumento;
  • esplorazione rettale sospetta;
  • familiarità importante per tumore della prostata;
  • precedente biopsia negativa, ma sospetto clinico persistente;
  • necessità di programmare una biopsia prostatica mirata;
  • diagnosi già confermata di tumore della prostata, per valutare estensione e strategia terapeutica;
  • paziente in sorveglianza attiva.


La decisione di eseguire l’esame deve essere presa dallo specialista, valutando età, PSA, storia familiare, sintomi, eventuali esami precedenti e condizioni generali del paziente.

Quale campione è richiesto?

Non è richiesto alcun campione biologico.


La risonanza multiparametrica della prostata è un esame radiologico. Non prevede il prelievo di sangue, urine o tessuti. In alcuni casi può essere somministrato un mezzo di contrasto endovenoso, quindi il centro diagnostico può richiedere esami del sangue recenti per valutare la funzione renale.

È necessaria una preparazione preliminare?

La preparazione può variare in base al centro in cui viene eseguito l’esame. In genere, prima della risonanza, il paziente deve:


  • comunicare la presenza di pacemaker, protesi, clip metalliche o altri dispositivi impiantati;
  • rimuovere oggetti metallici;
  • segnalare eventuali allergie o problemi renali, soprattutto se è previsto il mezzo di contrasto;
  • portare esami precedenti, come PSA, ecografie, biopsie o precedenti risonanze;
  • seguire eventuali indicazioni su digiuno, svuotamento intestinale o microclisma, se richiesti dal centro.


In alcuni casi l’esame può essere eseguito senza mezzo di contrasto, ma la scelta dipende dal quesito clinico e dal protocollo utilizzato.

Come si utilizza?

Durante l’esame, il paziente viene posizionato sul lettino della risonanza magnetica. La procedura non è dolorosa, ma richiede di rimanere fermi per ottenere immagini di buona qualità.


Le immagini vengono poi analizzate dal radiologo, che descrive eventuali lesioni sospette e assegna il punteggio PI-RADS. Il referto viene valutato dall’urologo insieme agli altri dati clinici.

In base al risultato, lo specialista può consigliare:


  • semplice controllo nel tempo;
  • ripetizione del PSA;
  • ulteriori esami;
  • biopsia prostatica mirata;
  • biopsia sistematica o combinata;
  • percorso terapeutico, se il tumore è già stato diagnosticato.

Quali sono i valori normali?

La risonanza multiparametrica della prostata non ha valori normali come un esame di laboratorio. Il riferimento principale è il punteggio PI-RADS, che indica la probabilità che una lesione sia clinicamente significativa.


Cosa significa avere valori alterati?

Nel caso della risonanza multiparametrica, parlare di “valori alterati” significa soprattutto avere un referto con lesioni sospette, in particolare con punteggio PI-RADS 3, 4 o 5.

Un PI-RADS 3 indica una situazione dubbia: non sempre richiede biopsia immediata, ma va valutato in base al rischio individuale.


Un PI-RADS 4 o 5 indica una maggiore probabilità di tumore clinicamente significativo. In questi casi l’urologo può proporre una biopsia prostatica mirata, spesso con tecnica di fusione tra immagini di risonanza ed ecografia.


Un risultato sospetto non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. La diagnosi definitiva richiede l’esame istologico, cioè l’analisi del tessuto prelevato con biopsia.

A quale specialista rivolgersi?

Lo specialista di riferimento è l’urologo. È l’urologo a valutare il PSA, la visita clinica, la storia familiare e l’eventuale necessità di eseguire la risonanza multiparametrica della prostata.

Il radiologo ha invece un ruolo centrale nell’esecuzione e nell’interpretazione dell’esame. In caso di sospetto oncologico confermato, il percorso può coinvolgere anche oncologo, radioterapista, anatomopatologo e altri specialisti, in base al caso clinico.

Riferimenti bibliografici

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