A cosa serve un defibrillatore impiantabile sottocutaneo?

Autore: Dott. Riccardo Cappato
Pubblicato: | Aggiornato: 26/05/2021
Editor: Marta Buonomano

Hai mai sentito parlare di defibrillatore impiantabile sottocutaneo? Il Dott. Riccardo Cappato, esperto in Cardiologia a Milano, ci spiega di cosa si tratta

Che cos’è un defibrillatore impiantabile sottocutaneo?

È un dispositivo cardiaco composto da un generatore contenente batteria e circuiti elettronici connessi ad un elettrocatetere. È chiamato sottocutaneo poiché l’elettrocatetere, diversamente dai defibrillatori “classici”, non viene collocato all’interno del cuore e del torrente sanguigno ma viene posizionato lungo il margine dello sterno, prosegue il suo decorso lungo l’arco costale raggiungendo il generatore posizionato in una tasca anatomicamente precostituita tra il muscolo gran dorsale ed il muscolo serrato anteriore.

Il vantaggio di questo sistema rispetto ai defibrillatori “classici” è l’andare incontro ad una significativa riduzione delle complicanze meccaniche ed infettive non avendo alcuna componente all’interno del circolo sanguigno.

Qual è la sua funzione?

manu che tengono un oggetto a forma di cuoreLa funzione del dispositivo è il monitoraggio del ritmo cardiaco battito per battito e, quando viene rilevata una frequenza cardiaca superiore alla soglia programmata dovuta d un’aritmia ventricolare, intervenire nel ripristinare il ritmo cardiaco tramite uno shock elettrico.

Quando è possibile impiantarlo?

È possibile impiantare questo tipo di defibrillatore sottoponendo preliminarmente il Paziente ad uno screening dell’elettrocardiogramma in posizione sia supina che seduta: se l’elettrocardiogramma risulterà correttamente leggibile dal dispositivo, si dichiara il Paziente idoneo all’impianto del defibrillatore sottocutaneo.

Questo tipo di defibrillatore non è però in grado di stimolare il battito cardiaco oltre al minuto successivo ad un intervento di defibrillazione: per tale ragione non è indicato nei Pazienti affetti da aritmie lente che richiedano elettrostimolazione cardiaca permanente.

Similmente, l’impianto di questo dispositivo deve essere attentamente ponderato nei Pazienti che soffrano di tachicardie ventricolari suscettibili di interruzione mediante stimolazione miocardica rapida (ATP), evitando così la defibrillazione con shock.

Cosa è in grado di rilevare?

Il dispositivo viene programmato per rilevare frequenze cardiache molto elevate, tipiche delle tachicardie ventricolari e della fibrillazione ventricolare, e di ripristinare in tal caso il ritmo cardiaco fisiologico mediante una scarica elettrica dopo un adeguato tempo di riconoscimento (normalmente pari a 15 secondi).

Perché viene definito “salvavita”?

Si definisce salvavita poiché questo genere di aritmie provoca significativa riduzione fino alla cessazione dell’attività di pompa del cuore, configurando così il quadro di arresto cardiocircolatorio. Tale situazione è letale se non prontamente trattata con il ripristino di ritmo cardiaco meccanicamente efficace.

Cosa prevede la procedura?

Una volta passato lo screening elettrocardiografico, l’impianto del dispositivo viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero e richiede digiuno preoperatorio. Viene effettuato in anestesia sia generale che locale. Si pratica un’incisione di circa 10 cm nella regione sottostante l’ascella sinistra, si identifica il piano tra il muscolo gran dorsale ed il muscolo dentato anteriore e tra di essi viene preparato lo spazio che conterrà il generatore.

Si esegue una seconda piccola incisione alla base dello sterno e per mezzo di strumenti dedicati si avanza l’elettrocatetere parallelamente ed al di sopra dello sterno stesso sino all’inserzione della terza costa. Il catetere viene poi fissato al muscolo pettorale e portato attraverso il sottocute a congiungersi con la regione dell’incisione principale.

Lo si connette al generatore che viene collocato in sede e si esegue un test di defibrillazione per comprovarne l’efficacia.  Si suturano infine le ferite.

L’intervento dura normalmente tra i 60 ed i 90 minuti. Il Paziente è poi solitamente dimissibile il giorno successivo all’intervento stesso.

Convivere con un defibrillatore cardiaco: esistono rischi?

Al di fuori della procedura, che in mani esperte è gravata da una ridotta percentuale di complicanze, il defibrillatore sottocutaneo può essere - seppur raramente - responsabile di scariche elettriche inappropriate su aritmie di origine benigna o su persistente interferenza elettromagnetica esterna.

A tale proposito, è d’uopo evitare forti campi elettromagnetici (ad esempio metal detector/elettrodomestici a microonde) e significative sollecitazioni vibratili come gli utensili elettrici ad alta potenza (trapani/attrezzature per giardinaggio).

Per quanto concerne la guida di veicoli, il Paziente dovrà segnalare alla commissione preposta di essere portatore di defibrillatore cardiaco e rinnovare ogni anno la patente a seguito di documentazione di assenza di interventi del defibrillatore stesso nei sei mesi precedenti.

Dott. Riccardo Cappato
Cardiologia

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