Soluzioni Digitali

Acufene pulsante: perché si sente il battito del cuore nell'orecchio?

L'acufene pulsante è la percezione di un rumore che segue il ritmo del battito cardiaco. Può dipendere da alterazioni del flusso sanguigno o da altre condizioni. La Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica permette di indagarne le cause vascolari e, in pazienti selezionati, di valutare trattamenti mini-invasivi come lo stenting dei seni venosi cerebrali.

Perché sento il battito del cuore nell'orecchio?

Sentire un battito, un soffio o un rumore ritmico nell'orecchio può essere il segnale di un acufene pulsante. A differenza dell'acufene tradizionale, spesso descritto come un fischio o un ronzio continuo, questa forma segue generalmente la frequenza cardiaca e può essere percepita in un solo orecchio oppure in entrambi.


Secondo una revisione pubblicata nel 2025 sul Journal of Clinical Medicine, l'acufene pulsante rappresenta circa il 5-10% di tutti i casi di acufene. Non indica necessariamente una malattia grave, ma può essere associato ad alterazioni vascolari che richiedono approfondimenti specifici. Per questo è importante distinguere il semplice fastidio uditivo da un sintomo che potrebbe avere una causa identificabile.

Quali sono le principali cause dell'acufene pulsante?

Le cause possono essere vascolari, legate cioè alla circolazione del sangue, oppure non vascolari. Le prime comprendono alterazioni delle arterie e delle vene della testa e del collo. Le seconde possono coinvolgere l'orecchio, alcune condizioni generali dell'organismo o modificazioni della pressione all'interno del cranio.


La revisione di Pacheco-López e colleghi del 2025 distingue diverse condizioni da valutare:

  • Stenosi dei seni venosi cerebrali: restringimento dei canali che trasportano il sangue venoso fuori dal cervello.
  • Fistole artero-venose durali: collegamenti anomali tra arterie e vene delle membrane che rivestono il cervello.
  • Alterazioni delle arterie carotidi: condizioni che possono modificare il flusso sanguigno.
  • Ipertensione intracranica: aumento della pressione all'interno del cranio, talvolta associato ad acufene pulsante.
  • Anemia e alterazioni della funzione tiroidea: condizioni che possono influenzare la circolazione sanguigna.
  • Anomalie anatomiche e tumori vascolarizzati: alterazioni localizzate che possono produrre rumori percepibili nell'orecchio.


Queste condizioni non hanno tutte la stessa frequenza né la stessa gravità. Inoltre, il semplice riscontro di un'anomalia vascolare non dimostra automaticamente che sia responsabile dell'acufene. Il collegamento tra sintomo e reperto diagnostico deve essere valutato attraverso la visita e, quando indicato, gli esami di imaging.

Come capire se l'acufene pulsante è di origine vascolare?

Un primo elemento da osservare è la corrispondenza tra il rumore e il battito cardiaco. Se il suono accelera durante uno sforzo fisico e rallenta quando la frequenza cardiaca diminuisce, può essere utile approfondire una possibile origine vascolare. Questa caratteristica, tuttavia, non permette da sola di formulare una diagnosi.


Anche il tipo di rumore può fornire indicazioni. Un soffio a bassa frequenza può essere associato a un'origine venosa, mentre un suono più acuto può suggerire un coinvolgimento arterioso. Secondo Pacheco-López e colleghi (2025), queste differenze orientano la valutazione, ma non sono sufficienti per distinguere con certezza le diverse cause.


Durante la visita, il medico raccoglie informazioni sulla durata del sintomo, sulla sua comparsa improvvisa o graduale e sull'eventuale presenza di cefalea, disturbi visivi o alterazioni dell'udito. Può inoltre valutare la presenza di rumori vascolari ascoltabili dall'esterno. La diagnosi richiede una valutazione clinica e, quando necessario, esami mirati.

Quando l'acufene pulsante deve preoccupare?

Un acufene pulsante persistente, soprattutto se interessa un solo orecchio, merita una valutazione medica. Anche la comparsa improvvisa del sintomo richiede attenzione, perché alcune condizioni vascolari possono manifestarsi inizialmente con un rumore ritmico. Non significa che ogni acufene pulsante sia pericoloso, ma è importante individuarne la causa.


È opportuno richiedere una valutazione tempestiva quando il sintomo si associa a:

  • Mal di testa nuovo, intenso o persistente.
  • Disturbi della vista, come visione offuscata o doppia.
  • Riduzione improvvisa dell'udito.
  • Vertigini importanti o disturbi dell'equilibrio.
  • Comparsa improvvisa di sintomi neurologici.


