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Malformazioni vascolari di testa, faccia e collo: quando può essere utile l’elettroporazione?

Le malformazioni vascolari di testa, faccia e collo comprendono condizioni molto diverse tra loro per tipo di vaso coinvolto, velocità del flusso, estensione e sintomi. In casi selezionati, accanto a scleroterapia, embolizzazione e chirurgia, può essere considerata una tecnica mininvasiva basata sull’elettroporazione, con l’obiettivo di aumentare localmente l’efficacia del trattamento.

Che cosa sono le malformazioni vascolari di testa e collo?

Le malformazioni vascolari sono anomalie strutturali dei vasi sanguigni o linfatici. La classificazione internazionale ISSVA distingue le malformazioni vascolari dai tumori vascolari e le suddivide ulteriormente in base al tipo di vaso coinvolto e alle caratteristiche emodinamiche.

Possono essere:

  • capillari;
  • venose;
  • linfatiche;
  • arterovenose;
  • combinate.

Un elemento particolarmente importante è la distinzione tra lesioni a basso flusso, come molte malformazioni venose o linfatiche, e quelle ad alto flusso, come le malformazioni arterovenose.

Questa distinzione non è soltanto descrittiva: può modificare in maniera sostanziale il trattamento.

Nella regione testa-collo le malformazioni assumono inoltre una rilevanza particolare perché possono interessare strutture coinvolte nella respirazione, deglutizione, fonazione, vista e funzionalità dei nervi cranici. Possono inoltre provocare dolore, gonfiore, sanguinamento o alterazioni estetiche significative.

Come vengono studiate prima di scegliere il trattamento?

La scelta terapeutica dovrebbe partire da un inquadramento clinico e radiologico preciso.

L’esame obiettivo permette di valutare sede, consistenza, colore, variazioni di volume e sintomi. L'imaging serve invece a comprendere quanto profondamente si estenda la lesione e quali strutture anatomiche coinvolga.

A seconda del caso possono essere utilizzati:

  • ecografia ed eco-color-Doppler;
  • risonanza magnetica;
  • TC;
  • angiografia nei casi in cui sia necessario studiare dettagliatamente l’architettura vascolare.

La risonanza magnetica riveste un ruolo particolarmente importante nello studio delle malformazioni venose, mentre il Doppler aiuta a caratterizzarne il flusso.

Nelle malformazioni complesse la valutazione multidisciplinare è spesso fondamentale: neuroradiologo interventista, chirurgo vascolare, chirurgo maxillo-facciale, otorinolaringoiatra e altri specialisti possono essere coinvolti a seconda della sede.

Quali trattamenti vengono utilizzati più frequentemente?

Non esiste un unico trattamento valido per tutte le malformazioni vascolari.

Per alcune lesioni può essere sufficiente il monitoraggio. Nei casi sintomatici possono invece essere considerate procedure come:

scleroterapia, soprattutto per determinate malformazioni a basso flusso;

embolizzazione endovascolare, particolarmente importante nelle lesioni ad alto flusso;

  • chirurgia;
  • combinazioni di più tecniche;
  • trattamenti farmacologici mirati in alcune condizioni;
  • procedure percutanee innovative in pazienti selezionati.

La sede cervico-facciale richiede particolare cautela, perché ridurre la lesione deve essere bilanciato con la necessità di preservare nervi, muscoli, mucose e strutture funzionali.

La Neuroradiologia Interventistica utilizza proprio tecniche guidate dall’imaging per raggiungere le lesioni attraverso i vasi o per via percutanea, limitando quando possibile l’invasività chirurgica. L’Unità diretta dal Dott. Alessandro Pedicelli al Policlinico Gemelli tratta con metodiche mininvasive anche patologie vascolari e tumori ipervascolari del distretto testa-collo.

Che cosa aggiunge realmente l’elettroporazione rispetto alla normale scleroterapia?

Questo è il punto più importante per comprendere la tecnica.

L’elettroporazione reversibile utilizza brevi impulsi elettrici controllati per rendere temporaneamente più permeabili le membrane cellulari.

Quando viene associata all’introduzione locale di un farmaco come la bleomicina, l’aumento della permeabilità facilita l’ingresso della sostanza nelle cellule dell’endotelio vascolare. Questa strategia viene indicata nella letteratura recente come Bleomycin Electrosclerotherapy, o BEST.

L’obiettivo non è quindi semplicemente “bruciare” o distruggere elettricamente la malformazione.

L’energia elettrica viene utilizzata per potenziare localmente l’effetto del farmaco.

Gli impulsi possono inoltre produrre un cosiddetto vascular lock, cioè una temporanea riduzione del flusso locale che prolunga l’esposizione della parete vascolare al principio attivo.

È proprio questa combinazione tra trattamento farmacologico locale ed elettroporazione a differenziare la BEST dalla scleroterapia convenzionale.

In quali malformazioni può essere utilizzata?

Le evidenze più consolidate riguardano soprattutto le malformazioni vascolari a basso flusso, in particolare quelle venose.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha identificato 12 studi primari sull’impiego dell’elettrochemioterapia/elettroscleroterapia nelle malformazioni vascolari. Nei diversi studi sono state riportate riduzioni del volume della lesione, miglioramento di dolore e sanguinamento e risultati cosmetici favorevoli, sebbene protocolli e popolazioni fossero molto eterogenei.

La stessa revisione sottolinea però che servono studi multicentrici più robusti prima di considerare questa metodica uno standard applicabile indiscriminatamente.

Particolarmente interessante per il distretto testa-collo è uno studio del 2026 dedicato specificamente alla bleomicina-elettroscleroterapia nelle malformazioni superficiali a basso flusso di testa e collo, che conferma il crescente interesse per questa strategia in sedi anatomiche delicate.

Esistono inoltre esperienze preliminari nelle malformazioni arterovenose cervico-facciali, ma il livello di evidenza è ancora più limitato e queste indicazioni devono essere considerate altamente selettive.



Perché questa tecnica può essere interessante nel volto e nel collo?

In queste sedi il problema non è soltanto ridurre il volume della malformazione.

Una lesione può trovarsi vicino a:

  • nervi cranici;
  • lingua;
  • labbra;
  • vie aeree;
  • ghiandole salivari;
  • muscoli;
  • strutture vascolari importanti.

Un trattamento molto aggressivo potrebbe quindi avere conseguenze funzionali o estetiche.

L’elettroscleroterapia può essere interessante proprio perché permette un trattamento localizzato e percutaneo, con l’obiettivo di concentrare l’effetto sull’area interessata.

Ciò non significa però che sia automaticamente preferibile ad altre procedure.

In alcune malformazioni l’embolizzazione resta fondamentale; in altre può essere indicata la scleroterapia tradizionale o la chirurgia. In casi particolarmente complessi può essere utilizzata una strategia combinata.

La decisione dipende soprattutto dal tipo di malformazione, flusso, profondità, dimensioni, rapporti anatomici e precedenti trattamenti.

Come viene eseguito il trattamento?

La procedura viene pianificata sulla base dell’imaging.

Nella BEST, la sostanza terapeutica viene somministrata all’interno o in prossimità della malformazione e successivamente vengono applicati impulsi elettrici attraverso appositi elettrodi.

La letteratura recente sta cercando di standardizzare questa tecnica. Nel 2026 è stato pubblicato un Current Operating Procedure sviluppato nell’ambito della rete internazionale InspECT, con l’obiettivo di uniformare selezione dei pazienti e modalità tecniche della bleomicina-elettroscleroterapia.

La procedura può richiedere anestesia o sedazione a seconda di sede ed estensione della malformazione.

Dopo il trattamento è possibile osservare edema locale, dolore o alterazioni temporanee della cute. La revisione sistematica del 2025 descrive gli eventi avversi riportati negli studi prevalentemente come locali e transitori, ma sottolinea anche l’eterogeneità dei dati disponibili.

Basta una sola seduta?

Non sempre. Una delle caratteristiche delle malformazioni vascolari è che possono essere estese e infiltrare diversi piani anatomici. In questi casi può essere preferibile procedere in maniera graduale.

Una recente esperienza clinica pubblicata nel 2026 ha analizzato 27 pazienti sottoposti complessivamente a 40 procedure con bleomicina associata a elettroporazione, mostrando come in pratica alcuni pazienti necessitino di più trattamenti.

Anche nella letteratura precedente sulle malformazioni cervico-facciali sono state descritte procedure ripetute nei casi più estesi.

Per questo il successo non dovrebbe essere valutato esclusivamente chiedendosi se la malformazione sia “scomparsa”. Obiettivi realistici possono essere:

  • riduzione del volume;
  • minor dolore;
  • controllo del sanguinamento;
  • miglioramento funzionale;
  • riduzione della deformità;
  • maggiore facilità di eventuali trattamenti successivi.

Elettroporazione, embolizzazione e chirurgia: come si sceglie?

Non sono tecniche necessariamente concorrenti.

Nelle malformazioni arterovenose, per esempio, conoscere l’architettura della lesione e controllarne il flusso è essenziale; l’embolizzazione può quindi rappresentare il trattamento principale o una fase preparatoria.

Nelle malformazioni venose a basso flusso può invece essere considerata la scleroterapia e, in casi selezionati, l’elettroscleroterapia.

La chirurgia rimane utile quando la lesione può essere asportata con un rapporto favorevole tra efficacia e rischio funzionale.

La scelta dovrebbe quindi essere costruita attorno alla malformazione specifica e al paziente, non attorno alla disponibilità di una singola tecnologia.

Nel distretto testa-collo questo principio è particolarmente importante: trattare una malformazione significa cercare di ridurne i sintomi preservando, allo stesso tempo, funzione ed estetica.


Riferimenti bibliografici

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