In presenza di un mal di testa improvviso e molto intenso, perdita di forza, difficoltà nel parlare o alterazioni acute della vista, è necessario rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza. Questi segnali non sono specifici dell'acufene, ma possono indicare condizioni neurologiche o vascolari che richiedono assistenza urgente.

Quali esami servono per diagnosticare l'acufene pulsante?

Il percorso diagnostico inizia generalmente con una visita otorinolaringoiatrica, durante la quale vengono esaminati l'orecchio e la funzione uditiva. Quando emerge il sospetto di una causa vascolare o intracranica, può essere indicato un approfondimento neuroradiologico per studiare le arterie, le vene e le strutture circostanti.


I criteri dell'American College of Radiology (ACR), aggiornati nel 2023, e la revisione di Duvvuri e colleghi del 2025 descrivono diverse metodiche diagnostiche. La scelta dipende dai sintomi, dall'esame dell'orecchio, dalle condizioni del paziente e dal tipo di alterazione sospettata.



La risonanza magnetica è sempre più utilizzata come esame iniziale nei percorsi diagnostici per l'acufene pulsante. Secondo Duvvuri e colleghi (2025), permette di ricercare diverse cause vascolari, comprese le fistole artero-venose e le stenosi dei seni venosi, senza utilizzare radiazioni ionizzanti.


L'angiografia cerebrale mediante catetere è invece un esame invasivo, generalmente riservato a situazioni specifiche, soprattutto quando occorre chiarire un sospetto vascolare o pianificare una procedura. Non tutti i pazienti devono sottoporsi agli stessi esami: il percorso viene costruito sulla base del quadro clinico individuale.

Qual è il ruolo della neuroradiologia nello studio dell'acufene pulsante di origine vascolare?

La Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica consente non soltanto di osservare i vasi sanguigni, ma anche di valutare se un'alterazione della circolazione possa essere collegata al rumore percepito. Un esempio è rappresentato dalla stenosi dei seni venosi cerebrali, una condizione che in alcuni pazienti può essere associata all'acufene pulsante.


L'aspetto più importante è distinguere un reperto anatomico da una condizione che richiede realmente un trattamento. Una stenosi visualizzata alla risonanza non costituisce, da sola, un'indicazione allo stenting. Occorre valutare il rapporto tra l'alterazione vascolare, i sintomi e gli eventuali effetti sul flusso sanguigno.

Che cosa sono le stenosi dei seni venosi cerebrali?

I seni venosi cerebrali sono canali che raccolgono il sangue proveniente dal cervello e lo convogliano verso le vene del collo. Quando uno di questi canali presenta un restringimento, il sangue può attraversare la zona interessata con un flusso alterato, generando vibrazioni percepite come un rumore ritmico.


Le stenosi venose possono essere presenti anche in persone con ipertensione intracranica idiopatica, una condizione caratterizzata dall'aumento della pressione all'interno del cranio senza una causa secondaria identificata. L'acufene può quindi comparire isolatamente oppure accompagnarsi ad altri sintomi, come cefalea e disturbi visivi.

Come si stabilisce se una stenosi venosa è responsabile dell'acufene?

Il primo passaggio consiste nell'analizzare le immagini ottenute con la risonanza magnetica e con lo studio dei vasi venosi. Il neuroradiologo valuta la posizione e le caratteristiche del restringimento, cercando di capire se possano spiegare il disturbo riportato dal paziente.


Quando viene presa in considerazione una procedura endovascolare, possono essere necessari ulteriori accertamenti, compresa la misurazione delle differenze di pressione tra i segmenti venosi. Queste informazioni aiutano a stabilire se il restringimento abbia conseguenze rilevanti sulla circolazione e se il paziente possa beneficiare di un trattamento.

Quando lo stenting dei seni venosi può essere una soluzione?

Lo stenting venoso è una procedura endovascolare che prevede il posizionamento di una piccola struttura metallica, chiamata stent, all'interno del tratto venoso ristretto. Lo scopo è mantenere aperto il vaso e migliorare il passaggio del sangue, riducendo le alterazioni del flusso che possono contribuire al rumore.


Una metanalisi pubblicata nel 2026 su Otology & Neurotology ha analizzato 32 studi per un totale di 850 pazienti sottoposti a stenting dei seni venosi. Il miglioramento complessivo dell'acufene pulsante è stato stimato nell'89,8% dei casi, mentre la scomparsa completa del sintomo è stata riportata nell'87,1%.


Questi risultati sono incoraggianti, ma non devono essere interpretati come probabilità valide per qualunque paziente. Gli studi analizzati includevano persone selezionate per il trattamento e presentavano differenze nelle caratteristiche cliniche. Lo stenting è quindi un'opzione da valutare individualmente, non un trattamento indicato per tutte le forme di acufene pulsante.

Quali sono i rischi e i limiti dello stenting venoso?

Lo stenting è una procedura mini-invasiva, ma comporta rischi legati all'accesso vascolare, alla possibile formazione di coaguli, al sanguinamento e alle complicanze dei vasi trattati. Richiede inoltre una valutazione della terapia antitrombotica, della situazione clinica generale e dei controlli successivi all'intervento.


La metanalisi del 2026 ha rilevato una recidiva dell'acufene nel 10,9% dei pazienti all'ultimo controllo disponibile. Il rischio di ricomparsa del sintomo risultava numericamente maggiore nelle persone con ipertensione intracranica idiopatica, ma la differenza rispetto ai pazienti con acufene isolato non era statisticamente significativa.

L'acufene pulsante può scomparire anche senza un intervento?

La possibilità che il rumore diminuisca o scompaia dipende dalla causa. In alcune situazioni, il sintomo può essere collegato a condizioni generali, come anemia o alterazioni della funzione tiroidea, che richiedono una gestione diversa rispetto alle malformazioni vascolari o alle stenosi venose.


In altri casi può essere sufficiente un monitoraggio clinico, mentre alcune condizioni richiedono trattamenti specifici. Secondo la revisione clinica del 2025, la gestione dell'acufene pulsante deve essere orientata alla causa identificata. Non esiste quindi un unico trattamento valido per tutte le persone che percepiscono il battito cardiaco nell'orecchio.

Cosa fare se si sente il battito del cuore nell'orecchio?

Il primo consiglio è non ignorare un rumore pulsante persistente, ma anche evitare di interpretarlo automaticamente come il segnale di una grave malattia. Una valutazione medica permette di distinguere le condizioni più comuni dalle situazioni che richiedono approfondimenti vascolari o neurologici.


Prima della visita può essere utile annotare alcune caratteristiche del disturbo:

  • Se il rumore interessa un orecchio oppure entrambi.
  • Se segue esattamente il ritmo del battito cardiaco.
  • Quando è comparso e quanto dura.
  • Se cambia con l'attività fisica o con la posizione della testa.
  • Se sono presenti mal di testa, disturbi visivi o alterazioni dell'udito.
  • Se sono già stati eseguiti esami o ricevute diagnosi relative alla circolazione sanguigna.


È importante evitare manovre autonome di compressione delle vene del collo nel tentativo di interrompere il rumore. Gli eventuali test clinici devono essere eseguiti dal medico in condizioni controllate.


Riconoscere precocemente la possibile origine vascolare dell'acufene pulsante consente di indirizzare il paziente verso gli accertamenti più appropriati. La scelta degli esami e degli eventuali trattamenti deve sempre essere personalizzata e condivisa con gli specialisti dopo un'adeguata valutazione clinica.


Stai cercando un esperto in acufene pulsante? Richiedi un consulto con il nostro Professionista --> Dott. Giuseppe Garignano Radiologo

Riferimenti APA

1. Jain, V., Policeni, B., Juliano, A. F., et al. (2023). ACR Appropriateness Criteria® Tinnitus: 2023 Update. Journal of the American College of Radiology, 20(11S), S574–S591. https://doi.org/10.1016/j.jacr.2023.08.017

2. Pacheco-López, S., Martínez-Barbero, J. P., Busquier-Hernández, H., García-Valdecasas-Bernal, J., & Espinosa-Sánchez, J. M. (2025). Pulsatile tinnitus: A comprehensive clinical approach to diagnosis and management. Journal of Clinical Medicine, 14(13), 4428. https://doi.org/10.3390/jcm14134428

3. Duvvuri, M., Ali, H., & Amans, M. R. (2025). Non-invasive imaging modalities for diagnosing pulsatile tinnitus: A comprehensive review and recommended imaging algorithm. Journal of NeuroInterventional Surgery, 17(9), 916–924. https://doi.org/10.1136/jnis-2023-020949

4. Alipour Khabir, S., Ognard, J., El Hajj, G., et al. (2026). Venous sinus stenting for pulsatile tinnitus: A systematic review and meta-analysis. Otology & Neurotology, 47(9), 1061–1070. https://doi.org/10.1097/MAO.0000000000005016